Di Francia firma appelli per riaprire i teatri italiani, ma il D’Annunzio è chiuso da una vita

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LATINA- Il nuovo ed ultimo – chissà per quanto – Dpcm firmato dal Presidente del Consiglio socchiude l’Italia. Soprattutto alcune categorie: palestre, scuole di danza ( per chi scrive non cambia nulla) e tutto il mondo della cultura. Non sarà più possibile recarsi al cinema o al teatro. Poco male per i grandi nomi dello spettacolo, malissimo per gli attori che della loro arte mangiano e per le maestranze che vedono calare il sipario sul proprio stipendio.
C’è la protesta, ovvia e naturale, di queste categorie. Qualcuno, evidentemente non così colto, arriva a mettere in contrapposizione gli spettacoli con le Sante Messe. Come se assistere all’ultima pellicola di Vanzina sia paragonabile ad accogliere il Corpo ed il Sangue di Cristo.
La notizia è che anche Silvio Di Francia, nostro Assessore alla cultura, abbia firmato un appello per riaprire cinema e teatri. E’ proprio il caso di dirlo: che spettacolo! L’ex Assessore di Veltroni, catapultato dai corridoi della Pisana a Latina per imprimere una svolta alla cosa culturale, si preoccupa della riapertura dei teatri italiani. Peccato che il D’Annunzio, il teatro che il nostro dovrebbe far funzionare, è e rimane chiuso nonostante la strabiliante esperienza politico-amministrativa-culturale del nunzio di Via della Pisana.
Di Francia ci spiegherà che la pratica non dipende da lui, ma dall’Assessorato ai Lavori Pubblici e che occorre risolvere un pasticciaccio fra Comune e Vigili del Fuoco.
Queste sono le parole, ma il senso politico è tutto un altro: carissimo Assessore venuto da Roma per dare una svolta alla politica culturale della città e, in più, favorire un accordo fra il Pd ed Lbc, diciamocelo con chiarezza: lei ha fallito entrambi gli obiettivi per cui è stato mandato in questa Provincia.
A questo si aggiunga, quindi, l’inopportunità di firmare appelli per riaprire i teatri italiani quando lei non è stato in grado, ad oggi, di riaprire il D’Annunzio.
Ci sarebbe soltanto una cosa da fare: tornarsene a Roma.


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