Addio a Fabio Picchi

Il cuoco fiorentino è morto ieri in una clinica di Prato all'età di 68 anni dopo un periodo di malattia

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Fabio Picchi patron del Cibrèo, immagine da The Florentine

FIRENZE- Sant’Ambrogio è uno dei pochi quartieri storici (insieme forse ad alcune zone Oltrarno) rimasti autentici e non ancora presi d’assalto dai turisti: a passeggiare tra i negozi e le bancarelle sono soprattutto fiorentini che fanno compere, girano in bici o chiacchierano davanti a un caffè.

Nelle vie tra la chiesa e il mercato, i locali del Cibrèo rappresentano da anni un’eccellenza del buon cibo e della buona compagnia. Purtroppo, è di ieri sera la notizia della scomparsa del loro fondatore, il celebre cuoco fiorentino Fabio Picchi.

Stimatissimo ambasciatore della cucina e del genio toscani in Italia nel mondo, lo si poteva facilmente incontrare in giro nel suo quartier generale, dove aveva fondato la trattoria Cibrèo nel 1979, insieme al Teatro del Sale (nel quale si può cenare e al contempo assistere a spettacoli teatrali coordinati dalla moglie, l’attrice Maria Cassi) e al ristorante orientale Ciblèo. Risalente a qualche anno fa è invece l’apertura di  C.bio, “una grande bottega-mercato di cibo buono, italiano e onesto” attenta alla sostenibilità.

C.bio in Sant’Ambrogio, foto di Camilla Ceppini

Grazie ai suoi libri e alle sue numerose apparizioni pubbliche e televisive, sappiamo che per Fabio il mangiare era una questione culturale, quasi antropologica. Il suo lavoro era guidato da valori etici e costituiva un raro esempio di made in Italy non “brandizzato”, ma sinceramente rivolto alla comunità, come testimoniano le numerose iniziative inclusive per coinvolgere e aiutare i migranti, i ragazzi down o in difficoltà chiamati a lavorare da lui.

Oggi sono moltissimi gli amici sbigottiti che dedicano un pensiero commosso a questo fiorentino colto e di gran cuore, sicuri che il suo ricordo non sbiadirà.


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Sono nata a Latina nel 1999 e studio Storia dell’arte a Firenze. Adoro visitare i luoghi storicamente e paesaggisticamente più rilevanti del nostro Paese e nel mentre scriverne e parlarne: credo infatti, come diceva benissimo Roberto Longhi, che “ogni italiano dovrebbe imparar da bambino la storia dell’arte come una lingua viva, se vuole aver coscienza intera della propria nazione”. Qui provo, nel mio piccolo, a tenervi informati su ciò che riguarda il nostro Patrimonio.