Nome di battaglia Brenta

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Nome di battaglia Brenta.  Storia partigiana di Fortunato Fusi                            di Salvatore D’Incertopadre

La biografia è un sistema nel quale le contraddizioni della vita umana trovano la loro unità.(José Ortega y Gasset

          Il critico letterario Paolo Mauri ha scritto che «Le biografie sono narrazioni integrate da documenti, vagliati attentamente, e dalle testimonianze». Questo compito scritturale è stato ampiamente assolto e rispettato da Salvatore D’Incertopadre che, nel libro di facile e gradevole lettura, Nome di battaglia Brenta. Storia partigiana di Fortunato Fusi (Atlantide editore), si è cimentato con bravura narrativa a raccontare la storia, basata su dati accertati della vita di un vecchio partigiano della brigata “Spartaco Lavagnini”, in Valdelsa, che ha vissuto la guerra, combattuto con la Resistenza (madre dei valori della Costituzione) e contribuito alla liberazione dell’Italia.

Il protagonista del racconto, Fortunato Fusi, di novantotto anni, oggi è un uomo lucido, deciso a raccontare con passione e viva partecipazione il suo passato, gli avvenimenti che lo hanno vivamente coinvolto durante il periodo bellico.

Le principali vicende biografiche di Fortunato sono state ritenute degne e meritevoli di essere narrate dall’autore che, non si è limitato soltanto a ricostruire fatti esteriori, episodi storici, ma si è preoccupato di analizzare e descrivere con precisione lo sviluppo intimo della personalità del partigiano, fortunatamente superstite perché, ancora oggi, può essere orgoglioso di raccontare e far conoscere la sua esaltante biografia.

L’opera biografica, accuratamente narrata da Salvatore D’Incertopadre, è accompagnata, in appendice, da un interessante corredo fotografico, in bianco e nero, da utili documenti (certificati, diploma d’onore, foglio di congedo, articoli di giornale…) e soprattutto da una importante intervista a Fortunato Fusi, raccolta da un gruppo di studenti dell’Istituto Professionale “A. Filosi” di Terracina.

In questa interessante intervista, rilevante dal punto di vista formativo per le nuove generazioni, Fusi spiega con estrema chiarezza e determinazione il significato storico e il valore morale della Resistenza partigiana, senza la quale «l’Italia non avrebbe acquistato la dignità di un Paese civile e consegnato agli italiani la libertà e la democrazia che il fascismo con la dittatura, la guerra, gli stermini e i lutti aveva negato».

Nell’incontro con gli studenti il partigiano Fortunato racconta episodi di guerra, il momento della ricostruzione del suo paese natio, l’insoddisfazione per la mancata conquista della giustizia sociale da parte della popolazione italiana e invita i giovani al rispetto della dignità di ogni uomo, ad interessarsi di politica per poter conservare sempre la libertà e la democrazia, e a ricordare le parole dello scrittore e uomo politico, Piero Calamandrei, «La libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro, a voi giovani, di non sentire mai».

Il racconto biografico, che si snoda in sedici capitoli ben strutturati consentendo di afferrare subito i nodi narrativi cruciali, che a mano a mano si delineano, è dedicato «A tutti i partigiani che non hanno potuto raccontare la storia».

A partire dall’8 settembre 1943 fino all’aprile del 1945 migliaia di giovani e meno giovani abbandonarono la loro vita abituale, presero le armi e si gettarono in un’avventura che stravolse la loro esistenza. Perché lo fecero? Quali furono i sentimenti e le passioni che li spinsero a questa scelta e li sostennero in quei venti mesi?

A queste drammatiche domande il libro riesce a dare risposte significative con una rigorosa ricostruzione storica degli avvenimenti sin dagli anni Venti quando si impose il nuovo Stato fascista, quando il sistema liberale e parlamentare si trasformò, ad opera di Benito Mussolini, Capo del governo, in una dittatura personale durata vent’anni.

Il personaggio del libro nacque in quel periodo (1925) a Poggibonsi, un tranquillo paese dell’Alta Valdelsa, in provincia di Siena, considerato per il regime fascista un covo di sovversivi. In questo clima politico si inserisce il racconto della famiglia di Fortunato Fusi, fortemente impegnata a difendere i diritti dei lavoratori e dei contadini, a contrastare le azioni del fascismo e a diffondere le idee dell’antifascismo.

Dopo l’arresto dei fratelli, Fortunato fu costretto a lavorare come falegname e la sua vita fu segnata, con gli episodi dello schiaffo (Giù il berretto) da parte di un giovane fascista, della morte della madre e dell’incidente sul lavoro, da disgrazie che gli fecero superare il periodo della spensieratezza giovanile e assumere le responsabilità della vita adulta.

          Il giovane Fortunato, dopo l’armistizio, decise di non aderire alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) e fu costretto a lasciare Poggibonsi, a rifugiarsi prima presso lo zio Bruno, e poi presso la famiglia Sgaralla, per nascondersi e ripararsi dai devastanti bombardamenti, che causarono numerosi morti e feriti, ed evitare i rastrellamenti dei tedeschi.

          Nel 1944 Fortunato, con il nome di battaglia “Brenta”, aderì alla brigata “Spartaco Lavagnini”, si diede alla macchia tra i boschi, partecipando alla Resistenza e alla lotta partigiana per combattere contro i tedeschi e i fascisti con azioni di sabotaggio e guerriglia e prese parte alla sua prima azione armata partigiana (Il battesimo del fuoco) per smantellare un appostamento antiaereo posto a difesa dell’aeroporto di Ampugnano. Molti furono i conflitti a fuoco tra partigiani, tedeschi e uomini della Milizia fascista.        Durante la ritirata tedesca, dopo la liberazione di Roma, Fortunato, alias il partigiano Brenta, assistette alla morte del suo caro amico Nacchi rimanendone profondamente scosso e con maggior voglia di combattere contro i nazifascisti.

Dopo la liberazione di Siena per Fortunato l’avventura partigiana ebbe momentaneamente fine e si impegnò, dopo il rientro a casa, a liberare le strade dalle macerie e a ricostruire il paese per cercare di riprendere una vita normale. Ma Fortunato, in seguito ad un drammatico colloquio con il fratello Ferdinando, proseguì la battaglia, come volontario, contro i fascisti e i tedeschi e si arruolò nel Gruppo di Combattimento Cremona per liberare l’Italia.

Per il partigiano Brenta è motivo di soddisfazione il ricordo della gioia per il riconoscimento, da parte degli anglo-americani, dell’esercito partigiano come forza di liberazione nazionale, e dei sacrifici per la lotta per la libertà del popolo e per una nuova Italia con libere elezioni e libere istituzioni.

          L’agile e completa biografia, Nome di battaglia Brenta. Storia partigiana di Fortunato Fusi di Salvatore D’Incertopadre, è un libro emotivamente coinvolgente che si legge, per la sua leggerezza e scorrevolezza, come un romanzo. Un libro da leggere e meditare soprattutto in questi giorni nei quali siamo circondati da guerre sconvolgenti e inquietanti che portano sempre un carico di dolori, distruzioni e morti.

 

 


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