Lavori sulla linea ferroviaria Priverno-Terracina. A fine maggio l’evento che ha sancito la ripresa del cantiere, un investimento da 10 milioni di euro che interesserà il Monte Cucca a rischio caduta massi. Ora, un ricorso di un privato e la Soprintendenza rischiano di bloccare tutto. Un ricorso al Tar di Latina di un privato, presentato dagli avvocati Francesco Di Ciollo, Alessandro D’Angelis. Giovanni Di Ciollo contro Anas e Commissario straordinario per il ripristino della linea ferroviaria Terracina-Priverno chiede la sospensiva dei lavori della linea ferroviaria Priverno-Terracina, annunciati in pompa magna dalla politica.
Il ricorrente è una cittadina privata, proprietaria di diverse particelle che insistono sul versante della montagna lungo la quale corre la linea ferroviaria Priverno-Terracina, interrotta dal 2012 per il noto evento franoso del masso.
Il ricorso chiede di sospendere la Conferenza dei Servizi e il verbale di consegna delle particelle del privato.
Ma perché il privato si è messo di traverso ad un’opera attesa da anni? Il motivo appare meritorio. Il procedimento amministrativo è caratterizzato dall’assenza di istruttoria e contradditorio, per cui il ricorrente, avendo il sospetto che nel sottosuolo, in corrispondenza del luogo designato per l’estendimento della barriera protettiva della realizzanda rete ferroviaria dalla caduta massi, esistesse un’acquedotto romano, ha dato incarico ad un archeologo di provata fama e competenze per accertarne l’esistenza, considerato che tale dato rilevante non è emerso nel corso della svolta conferenza di servizio.
L’archeologo incaricato, in effetti, ha accertato l’esistenza dell’acquedotto romano di San Lorenzo dell’Amaseno, con una dettagliata relazione archeologica. Un ritrovamento che ha indotto il ricorrente a sporgere denuncia alla Soprintendenza. Secondo gli avvocati Di Ciollo e D’Angelis, la scoperta dell’acquedotto romano rende assolutamente invalido e inefficace l’atto di cessione di volontaria delle particelle per i lavori della linea ferroviaria, in quanto il ricorrente non avrebbe potuto disporre dei beni ceduti per effetto della sussistenza su di essi di beni di proprietà dello Stato, dal momento che lo stesso ricorrente è per legge costituito quale mero custode.
Il ricorso sottolinea che il Soprintendente, qualora sulla base degli elementi trasmessi e delle ulteriori informazioni disponibili, ravvisi l’esistenza di un interesse archeologico nelle aree oggetto di progettazione, può richiedere motivatamente, entro il termine perentorio di 30 giorni dal ricevimento del progetto di fattibilità ovvero dello stralcio della verifica di assoggettabilità, la sottoposizione dell’intervento alla seconda fase della procedura.
C’è di più. Il ricorrente ha svolto istanza di accesso agli atti per verificare lo svolgimento degli approfondimenti sui lavori della linea ferroviaria, considerato cnon è mai stato parte del procedimento amministrativo, e per tale ragioni il ricorso per motivi aggiunti è stato notificato anche alla Soprintendenza competente, nonché al Ministero della Cultura, così da consentire agli Enti preposti alla tutela del patrimonio archeologico e culturale dello Stato di svolgere tutte le verifiche del caso.
Il nocciolo della questione è che il dottor Pier Carlo Innico, con la relazione archeologica, ha rilevato che è sfuggito l’acquedotto romano, che costituisce un bene culturale rilevantissimo che non può essere distrutto, mediante la messa in sicurezza della linea ferroviaria Terracina Priverno.
Il ricorso, presentato a inizio giugno, chiede al Tar di sospendere i lavori per evitare un nocumento non più riparabile al patrimonio storico, archeologico e culturale.
Investita della situazione, la Soprintendenza archeologica per le province di Frosinone e Latina ha denunciato tutto alla Compagnia dei Carabinieri di Terracina e al Comando Tutela Patrimonio Culturale-Sezione Archeologica.
Nella denuncia viene evidenziato il ritrovamento nelle particelle del ricorrente di un consistente acquedotto romano: una delle più imponenti opere di ingegneria romana nel Lazio antico, documentato dall’archeologo professionista Innico.
L’acquedotto, pur essendoci stata una conferenza dei servizi e anni di preparazione al lavoro, non era stato correttamente graficizzato nella vincolistica vigente. Peraltro l’acquedotto si colloca nelle prossimità degli interventi finalizzati alla mitigazione del rischio di caduta massi lungo la Priverno-Terracina in località La Fiora.
La Soprintendenza sottolinea che, già in conferenza dei servizi, si era espressa prescrivendo assistenza archeologica e ricognizione dell’area. Raccomandazione che sembra non essere state recepite, minimizzando così da parte di Anas il rischio archeologico.
Ecco perché la Soprintendenza chiede ai Carabinieri di notificare a committente e esecutore dei lavori di notificare il provvedimento di interruzione dei lavori. C’è il rischio del danneggiamento dell’acquedotto romano con le inevitabili conseguenze giudiziarie.
( Fonte Latina TU)
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