Domenica sera, presso il Cinema Corso, alle 21:30, abbiamo assistito ad un evento culturale e storico che, oltre a richiamare alla memoria il cinema “peplum” e mitologico degli Anni Sessanta, ha permesso agli spettatori di incontrare due beniamini del piccolo e grande schermo: la regista del film (Il Grande Boccia), Karen Di Porto, e, soprattutto, l’attore capitolino Riccardo Fortunati, in arte Ricky Memphis, da anni idolo degli spettatori per i suoi ruoli sempre diversi in molte fiction e serie televisive, oltre che per i suoi ruoli da grande caratterista o attore protagonista in diverse pellicole degli ultimi trent’anni. A presentare la serata cinematografica, come quasi sempre in queste occasioni nelle sale del capoluogo, il noto critico e regista cinmematografico locale Renato Chiocca, qui nel doppio ruolo di anfitrione e aiuto-regista del film. Nonostante alcune imperfezioni tecniche, peraltro risolte dallo staff del cinema Corso in maniera brillante, che hanno fatto pensare ad una scelta “voluta” della regista romana, già famosa per il celebre lungometraggio “Maria per Roma”, poi smentita da quest’ultima nel dibattito successivo alla proiezione, il pubblico della sala all’aperto ha riso di gusto, sottolineando con sonori applausi le scene più riuscite. Il dibattito finale con attore protagonista e regista non ha fatto che impreziosire una serata all’insegna del cinema autorale non rivolto a sè stesso, bensì ad un vasto pubblico attraverso dei chiari riferimenti alla commedia italiana e neorealista di un tempo (come dimostrato da alcuni spezzoni di interviste a Federico Fellini e ad altri protagonisti della Dolce Vita romana inserite nella pellicola), in grado di far ridere senza mancare di rispetto agli onesti lavoratori di Cinecittà che, al contrario, ne escono rafforzati nella loro professionalità. Sentire Karen Di Porto commuoversi nell’affermare che è felice di aver suscitato nelle donne in carcere che l’hanno visto un sentimento di speranza e rivalsa nonostante la loro condizione “sacrificata”, non può che costituire motivo di orgoglio per un cinema italiano vitale nonostante le sue piccole e grandi difficoltà, lontano dai clamori di Hollywood e dalle grande produzioni spesso ricche di incassi ma povere di contenuti autentici e senso morale.
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