Attenzione
Sta’ attento ai tuoi pensieri, perché diventano parole. Sta’ attento alle tue parole, perché diventano azioni. Sta’ attento alle tue azioni, perché diventano abitudini. Sta’ attento alle tue abitudini, perché diventano il tuo carattere. Sta’ attento al tuo carattere, perché diventa il tuo destino. dal Talmud
Attenzione etimologicamente significa tendere verso qualcuno o qualcosa, oppure volgere l’animo e la mente su un argomento o su un oggetto. L’attenzione è definita generalmente come la capacità della mente di concentrarsi e di focalizzarsi su alcuni elementi della realtà. Dal punto di vista psicologico l’attenzione è tensione e concentrazione che favorisce l’interesse e la curiosità verso ciò che è esterno e anche interno all’individuo.
L’attenzione, intesa come cura o premura rivolte a una persona richiede dedizione e sforzo, concentrazione e impegno, ed è una qualità umana fondamentale per una vita vissuta in pienezza nella comprensione di sé, dell’altro e del mondo.
Avere e prestare attenzione per qualcuno significa avere rispetto, mostrare gentilezza e cortesia e persino sollecitudine e affetto. Papa Francesco ha invitato più volte a porre «attenzione all’altro considerandolo come un’unica cosa con se stesso».
L’uomo di oggi verso quali persone e cose dovrebbe porre attenzione? Di certo, come diceva Simone Weil, per «coloro che si sentono infelici, e che di null’altro al mondo hanno bisogno se non di qualcuno che presti loro attenzione». In questo senso ha più volte detto e scritto il compianto cardinale Carlo Maria Martini: «l’attenzione è un atteggiamento vigilante dell’io sugli altri, è una trasparenza di sguardo, una prontezza a notare segni di sofferenza intorno a sé, a donarsi».
Nell’attuale società globalizzata e multiculturale è sempre più importante porre attenzione verso le minoranze etnico-religiose o di genere, che sono frequentemente oggetto di discriminazioni e violenze in molti Paesi del mondo.
Nelle nostre comunità c’è molta disattenzione verso gli ultimi, “i nudi della terra”, i più bisognosi, i più trascurati, i più indifesi, gli emarginati e talora anche abbandonati e disperati, i delusi, i malati, gli afflitti, i sofferenti, i disadattati, gli sconfitti della vita, gli scartati dalla società e dalla prepotenza dei più forti, che non riescono a farsi sentire, ad attirare l’attenzione.
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