Il ristorante Maxim's , a Parigi

LATINA- Un consiglio non richiesto ai protagonisti del nostro titolo: Più picnic, meno Chez Maxim’s! E’ vero che la Politica s’è sempre fatta pure a tavola: Craxi alla “Trattoria Fiammetta”, nell’omonima Piazza, proprio dietro l’Hotel Raphael . Andreotti, invece, era di casa da “Falchetto”, su via del Corso.
L’osteria, il ristorante come prolungamenti delle aule istituzionali, naturalmente con meno occhi indiscreti. Strategie, tattiche, composizioni delle liste, incontri con avversari trovano nella familiarità di un pranzo la giusta predisposizione psicologia prima ancora che politica.
Tutto questo avveniva soprattutto nella prima repubblica, anni demonizzati – a torto – certamente da rimpiangere. Si discuteva, si parlava di Politica: interna, internazionale, sindacale, ambientale. Si stava sui temi, sui problemi reali del Paese.
Oggi la Roma della Politica ha lasciato spazio allo spuntino da cazzeggio, al pettegolezzo, alle assistenti più o meno intime: Salvini va da Pastation, il locale di proprietà di Denis Verdini, momentaneamente in prigione. Zingaretti lo si vede zona Teatro dell’Opera all”Amatriciana”. I tavolini di Piazza San Lorenzo in Lucina sono pieni zeppi di onorevoli che parlano fitto fitto ma di Politica nemmeno un bisbiglio.

Nella sana provincia italiana, invece, lì sì che si fa ancora un po’ di strategia. Prendiamo la nostra città, ad esempio, Latina. C’è un locale raffinato, a numero chiuso, per pochi eletti. E’ il vero nucleo della politica progressista, a metà tra una mensa ed una federazione politica. Chiameremo il locale, ovviamente lavorando di fantasia, Chez Maxim’s, come il famoso ristorante parigino al numero 3 di rue Royale. L’atmosfera è più o meno quella, soltanto che qui siamo dalle parti di Via Eugenio di Savoia. Il padrone di casa è Massimo, appunto. Massimo Passamonti. Ultimo Segretario Provinciale del Partito Socialista Italiano, vicino all’”ottavo re di Roma”, alias Paris Dell’Unto. Con Tangentopoli che spazza via il PSI,anche Passamonti si eclissa dalla scena per la mancanza di un contenitore politico,essendo l’allora PDS un approdo impensabile per chi era stato con il garofano. Intelligenza, cinismo, gusto e passione per le cose della Politica lo portano ad essere uno degli uomini più ascoltati del progressismo in salsa pontina.
Dunque, la tavola è per il nostro una specie di instrumentum regni. I caminetti della politica sanno di naftalina all’epoca dei social media e della rete, e pure vivono e lottano insieme a noi. A queste “colazioni”, come dicono quelli bene educati, partecipano il Sindaco Damiano Coletta, Giorgio De Marchis, Direttore del Parco dei Monti Aurunci. Tutti nomi di peso ma l’età media va abbattuta, dunque ecco che l’invito si estende alle giovani promesse della politica locale : Valeria Campagna, Capogruppo di Lbc in Consiglio Comunale, Leonardo Majocchi dei Giovani Democratici.
E però, proprio qualche giovane storce un po’ il naso, mi dicono: ma come, esistono le sedi istituzionali per il confronto, per discutere di politica e noi ci chiudiamo dentro un ufficio a pranzare, un po’ nascosti?
Chi scrive è un nostalgico della politica vecchia maniera, della prima repubblica. Tanto per intenderci, considero l’operazione “Mani Pulite”, una delle più grandi mascalzonate della storia recente. Quindi apprezzo modalità e strumenti dal sapore antico. Tuttavia comprendo anche il punto di vista di qualcuno fra i più giovani che vorrebbe una Politica non più ostaggio dei caminetti ed in mezzo alla strada, fra la gente. A viso aperto.
Il Sindaco Damiano Coletta sa bene quanto io lo ritenga l’unico attore in campo e quanto consideri impresentabile la destra di questa città. Gli consiglio, tuttavia, di mantenere l’autonomia che gli deriva dal suo esser civico, di non subire cioè la malìa dei professionisti della politica.
Più picnic, meno Chez Maxim’s.


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