Continua a leggermi, Giorgio Maulucci. Passano gli anni, terminano i ruoli. Lui, Preside per antonomasia, l’ultimo che valga la pena ricordare per aver plasmato a sua immagine il Liceo Classico “Dante Alighieri” di Latina. Ed io, l’alunno scavezzacollo assai incostante ed impreciso e, se non bastasse, ripetente.
Tra il serio ed il faceto una volta Maulucci disse alla mia insegnante di italiano (materia dove, a scanso di equivoci, eccellevo) :”Elvira, i temi di Matteo non leggerli, scrivi direttamente dieci”.
Il teatro, i libri, gli incontri con intellettuali d’ogni sorta han fatto di quel Liceo architettonicamente così brutto un tempio di Bellezza fra la palude un po’ melmosa di Littoria.
Le circolari di Maulucci erano degli editoriali che spaziavano dall’attualità alla critica letteraria. Talvolta, punture di spillo appositamente dedicate. Ci siamo visti, una delle ultime volte, in occasione del funerale di Liliana Di Natale. Il duo era imbattibile, inossidabile: lei rigorosa, autorevole e fin troppo dolce dietro quella aurea d’inflessibilità. Lui l’artista, l’intellettuale, l’istrione. Diciamocelo, anche un po’ radical chic.
Dicevo, Maulucci continua a leggermi e, come certo m’aspettavo, verga di suo pugno una risposta sul mio pezzettino di ieri. L’argomento sono le scritte e le presunte “minacce” che una ragazzina di quattordici anni avrebbe rivolto alla Dirigente Scolastica.
Maulucci , sostanzialmente, mi da del buonista. Anzi, dell’evangelico. Del resto, il nome che porto parla per me. La mia storia ed il mio rapporto con la Fede, infatti, sono assai simili al pubblicano di Cafarnao. In questa sede, tuttavia, la Fede non c’entra.
Maulucci ed io, sostanzialmente, giungiamo alle stesse conclusioni: a mancare è una scuola che riempia la valigia vuota di questi ragazzi con il peso della cultura. Una cultura che non è soltanto contemplazione estatica della Bellezza, ma anche la fatica di studiare comprendere mettersi in discussione. Certamente la scuola nel suo complesso ha disabituato i ragazzi a ricercare affannosamente la Cultura. Al suo posto si è preferito un insegnante del tutto parificato, per ruolo e funzioni, ad un qualsiasi impiegato pubblico. Finendo per svilire, ovviamente, la funzione pedagogica e maieutica del docente.
In questo senso, lo scrivo senza alcuna piaggeria, Giorgio Maulucci è stato un grande insegnante. Non soltanto di concetti, ma di quei valori della cultura classica attraverso i quali ancora orientiamo le nostre vite.
Nessun buonismo, quindi, da parte mia. Soltanto la considerazione, concorde al mio Preside, che la valigia di questi ragazzi sia tremendamente vuota. E che alla scuola, tutto sommato, vada bene così.
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