LATINA – Che anno sarà il 2022 per Latina che si avvia verso il suo 90esimo? Ne abbiamo parlato con il sindaco Damiano Coletta, rieletto lo scorso Ottobre e che, come la sua città, si prepara ad affrontare un anno ricco di sfide e di incognite.

Allora partiamo dal 2021 che è stato un anno intenso: la seconda ondata del Covid, le elezioni: ha mai avuto il timore di non tornare da Sindaco in Piazza del Popolo?

«No perché mi piacciono le sfide. Ho sempre avuto uno spirito competitivo, da sportivo mi piace giocare le partite con la convinzione di farcela. Certo non era una sfida semplice, ma avevo dalla mia la consapevolezza del lavoro portato avanti. Certo la sera del primo turno qualche timore l’ho avuto ma avevo dalla mia lo staff e gli esperti che mi rassicuravano sul fatto che saremmo andati al ballottaggio. Poi li in quei giorni di metà ottobre incontrando la gente, le persone di Latina ho capito che il traguardo era lì. In questi anni ho lavorato con onestà, gestito una situazione di crisi, governato un Comune squassato da vicende giudiziarie. Certo non era facile ma abbiamo dato di Latina un immagine nuova e diversa. Poi lasciatemelo dire anche se ogni vittoria ha la sua bellezza questa è stata forse la vittoria che mi ha regalato più soddisfazione: ancor più della prima volta. Allora potevano aver giovato una serie di combinazioni. Questa invece è stata una scelta consapevole dei cittadini di Latina».

Oggi ha cinque anni in più di esperienza amministrativa, guardandosi indietro rifarebbe tutto quello che ha fatto e detto nel suo precedente mandato da Primo Cittadino di Latina?

«Quello che posso dire al mio sesto anno da sindaco è che guardandomi indietro avrei sicuramente gestito meglio certi passaggi. Magari avrei fatto delle scelte più visibili nella prima fase di governo. Sicuramente avrei dovuto raccontare meglio le cose che abbiamo fatto. Abbiamo rimesso in moto la macchina amministrativa, abbiamo riorganizzato il Comune. Ma ora ho imparato che senza riuscire a mettersi in comunicazione con la città puoi fare il meglio possibile ma se ne accorgono in pochi». 

Immaginava che nel 2022 avrebbe guidato una maggioranza con Fazzone?
E’ un risultato anomalo dettato dal voto del primo turno, ma ho imparato che la politica è anche mediazione. Del resto anche la Coalizione che ho messo in campo era ispirata da un campo largo con Pd e Movimento Cinque Stelle. Devo dire poi che la disponibilità di Forza Italia si è manifestata fin dal primo giorno dopo le elezioni insieme a quella di Fare Latina. Auspico che ci sia sempre questo senso responsabilità anche da parte degli altri partiti. Abbiamo davanti la sfida del Pnrr e la Pandemia che non molla. Non possiamo permetterci troppe divisioni».

Il senatore Fazzone le ha dato un anno di tempo per realizzare poche cose ma altrettanto significative. Riuscirà a cantierare quelle opere che le ha chiesto?

«Non sono cose distanti quelle che ha chiesto Fazzone, ma obiettivi condivisi. Quindi credo proprio che ce la faremo. Questo è un momento in cui farsi trovare per i finanziamenti del Pnrr. Dobbiamo riuscire a superare tutte quelle difficoltà che sono proprie del nostro sistema Paese e di rimando di tutti i Comuni. La progettazione, gli affidamenti, la capacità di spendere nella maniera migliore i finanziamenti a disposizione. Abbiamo davanti una grande opportunità per avere fondi da investire sul territorio. Il Presidente Draghi ha detto che questo sarà l’anno dei Comuni. Noi vogliamo sfruttare questa occasione nel miglior modo possibile»

Perché  invece c’è questo tira e molla con la Lega sull’ingresso in Giunta? Non si fida dei numeri o dei suoi attuali alleati?

«Quella con la Lega è una questione che come in tutte le situazioni di confronto e dialogo vede due parti in gioco. C’è stata un’apertura e confido nel loro senso di responsabilità. Purtroppo nei vari incontri ancora non abbiamo trovato una sintesi anche perché ognuno di noi ha degli equilibri interni da mantenere. Apprezzo però la possibilità di dialogo che c’è stata finora».

L’abbiamo vista sui social iniziare l’anno con una ‘corsetta’ insieme agli amici De Marchis e Ventriglia, che anno sarà il 2022 per Latina?

«Un anno di corsa anche questo! Le parole d’ordine devono essere fiducia, speranza, solidarietà e sviluppo. Dobbiamo correre tutti e io mi sento garante di questo impegno: ridurre la diseguaglianza sociale a Latina e dare opportunità ai nostri giovani. Per questo sto lavorando a stretto contatto con La Sapienza attraverso il confronto con il Magnifico Rettore, la professoressa Polimeni e il Prorettore, professore Bonifazi, per dare molto peso all’università qui da noi: i progetti in cantiere sono tanti. Latina deve diventare una città moderna, universitaria, solidale ed europea. Una città attrattiva per i giovani anche a livello internazionale».

Perché invece dite no al Porto e alla Metro? Se realizzati, rivedendo comunque i progetti, potrebbero far davvero fare un salto in avanti alla nostra città anche nel senso indicato da lei.

«Guardi, sulla Metro Leggera abbiamo ottenuto un finanziamento proprio per rivederne il progetto e la fattibilità che era il punto dolente di quell’opera. Io quel finanziamento di 80 milioni di euro l’ho difeso con le unghie e con i denti e spero che possa andare a buon fine. Rispetto alla portualità in generale dobbiamo seguire le indicazioni degli esperti e se ci diranno che compatibilmente con l’ambiente e la costa si potrà realizzare il Porto allora valuteremo insieme a tutte le altre forze politiche come procedere».

Se nel 2023 Letta o Speranza le offrissero una candidatura in Parlamento? È pur sempre il sindaco che per due volte ha battuto la destra a Latina già Littoria!

«Sono stato rieletto per governare la città e voglio essere ricordato per essere stato il sindaco che ha gestito la più grande crisi del dopoguerra. Oggi sono concentrato solo sul mio lavoro di primo cittadino, anche se non nego che la mia affermazione a Latina ha avuto un’eco nazionale. Del resto abbiamo cambiato l’immagine della città e quindi mi piacerebbe finire il lavoro che ho iniziato. Se poi dovesse arrivare una proposta del genere la valuterò sul momento, ma sempre tenendo presente il mio mandato e l’interesse dei cittadini di Latina».

Parliamo allora di questa maledetta pandemia. Lei ha vissuto il Covid sulla sua pelle. Cosa si sente di dire a chi oggi contesta Vaccini e Greenpass?

«Mi sento di dire che la scienza parla chiaro: oggi il 70% dei posti letto in terapia intensiva sono occupati da pazienti non vaccinati. Da uomo di scienza e da amministratore pubblico non tollero che si possa mettere in pericolo la libertà degli altri con posizioni non supportate dai fatti. Dirò di più con i sindaci delle altre città italiane grandi e medie stiamo valutando di chiedere l’obbligo di vaccino per gli studenti. Le paure si superano attraverso la conoscenza e non attraverso l’ignoranza. Poi chi come me ha vissuto il Covid sa…. Conosce la paura di quella malattia, una malattia affrontata quando non c’erano le cure e i vaccini che ci sono oggi!».

Mettiamo da parte il Covid e speriamo che si possa presto voltare pagina. Mi dica invece un politico/a con cui andrebbe a cena e uno che sfiderebbe a tennis che mi pare essere, se non ho capito male, il suo secondo sport preferito dopo il calcio?

«Se potessi mai avere questo onore sicuramente con il Presidente Mattarella. Per l’Italia è stato un bene aver avuto un Presidente della Repubblica come lui. In questi anni di crisi e di emergenza è stato elemento di garanzia. Ha saputo parlare a tutto il Paese senza dimenticare i fragili e i deboli della nostra società e devo dire che spesso mi sono ispirato a lui nei miei discorsi e nel mio mandato. Sinceramente sul tennis, non so. Preferisco lasciarlo fuori dalla sfera politica è un momento di svago».

Facciamo un gioco allora, mi dia un aggettivo per ognuno di loro:

Durigon? «La vicenda che lo ha portato alle dimissioni da Sottosegretario del Mef è stata purtroppo una perdita anche per Latina. Avere un rappresentante al Governo era motivo di orgoglio e indubbiamente un vantaggio per la nostra comunità. Diciamo che è stato ingenuamente improvvido».

Fazzone? «Esperienza e intelligenza politica. Lo dimostrano i fatti».

Calandrini? «Con lui ho avuto spesso una conflittualità politica molto accesa, ma poi dialogando abbiamo sempre trovato un punto di equilibrio. Direi sanguigno».

Zaccheo? «Quello che si siamo detti in campagna elettorale resta lì. Ora che abbiamo avuto modo di confrontarci nelle istituzioni ho visto un uomo che tiene molto alla città. Appassionato».

Stefanelli? «Gerardo è una persona intelligente e pratica. L’uomo giusto, al momento giusto e nel posto giusto».

Zingaretti? «Nicola è un vincente dal punto di vista politico, oltre che un ottimo amministratore come ha sempre dimostrato. Inoltre lo sento vicino anche dal punto di vista umano e politico».

Un sogno per la nostra città? Una promessa ai cittadini di Latina?

«Come ho già detto vorrei che Latina diventasse una città moderna ed europea. Una città inclusiva, solidale e ricca di opportunità e attrattiva per i giovani. Del resto siamo una città giovane che non ha ancora nemmeno 90 anni e questa deve essere la nostra identità. L’augurio e la promessa che faccio ai miei concittadini è che lavoreremo tutti per il Bene Comune».


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