L’angolo delle curiosità: Pier Paolo Pasolini

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Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. (Pier Paolo Pasolini)

Secondo Pier Paolo Pasolini Le forme letterarie (poesia, romanzi, teatro…) sono prodotti dell’intelligenza (anche se irrazionali, o in polemica con l’intelligenza sotto forma di logica).

Pier Paolo Pasolini, nel libro Descrizioni di descrizioni ha scritto: «Il fascismo ha un fascino che finora nessuno ha mai voluto non solo ammettere, ma neanche osservare imparzialmente. Esso è stato il “male” in un universo in cui il “bene” era in realtà invincibile. Esso ha profanato qualcosa che non era profanabile».

Il film Il fiore delle mille e una notte è stato in parte girato da Pasolini in Oriente, in Iran, paese pieno di originaria purezza e ricco di colori, in cui l’autore intendeva ambientare la sua rilettura delle Mille e una notte.  In Oriente il poeta cercava quelle qualità umane che si andavano perdendo in Occidente, in particolare nel nostro Paese. In Iran Pasolini è considerato oggi un intellettuale coraggioso e anticonformista, rigoroso nella ricerca della verità e apprezzato per la sua indipendenza di pensiero.

Pasolini divideva i calciatori in categorie letterarie: prosatori, poeti ed elzeviristi; in questa ultima categoria ha inserito Rivera e Mazzola. Secondo il poeta di Casarsa il calcio era un linguaggio con i suoi poeti e prosatori e il calcio che esprime più gol e il calcio più poetico.. Inoltre Pasolini precisava che Rovera giocava un calcio in prosa: ma la sua era una prosa poetica da elzeviro. Anche Mazzola ere un elzevirista che potrebbe scrivere per il Corriere della Sera, ma è più poeta di Rivera: ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa lì per lì, due versi folgoranti.

Pasolini sul giornale Epoca, il sabato, scriveva i suoi reportage di viaggi che faceva insieme a Moravia e altri amici in Africa e in India e in altri Paesi. Aveva molti lettori che lo seguivano con estrema curiosità e particolare interesse settimanalmente.

Nel pomeriggio del 2 giugno del 1965 Pier Paolo Pasolini intervenne ala secondo Convegno degli scrittori e dei Cineasti, organizzato dalla Pro Civitate Christiana, l’associazione fondata dal don Giovanni Rossi, con sede nela città umbra di Assisi. Il principio che guidava la Pro Civitate Christiana ere il dialogo (come quello tra marxisti e cattolici) e il confronto tra idee e sensibilità diverse,

Nel 1968, profetizzando uno scisma nella Chiesa cattolica, Pier Paolo Pasolini evoca la Prima Lettera ai Corinzi di san Paolo: «la fede e la speranza sono impensabili senza la carità: e non solo impensabili, ma mostruose. Quelle del nazismo (e quindi  di un intero popolo) erano fede e carità senza speranza. Lo stesso si dica per la Chiesa clericale».

Nel 1971 Pier Paolo Pasolini dichiarava a Enzo Biagi che «non ci sono più i marxisti e i cattolici in Italia». La società dei consumi contro cui, fino all’ultimo,  il poeta si è ribellato, aveva realizzato una mutazione antropologica tale da aver cambiato in profondità entrambi. Il «terreno comune» si era perso nella frana.

Il clima di apertura, promosso dal pontefice  Roncalli, Giovanni XXIII, per Pier Paolo Pasolini, creò le condizioni oggettive per la realizzazione del film il Vangelo secondo Matteo (nato dalla collaborazione con don Giovanni Rossi e i suoi Volontari laici della Cittadella di Assisi).


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