Riparte oggi su tutto il territorio regionale la nuova campagna di sensibilizzazione della Regione Lazio dedicata alla prevenzione del tumore del colon-retto. Con lo slogan “Un gesto semplice ti allunga la vita”, l’iniziativa punta a riaccendere i riflettori su uno degli screening oncologici più efficaci, ma che storicamente registra ancora troppe resistenze o pigrizie da parte della popolazione target.
L’obiettivo della Pisana è chiaro: invertire la rotta del post-pandemia, recuperare le quote di adesione e spingere i cittadini tra i 50 e i 74 anni a compiere un atto d’amore verso se stessi. La campagna viaggerà in modo capillare attraverso spot televisivi e radiofonici, manifesti nei trasporti pubblici, una forte presenza sui canali digitali e social, e il coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale e delle farmacie del territorio.
Il tumore del colon-retto rappresenta in Italia, e nel Lazio in particolare, la seconda neoplasia per incidenza e mortalità sia tra gli uomini (preceduto solo dal tumore al polmone) sia tra le donne (dopo il tumore alla mammella).
Secondo i dati epidemiologici più recenti:
Nuove diagnosi: Ogni anno nel Lazio si registrano oltre 4.500 nuovi casi.
La fascia più a rischio: L’incidenza si impenna drasticamente dopo i 50 anni.
Il fattore adesione: Nonostante lo screening sia totalmente gratuito, l’adesione spontanea nella regione oscilla ancora intorno al 30-35%, una percentuale ben lontana dal target ottimale del 60% indicato dalle linee guida ministeriali.
“La prevenzione non è un costo, ma il più grande investimento sulla salute dei nostri cittadini,” fanno sapere dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lazio. “Diagnosticare in tempo un polipo intestinale prima che si trasformi in tumore cambia radicalmente la prognosi e la qualità della vita del paziente.”
Molti cittadini ignorano quanto sia semplice aderire allo screening regionale. Il percorso è pensato per essere il meno invasivo e il più accessibile possibile, strutturandosi in tre fasi:
La Lettera d’Invito o l’Accesso Diretto: La ASL di appartenenza invia a casa dei cittadini residenti (nella fascia d’età 50-74 anni) una lettera d’invito. In alternativa, il cittadino che non l’avesse ricevuta può richiedere il kit direttamente al proprio medico di base o scaricare l’invito dal portale “Salute Lazio”.
Il test del Sof (Sangue Occulto nelle Feci): È l’esame cardine. Consiste nella raccolta di un piccolo campione di feci eseguito comodamente a casa. Il kit viene poi riconsegnato nei centri di raccolta indicati dalla ASL (spesso le farmacie aderenti). È un esame gratuito e non richiede alcuna dieta specifica nei giorni precedenti.
Il verdetto e l’eventuale secondo livello:
Se il test è negativo: Il cittadino riceve il risultato a casa e verrà reinvitato automaticamente dopo due anni.
Se il test è positivo: (Accade in circa il 4-5% dei casi e non significa necessariamente avere un tumore, ma spesso indica la presenza di emorroidi o polipi). In questo caso, la ASL contatta direttamente il paziente per programmare una colonscopia di approfondimento, anch’essa totalmente gratuita e gestita all’interno di percorsi protetti e prioritari.
La vera forza di questa nuova campagna risiede nella rete territoriale. Le farmacie del Lazio non sono solo punti di distribuzione del kit, ma veri e propri hub di informazione. Il farmacista e il medico di famiglia rappresentano i primi alleati per vincere quel tabù e quell’imbarazzo che ancora oggi frenano molti cinquantenni dal fare l’esame.
Il tumore del colon-retto ha una caratteristica biologica che lo rende il candidato ideale per lo screening: la sua evoluzione è lenta. Nella maggior parte dei casi, la neoplasia deriva dalla trasformazione benigna di piccole escrescenze della mucosa intestinale, chiamate polipi o adenomi.
Questo processo di trasformazione può durare dai 7 ai 15 anni. Identificare e rimuovere un polipo durante una colonscopia (spesso eseguita contestualmente alla diagnosi) significa letteralmente impedire al tumore di svilupparsi.
Identificare il tumore negli stadi iniziali garantisce una sopravvivenza a 5 anni che supera il 90%, oltre a permettere interventi chirurgici e terapie molto meno aggressivi. Al contrario, scoprirlo in fase avanzata riduce drasticamente le possibilità di guarigione.
Se lo screening è lo strumento di prevenzione secondaria per eccellenza, la Regione Lazio affianca a questa campagna un forte richiamo alla prevenzione primaria, ovvero agli stili di vita che riducono il rischio di insorgenza della malattia.
I fattori di rischio modificabili su cui ognuno di noi può agire quotidianamente sono:
Alimentazione: Ridurre il consumo di carni rosse, soprattutto se lavorate o insaccate. Incrementare drasticamente l’apporto di fibre (frutta, verdura, legumi e cereali integrali).
Attività fisica: La sedentarietà è un alleato del tumore. Bastano 30 minuti di camminata veloce al giorno per stimolare la motilità intestinale e ridurre l’infiammazione.
Fumo e Alcool: Il tabagismo e l’abuso di bevande alcoliche sono correlati a un aumento significativo del rischio di adenomi avanzati.
Peso corporeo: Combattere il sovrappeso e l’obesità, in particolare l’adiposità addominale.
Non aspettare che sia la malattia a fare la prima mossa. Se hai tra i 50 e i 74 anni e risiedi nel Lazio, puoi verificare la tua posizione o prenotare lo screening nei seguenti modi:
Contattando il Numero Verde Screening della tua ASL di riferimento.
Accedendo al portale regionale Salute Lazio tramite SPID o CIE.
Chiedendo informazioni al tuo medico di medicina generale.
Partecipare allo screening è un diritto, ma soprattutto un dovere verso se stessi e verso chi ci ama. Rispondi all’invito della Regione Lazio.
Alessandra Trotta ( Giornalista e Scrittrice)
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