Ancora fiamme alte al Dipartimento di Agraria dell’università della Tuscia. Un solo operaio avrebbe provocato l’incendio. La fuga degli studenti

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VITERBO – Sul tetto del Dipartimento di Agraria, la sede di Riello dell’Università della Tuscia sparsa nella provincia di Viterbo, le fiamme sono spinte da un vento di Ponente. L’incendio non si placa. I vigili del fuoco faticano ad avvicinarsi al tetto in riparazione, da lì è partito tutto. Le dieci e trenta, questa mattina. Lassù stava lavorando un operaio, uno solo: la struttura a tetto, un terrazzo al secondo piano, era in riparazione. Per l’intervento l’amministrazione dell’università aveva scelto questo finale di anno accademico, che prevede pochi studenti presenti.

I tubi Innocenti si mostrano anneriti da un fumo scuro. La prima ipotesi dice che il muratore stava stendendo il catrame sul tetto per coibentarlo, la fiamma ossidrica accesa. Potrebbe essere nato così, una scintilla, un errore, l’incendio.

“Pochi secondi e si sono alzate subito le fiamme”, ha raccontato l’operaio ai primi vigili del fuoco intervenuti. Era stato l’uomo a dare l’allarme: una telefonata al 112, poi è scappato. Fiamme nere, impastate dal catrame sottostante: hanno aggredito subito l’impianto fotovoltaico, alimentandosi ancora.

La struttura di Agraria ha tre edifici. Nel corpo A c’era una lezione in corso: tre universitari e una docente in aula. Una studentessa adesso racconta: “Abbiamo visto il fumo, proveniva dalla zona dei bagni, ma non ci siamo allarmati. Dopo pochi minuti abbiamo sentito bussare alla porta, era la polizia, e ci ha chiesto di uscire velocemente. Abbiamo visto che le fiamme erano alte, e a quel punto è salita anche la paura”.

Il fuoco, sviluppato nella parte scoperta del secondo piano, aveva attaccato e fatto crollare il plexiglass che copre il lucernario interno: dà aria al palazzo da cielo a terra. Crollando, ad alta temperatura, la copertura plastica si è abbattuta sui due piani sottostanti travolgendoli: librerie cariche di volumi scientifici, laboratori con scorte di acetilene. Il rogo ha preso l’intero edificio.

L’operaio, fuggito all’esterno della facoltà, è stato ritrovato poco lontano. E ha raccontato che no, non c’era nessun altro con lui: “Stavo stendendo il catrame”. Un lavoro di routine. Alcuni ricercatori, evacuati, sono stati portati all’ospedale Santa Rosa di Viterbo con principi di intossicazione. Il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Mauro Caprarilli, spiega: “Appena siamo arrivati, il fumo era del colore della pece, da lì abbiamo desunto le cause: la copertura a tetto da rifare, forse una guaina in gomma. Abbiamo arginato subito le fiamme e in giornata, siamo convinti, le domeremo. C’è molto ammassamento nei vani, carta, vetro, prodotti chimici, e il rischio che il rogo possa ripartire. Serve un controllo stanza per stanza”.

Un chilometro quadrato dell’area a ridosso della facoltà è stato transennato. Il Comune di Viterbo ha chiesto di non aprire le finestre, non accendere i condizionatori. Alberghi, bar, pizzerie e ristoranti hanno chiuso. Nella zona, non si può neppure vendere il pane.

“E’ stato colpito il cuore pulsante della città”, dice Roberto Petretti, presidente dell’Ordine degli agronomi della provincia di Viterbo, “un importante punto di riferimento per lo sviluppo scientifico e la formazione nel settore. Un’eccellenza tra le università di agraria di tutta Italia”.

( Fonte La Repubblica )


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