Amartya Sen: Un’autobiografia

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La mia casa è il mondo di Amartya Sen                                                              Terza e quarta parte

Il distacco dell’economia dall’etica è un impoverimento dell’economia il cui alveo originario dovrebbe essere la filosofia morale, terreno nel quale molti economisti temono di inoltrarsi. (Amartya Sen)

         La terza parte dell’Autobiografia di Amartya Sen inizia con i ricordi del primo giorno nel Trinity College di Cambridge, raccontando gli incontri con gli insegnanti Maurice Dobb, Piero Sraffa, rispettivamente supervisore e direttore di studi che impartivano lezioni di economia, e Dennis Robertson. Amartya trascorse a Cambridge un primo periodo di dieci anni (dal 1953 al 1963) prima come studente universitario, poi come ricercatore e infine come docente e rettore del College.

         Grazie all’acquisto di una bicicletta Amartya poté seguire conferenze, frequentare biblioteche e incontrare amici, con i quali condividere interessi intellettuali e partecipare a incontri politici, sociali e culturali. Strinse, attraverso entusiasmanti conversazioni e frequenti discussioni, forti legami con numerosi amici, europei e asiatici, come Mahbub ul Haq, Lal Jayawardena, Salve Salvesen, Michael Nicholson, Pierangelo Garegnani, Nino Andreatta, Luigi Spaventa e molti altri che ebbero, per la loro spiccata personalità e il loro talento, straordinari successi e brillanti carriere nel campo dell’economia e della matematica, della filosofia e dell’accademia, della diplomazia, della politica e della amministrazione pubblica. Amicizie nate da una vicinanza fisica, da affinità politica e da una simpatia personale. Amici che continuarono a seguire la carriera accademica e professionale di Amartya con grande interesse.

          Negli anni trascorsi a Cambridge il giovane studente Amartya partecipò ai principali dibattiti e alle accese dispute di politica economica fra le diverse scuole di pensiero economico (marxista, keynesiana, neoclassicista) che lasciarono segni indelebili sulla sua comprensione della scienza economica e su questioni importanti, come la diseguaglianza, la povertà e lo sfruttamento, e sul suo interesse per la teoria della scelta sociale (che studia come le preferenze individuali sono aggregate per formare una scelta collettiva, come nei sistemi di voto), e per l’economia del welfare e sul benessere sociale degli individui.

Durante il soggiorno in Inghilterra Amartya maturò l’idea di un viaggio in Europa e particolarmente in Italia, spinto dal forte desiderio di viaggiare e di vedere la pittura rinascimentale, di visitare musei, gallerie e palazzi rilevanti dal punto di vista artistico.

    Nel periodo trascorso a Cambridge Amartya, frequentando il club socialista dell’università e la Società degli Apostoli negli incontri, nei dibattiti pubblici e nelle discussioni politiche, ebbe modo di conoscere e frequentare straordinarie persone di grande talento dalle quali fu affascinato e colpito per la loro luminosa intelligenza e preparazione in vari campi di studio (sociologia, storia, filosofia, diritto, economia e politica). Con questi amici, originali pensatori in campo economico, che costituivano «la piccola aristocrazia intellettuale di Cambridge», Amartya ebbe stimolanti rapporti di studio e di collaborazione.

Nel 1955, terminati gli studi, alla presenza dei genitori e della sorella Manju, Amartya si laurea e prosegue per tre anni la sua carriera nella stessa università di Cambridge come ricercatore. Su suggerimento e aiuto del direttore Piero Sraffa per poter conseguire la tesi di dottorato al Trinity College, ad Amartya fu concesso il permesso di stare a Calcutta per due anni. Nel frattempo (1956) gli fu offerta la possibilità di insegnare presso un nuovo ateneo di Calcutta (l’Università di Jadavpur) e così dedicarsi, come giovane professore, ai diversi settori dell’economia.

Nel 1958, avendo ottenuto la Prize Fellowship (la docenza universitaria), Amartya Sen decide di tornare al Trinity College di Cambridge e approfondire, come apprendista filosofo, la conoscenza della filosofia e seguire le lezioni di logica matematica e nello stesso tempo sottoporre la tesi di dottorato al College con il titolo Scelta dell’intensità di capitale nella pianificazione dello sviluppo.                                                                                            

Come Prize Fellow del Trinity tenne lezioni generali di teoria economica e sulla pianificazione degli investimenti e collaborò, come giovane collega, con Denis Robertson, Maurice Dobb e Piero Sraffa, amici sinceri, insegnanti di straordinaria competenza e collaboratori di grande spessore umano e intellettuale che ebbero, con i loro scritti e ricerche, una profonda influenza su Amartya in diversi ambiti di indagine.

Nel 1960 Amartya si sposa a Calcutta con Nabaneeta Dev, poetessa di successo, scrittrice bengalese, studiosa di letteratura comparata e professoressa dell’Università di Jadavpur, con la quale ebbe due figlie e condivise, prima del divorzio, l’esperienza di trascorrere un periodo incredibilmente creativo di studio, di ricerca e di insegnamento, come visiting professor, nel dipartimento di economia presso il MIT (1960-61), prestigiosa università americana di Boston, dove incontra Paul Samuelson (consigliere del Presidente Kennedy), Bob Solov, Franco Modigliani e molti altri eccellenti economisti di talento, membri di diverse scuole di pensiero.

Da questa edificante esperienza umana e intellettuale, piacevole e produttiva, allargata anche all’impegno accademico presso le università di Stanford, di Harvard, di Berkeley e della Columbia University, Amartya ha avuto modo di riflettere sulla sua concezione di economia, confrontando i risultati delle sue ricerche, con originali pensatori di economia, rimanendo estremamente convinto che l’economia fosse un tema ben più vasto di quanto apparisse a prima vista.

Nel 1963 Amartya, lasciando la scuola economica di Cambridge, che aveva esteso l’immensa rete delle sue conoscenze nel campo dell’economia e le sue relazioni con persone di talento, tornò in India e fu chiamato ad insegnare teoria economica, teoria dei giochi, teoria della scelta sociale, economia dello sviluppo e pianificazione economica a talentuosi studenti, presso la Delhi School of Economics, un nuovo centro studi economici, per sostituire il vecchio professore Vijayendra Rao.

Leggendo attentamente anche la quarta e ultima parte delle preziose pagine autobiografiche «dell’intellettuale globale», uno dei più grandi pensatori contemporanei, Amartya Sen, La mia casa è il mondo , si ha la possibilità di avvicinarsi con maggior consapevolezza ai problemi sulle rilevanti politiche pubbliche nei processi decisionali in ambito economico, basate sull’equità economica, su altri valori egualitari e sulla giustizia per ridurre la diseguaglianza economica e sociale tra gli uomini, le tradizionali disparità e le ingiustizie presenti nella società, e capire il nostro tempo, oltre il ruolo fondamentale della libertà personale e della solidarietà “istintiva”, per migliorare la qualità della vita umana e gli aspetti sociali delle relazioni economiche, impegnarsi a favore dell’«amicizia globale» e favorire il «nostro prossimo globale» per un mondo di pace.

La mia città è il mondo di Amartya Sen (Premio Nobel per l’economia 1998) è un suggestivo e stimolante libro autobiografico di un «cittadino del mondo», il cui studio e attivismo esistenziale possono indurre ad apprezzare la vita spesa per il rispetto e l’empatia degli altri esseri umani.

 

 


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