Un’organizzazione criminale strutturata, radicata nel territorio di Aprilia e pronta a colpire con armi da guerra pur di conquistare il controllo delle piazze di spaccio. È il quadro emerso dall’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma e condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia, con il supporto dei Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia e del Comando Provinciale di Roma.
I militari hanno eseguito un provvedimento precautelare di fermo del pubblico ministero nei confronti di quattro persone ritenute affiliate a una consorteria mafiosa storicamente operante nell’area pontina. Gli indagati sono gravemente sospettati, in concorso tra loro, di detenzione e porto illegale di armi da guerra, armi clandestine ed esplosivi, oltre che di ricettazione aggravata dal metodo mafioso.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo sarebbe stato coinvolto in una violenta escalation criminale nata da una faida con una banda rivale per il predominio del traffico di droga ad Aprilia. Una guerra sotterranea fatta di minacce, intimidazioni e preparativi per veri e propri agguati armati.
Le indagini avrebbero documentato come alcuni dei soggetti ritenuti più pericolosi fossero rientrati dalla Spagna, dove avevano stabilito una base operativa, con l’obiettivo di organizzare una spedizione punitiva contro il clan antagonista. Gli investigatori parlano di un piano dettagliato per un’azione di fuoco eclatante, da eseguire anche con armi dotate di ottiche di precisione per colpire a distanza.
Il progetto criminale sarebbe stato fermato grazie a un blitz eseguito il 16 maggio scorso, quando i Carabinieri di Aprilia, su indicazione del Centro Operativo DIA di Roma e in stretto raccordo con la DDA capitolina, hanno perquisito un’abitazione utilizzata come deposito logistico dell’organizzazione.
All’interno dell’immobile i militari hanno scoperto un arsenale impressionante: una mitragliatrice da guerra “M.G.”, un Kalashnikov, cinque fucili mitragliatori, una pistola mitragliatrice, sei carabine, due fucili FAL, un fucile a pompa, un fucile di precisione, ventidue tra pistole e revolver, tre bombe a mano, otto silenziatori e sette dispositivi tra mirini laser e ottiche di precisione. Nel covo erano custodite anche circa 2.800 munizioni di diverso calibro, tre giubbotti antiproiettile, uniformi contraffatte con le scritte “Polizia” e “Carabinieri”, fondine, banconote false e sostanze stupefacenti.
Durante il blitz è stato arrestato in flagranza un cittadino straniero incaricato della sorveglianza dell’immobile.
Dopo il maxi sequestro alcuni indagati avrebbero fatto rientro in Spagna. Uno di loro è stato successivamente arrestato dalla polizia spagnola con oltre cento chilogrammi di hashish.
Gli sviluppi investigativi avrebbero inoltre evidenziato il concreto rischio di fuga del presunto vertice dell’organizzazione verso un Paese extra Unione Europea. Secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe rientrato nottetempo a Roma proprio per procurarsi documenti falsi necessari all’espatrio definitivo.
Alla luce dei gravi indizi raccolti e del pericolo di fuga, la Procura Distrettuale Antimafia di Roma ha quindi disposto il fermo dei quattro soggetti coinvolti.
L’inchiesta resta nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
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