Dopo che il 75% circa degli studenti del liceo di Partinico (provincia di Palermo) si è espresso contro l’intitolazione della loro scuola a “Peppino Impastato” perché ritenuto “divisivo”, riporto un articolo che scrissi più di dieci anni fa, per far conoscere ai giovani la figura di questa vittima della mafia e per non dimenticarla.
«Aut. Il sogno di Peppino. Attualizzare Impastato» – Questo è il titolo di uno spettacolo eccezionale, straordinario, ben costruito, emozionante per il tema trattato da “far accapponare la pelle”, che nel mese di ottobre 2013 venne presentato al circolo Hemingway di Latina dal suo autore Giulio Bufo, come interprete della figura di Peppino Impastato, il giovane siciliano che si sacrificò (fu assassinato il 9 maggio 1978; per una strana coincidenza lo stesso giorno dell’uccisione di Aldo Moro) per aver creduto in un sogno, quello di combattere la mafia a partire dal suo stesso padre, e sconfiggerla con l’arma delle parole e della forza dell’onestà intellettuale.
Lo spettacolo iniziò sentendo dei passi pesanti che si avvicinavano al palco e che richiamavano “I cento passi” (2000), il memorabile film di Marco Tullio Giordana, dove la frase prepotentemente pronunciata da Peppino (Luigi Lo Cascio) introduce chiaramente l’ambiente familiare e ambientale in cui è nato e vissuto: «Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!».
I passi con cui l’attore si approssimò sulla scena erano accompagnati dalla canzone (di Ombretta Colli) «Facciamo finta che … tutto va ben/ tutto va ben/facciamo finta che tutto va ben …», per mettere in risalto l’indifferenza della gente comune verso il problema mafioso, in cui si trova immersa e che respira ogni giorno, e da cui emerge il “pensiero unico”: «… che il povero sia in fondo un gran signore/ che il servo stia assai meglio del padrone/ che le persone anziane stian benone/ che i giovani abbian sempre… un’occasione …».
L’autore/attore manifestò, in quello spettacolo una bravura eccezionale avendo saputo mettere in evidenza l’energia, la voglia di costruire, la fantasia, il dolore e soprattutto il coraggio, in sintesi il dilemma di Peppino, che disobbedì con i suoi modi di essere e di pensare al potere costituito e che osò credere in un ideale fortemente insito nella coscienza umana, che è quello di combattere lo strapotere, l’arroganza, la violenza, e sfidare un mondo squallido, disumano, privo di valori esistenziali: la “mafiopoli” che si nutre di chi trae la linfa vitale (benefici, favori, proventi, raccomandazioni, ecc.) da essa medesima, con l’illusione di cambiarla. Giulio Bufo fece emergere, durante lo spettacolo, il crudele conflitto di Peppino con il padre, mafioso pure lui, evidenziando come la mafia entrando subdolamente dentro l’anima di un individuo la possa trasformare, stravolgere, facendole assumere una maschera di vergogna, di disonestà e di meschinità indelebile. E, al tempo stesso, fece risaltare il senso di disonore che Peppino visse e che cercò di lottare con tutte le sue forze sino alla morte. Uno spettacolo che ogni cittadino italiano, soprattutto oggi, dovrebbe vedere sia per non dimenticare la storia recente sia per valutare attentamente tutto ciò che avviene quotidianamente a livello politico ed economico sotto i suoi occhi.
Dopo l’esordio avvenuto nel dicembre 2011, questo spettacolo «Aut (n.d.r. la radio di Peppino). Il Sogno di Peppino. Attualizzare Impastato», alla presenza di Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, fu rappresentato il 10 maggio 2013 a Cinisi, all’interno dei Casa Badalamenti/Casa 9 Maggio, avendo come pubblico i compagni storici di Peppino come Salvo Vitale e Faro Di Maggio. Per “Aut” con il tour “Peppino in Movimento” giunse il momento di andare verso il Nord Italia, coprendo tappe fondamentali di un percorso di teatro e militanza, scopo primo dell’autore Giulio Bufo che, attraverso questo spettacolo,voleva fare riscoprire il Peppino Impastato rivoluzionario: «Quella vita, fatta di ribellione, di denuncia, di lotta e di coraggio ritorna sulla scena quasi in punta di piedi, in disordine, con la freschezza di un giovane sognatore la cui vita sarà causa della sua morte. Ed è questo ciò che Peppino ha combattuto per tutta la sua vita e Giulio Bufo, attraverso l’arte della parola, la gestualità e la sua singolare capacità vocale, cerca di fare lo stesso in teatro oggi. Lo spettacolo ha la capacità di sollecitare domande, riflessioni, e di portare una maggiore consapevolezza negli occhi degli spettatori. Il grido del personaggio è rivolto alle coscienze, su di esse vuole suscitare una presa di posizione e l’assunzione di una speranza che possa dare corpo ad un’utopia per le nuove generazioni». (da Teatro.org)».
(La foto ritrae Peppino Impastato, 1977)
Francesco Giuliano
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