Duccio di Buoninsegna: La pittura a Siena

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Duccio sa, come nessun altro, immedesimarsi nella vita e nell’animo dei suoi personaggi: se gli manca forse la veemenza della passione, vi supplisce con la soavità e la profondità del sentimento. (Curt H. Weigelt)

 Duccio di Buoninsegna è stato uno dei caposcuola della pittura italiana, nato e morto a Siena (1255 circa 1318). È considerato il più grande maestro dell’arte senese tra il Duecento e Trecento. Con lui nella città toscana si registra il passaggio dall’arte bizantina, affermatasi nella prima metà del XIII secolo, allo stile gotico e, nel suo percorso umano e artistico, è possibile rintracciare il senso di questo travaglio stilistico.

L’illustre artista senese, pur operando ancora sulla trama dell’antica pittura bizantina, si adoperò per rinnovarla profondamente e ne sciolse il metallico contorno e gli schemi ormai stereotipati in una linea molto fluida e sinuosa, dimostrandosi precoce ammiratore ed estimatore del ritmo gotico e nello stesso tempo esaltò al massimo lo splendido smalto del colore orientale.

La sua prima formazione si svolse a Siena e poi a Firenze a contatto con Cimabue che ebbe due insigni allievi: Duccio e Giotto. Nella sua aristocratica e ghibellina città natale, che in quel momento storico viveva stabilità politica, pace sociale e sviluppo economico, Duccio di Buoninsegna, come artista, fu molto apprezzato.

L’unica opera attribuibile sicuramente agli anni giovanili (prima del 1285) fu la piccola Madonna di Crevole (Siena, Museo dell’Opera del Duomo), nella quale è presente ancora la severa tenerezza delle Madonne bizantine.  Per il giovane Duccio restava ancora fondamentale la tradizione bizantina, i cui elementi iconografici (figura a mezzo busto) e stilistici (risalti cromatici, panneggio schematico e lumeggiato in oro) apparivano determinanti.

Una delle più importanti opere pittoriche di Duccio di Buoninsegna fu certamente la Madonna Rucellai (tempera e oro su tavola, Firenze, Galleria degli Uffizi), commissionata dalla confraternita dei Laudesi di Santa Maria Novella, che fu realizzata nel momento conclusivo  della sua formazione, quando Duccio aveva trenta anni. Questa grande e famosa tavola, che costituisce il dipinto di maggiore dimensione del Duecento italiano, era ancora segnata dalla «maniera greca» del maestro Cimabue.

La Vergine, assisa in trono, tiene sulle ginocchia il Figlio benedicente, mentre ai lati del trono sono disposti simmetricamente alcune figure di angeli. La struttura compositiva, come pura la sagoma cuspidata della tavola, richiama molto da vicino le opere di Cimabue, punto di riferimento della formazione artistica del pittore senese. In questo dipinto emergono i caratteri qualificanti della pittura gotica senese, quali la modulazione della linea e la stesura piatta del colore, in risalto sull’oro del fondo.

Sono attribuiti a Duccio anche i disegni per la grande vetrata del coro del Duomo di Siena con Storie della Vergine, opera realizzata negli anni 1287-88 che evidenzia l’interesse dell’artista per la pittura tridimensionale di Giotto, conosciuto a Firenze e ad Assisi.

Duccio, considerato pittore “ufficiale” della città toscana, ebbe grande fama al punto che gli fu affidato, tra i numerosi incarichi, la tavola della Maestà per l’altare maggiore del Duomo, eseguita poi tra il 1308 e il 1311.

Questa opera di straordinaria bellezza e di eccezionale intensità cromatica, legata a quel culto della Vergine che a Siena era molto sentito perché protettrice della città, fu pagata a Duccio con un prezzo molto alto e, come narrano i cronisti dell’epoca, fu accolta al suo apparire con grandi manifestazioni di entusiasmo da parte dei suoi concittadini.

La Maestà, che costituisce una eccezionale Biblias pauperum, rappresenta uno dei cardini dello svolgimento della cultura figurativa europea agli inizi del Trecento ed è il capolavoro della piena maturità artistica del pittore senese e il primo esempio di pala di altare a più registri di figure. La tavola dipinta su due lati, considerata la più importante pala d’altare che abbia prodotto l’arte italiana, si sviluppa per ben quattro metri di lunghezza e due di altezza, sulla cui fronte è raffigurata la Madonna e sul retro scene della Passione di Cristo.

La grande figura della Madonna col Bambino è dipinta su un trono marmoreo circondata dalla corte celeste degli Angeli e dei Santi, tra i quali si riconoscono in primo piano, grazie alle iscrizioni alla base del dipinto, Caterina e Agnese d’Alessandria, Pietro e Paolo, Giovanni Evangelista e Giovanni Battista, simmetricamente disposti a sinistra e a destra in piedi, mentre inginocchiati da sinistra a destra sono raffigurati  i quattro patroni di Siena: Ansano, Savino, Crescenzio e Vittore. I gesti misurati e gli atteggiamenti delle figure di questa corte hanno una grazia incantevole.  Nella fascia terminale, in alto, di questa famosa pala si trovano dieci Apostoli a mezza figura.

L’immagine della Madonna, pensata e rappresentata per essere vista da lontano dai fedeli accolti nella navata, domina la pala sia per le proporzioni maggiori rispetto alle altre figure, sia per l’ampiezza dello spazio concavo creato dall’aprirsi del trono ornato di preziose incrostazioni di tipo cosmatesco e arricchito da un drappo dorato poggiato sullo schienale. La monumentalità della figura della Vergine è addolcita dal leggero reclinare del capo, dal tenero gesto con il quale presenta il bambino, dai morbidi ricaschi del manto dalle profilature dorate, dalla posa di grande naturalezza della Madonna, pur nella sua regale sacralità e dallo sguardo volto verso il fedele.

Sul retro si trovano le Storie della passione di Cristo suddivise in ventisei episodi illustrati da quattordici pannelli con al centro un doppio pannello dedicato alla Crocifissione, secondo un ordine di lettura da sinistra a destra e dal basso all’alto. In queste scene il linguaggio di Duccio arriva ad esprimere, con freschezza, una vasta gamma di atteggiamenti e sentimenti.

Molte opere pittoriche di Duccio hanno come riferimento la Madonna, come la Madonna Stoclet (Bruxelles, Collezione Stoclet), la Madonna Gualino (Torino, Galleria Sabauda), la Madonna del Buonconvento (Buonconvento, Museo d’Arte Sacra), e la Madonna dei Francescani (tempera su tavola Siena, Pinacoteca Nazionale) particolarmente splendida, quest’ultima, per l’eleganza del colore e della composizione e per la spiccata spiritualità dei personaggi.

Duccio di Buoninsegna, che fu maestro di Simone Martini ed ebbe numerosi allievi e numerosi seguaci e imitatori di vario livello in diversi città italiane, nella sua densa attività artistica, grazie alla sua altissima personalità e sensibilità, ha condensato due aspetti della tradizione artistica: la raffinatezza della cultura figurativa bizantina e l’eleganza gotica della cultura moderna contemporanea di Siena e di Firenze.

Nell’intero percorso artistico di Duccio Buoninsegna si possono evidenziare come caratteri originali il colore leggero e prezioso, il modellato che addolcisce i delicati lineamenti delle figure, l’armonia compositiva fondata su un rapporto di corrispondenze cromatiche e disegnative, il gusto per la linea agile e mossa che sviluppa in superficie motivi a volte di pura fantasia.

 

 


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