APRILIA – Quattordici milioni di euro stanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la bonifica della ex discarica di Sant’Apollonia, ad Aprilia, sono andati persi. Ma non per colpa del Commissario straordinario né della Regione Lazio. A bloccare tutto, secondo documenti ufficiali e risposte parlamentari, è stata l’inerzia dell’amministrazione comunale, che – pur avendo fondi e supporto tecnico a disposizione – non ha mai attivato le procedure necessarie.
Nessun bando di gara, nessuna progettazione, nessun passo formale per rispettare le scadenze fissate a livello nazionale. Solo silenzi, rinvii e infine la rinuncia ufficiale del Comune, formalizzata nel luglio 2025.
Regione e Sogesid operative, ma il Comune resta immobile
Quando la Regione Lazio ha deciso di attivare il supporto tecnico della società statale Sogesid, per affiancare il Comune nel complesso percorso della bonifica, si è scontrata con un’amministrazione del tutto immobile. Non c’erano atti, né progettazioni. E soprattutto, non c’era volontà politica di partire davvero.
Dietro questa paralisi – secondo fonti tecniche – ci sarebbero scelte e conferme gestionali risalenti sia all’era Terra che a quella dell’attuale sindaco Lanfranco Principi. Due amministrazioni, stesso esito: nessun intervento e una perdita pesante per il territorio.
La verità sull’accesso “negato”: i documenti smentiscono il Comune
Uno dei punti centrali della vicenda riguarda la presunta impossibilità di accedere all’area da bonificare. Una tesi ribadita anche in sede parlamentare, secondo cui i proprietari avrebbero negato l’accesso e bloccato l’intervento.
Ma i fatti documentati raccontano altro. Il 29 luglio 2024, personale del Comune di Aprilia, accompagnato da tecnici della Sogesid, ha regolarmente effettuato un sopralluogo all’interno della ex discarica di Sant’Apollonia, come certificato da verbale ufficiale, relazione tecnica e fotografie. Nessuna porta sbarrata, nessuna opposizione da parte dei proprietari. Solo una realtà amministrativa che – documenti alla mano – ha scelto di non agire.
La risposta fornita in Parlamento all’interrogazione del deputato Filiberto Zaratti ha confermato che la narrazione dell’accesso negato non corrisponde alla realtà dei fatti. Una ricostruzione fuorviante, che ha contribuito a spostare le responsabilità su Regione, Commissario o privati, per distogliere l’attenzione da una responsabilità tutta interna al Comune.
Altri casi simili e un copione che si ripete
Il caso di Sant’Apollonia non è isolato. In passato, altre proposte di bonifica – come quella sulla discarica Paguro o l’intervento privato di Frales – sono state respinte senza mai arrivare a nulla di concreto. Annunci pubblici, ma nessuna progettualità reale. Lo stesso copione si è ripetuto: occasioni mancate e nessun risultato sul campo.
Uno scaricabarile tardivo, ma i documenti parlano chiaro
Mentre si moltiplicano gli interventi dei partiti, alcuni tentano di spostare la colpa sulla Regione Lazio a guida centrodestra. Ma la realtà amministrativa è difficile da ignorare: la Regione aveva attivato tutti i canali disponibili, e oggi sta tentando, con ritardo, di riallocare i fondi persi attraverso il programma FESR 2021–2027. Tempistiche compromesse, e 14 milioni ormai sfumati.
Una delle poche voci fuori dal coro è quella di Europa Verde, che per bocca di Filippo Treiani individua correttamente il nodo:
«La responsabilità del Comune di Aprilia è gravissima: ha atteso quasi due anni prima di formalizzare la rinuncia al ruolo di soggetto attuatore, lasciando passare un tempo prezioso senza attivare alcuna procedura efficace. Soprattutto nel primo anno, l’amministrazione è rimasta completamente ferma, rendendo inevitabile la perdita del finanziamento».
Un danno ambientale, economico e politico
Un’area ancora contaminata, 14 milioni di euro persi e un danno enorme per l’ambiente, i cittadini e la credibilità delle istituzioni. Un esempio lampante di come la cattiva gestione amministrativa possa azzerare risorse e opportunità. E in questo caso, senza neanche iniziare il percorso.
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