Nonostante le giornate dedicate al ricordo di immani tragedie altro che disumane -Shoa, Foibe- continuano ad accadere atti osceni in pubblico con sfregi a lapidi e pietre commemorative,insegne accompagnati da svastiche,insulti infami e robaccia del genere. Sempre accaduto,vittime designati gli ebrei,non si può negare che oggi di più, in Italia e in Europa,d’accordo ma da noi un bel contributo lo ha dato anche Colui che a galla sta(!). Hitler fu soprannominato (da Brecht) l’Imbianchino (presumeva di essere un pittore!),il nostro potremmo denominarlo il “Porcellino” pensando alla ben nota canzoncina: per arrivare a tre aggiungiamo Renzi (per stomaco e deretano ci siamo!), il terzo non lo dico trattandosi di persona colta (magari un’altra volta)! L’ultimo sfregio,stamattina, una lapide in ricordo degli infoibati, nel veneto. Delle Foibe come della Resistenza,ai miei tempi di scuola, nulla se non per voce dell’ottimo Prof.Capirci,consapevole di “trasgredire”, nei libri di Storia nulla (credo neanche nel Saitta), figurarsi delle Foibe. Un altro eccidio terribile, a lungo oscurato dal PCI per ovvie opportunità(c’era di mezzo Tito etc.). Quando giovinetti sentivamo dire ( e vedevamo) del profughi giuliani ,a Latina, ne sapevamo tanto quanto. Io ne sapevo qualcosa in più venendo in casa una signora per i servizi, di una dolcezza infinita, Maria, per me una “zia”. Con altri compaesani (istriani da Fiume,Parenzo e luoghi vicini) alloggiava nella GIL (l’attuale teatro), un giorno mi portò con lei, rimasi colpito da quell’ “accampamento”,sistemato con molta dignità.Di lì cominciai a scoprire il come e il perché di loro costretti a lasciare la terra d’origine,la casa, gli amici. Più tardi della Resistenza,poi, delle Foibe si cominciò a parlare e discutere,a considerarle con l’Olocausto, fatte le dovute proporzioni,un altro sterminio a dir poco crudele e insensato: questioni territoriali (Italia sì,Italia no) , quindi politiche, di potere etc. Divenuta giustamente una questione morale. Ho riletto recentemente ” Il mio Carso” di Scipio Slataper (Pennadoro,in slavo “slata per”),nato a Trieste nel 1888,caduto sul Podgora nel 1915,volontario per liberare Trieste,il suo Carso e le altre terre irredente. Un libro che,specie oggi, dovrebbe leggersi dalle scuole elementari in su per essere per tutti gli usi: una scrittura limpida, “ingenua”, un ritmo narrativo tra cronaca e “favola”, un respiro poetico da suggerire un clima da idillio leopardiano.
“..Vorrei dirvi: Sono nato in Carso…..Vorrei dirvi:Sono nato in Croazia…..Vorrei dirvi: Sono nato nella pianura morava e correvo come una lepre….Vorrei ingannarvi,ma non mi credereste…Voi capirete subito che sono un povero italiano che cerca d’imbarbarire le sue solitarie preoccupazioni E’ meglio che io confessi d’esservi fratello,anche se talvolta io vi guardi trasognato e lontano e mi senta timido davanti alla vostra cultura e ai vostri ragionamenti. Io ho,forse,paura di voi […]
La patria era per loro come quando i giornali pubblicarono il telegramma della morte di Carducci, e un po’ più in su,un po’ più sotto, dicevano della neve in Carinzia, e dell’ambasciatore francese in viaggio. Io mi meravigliavo. Io sentivo la patria, esclusiva e sacra. Mi tremava il petto leggendo di Oberdank. Avrei voluto morire con lui. E seguivo sulla carta geografica le campagne di Garibaldi,commovendomi degli eroi. Garibaldi mi fu un venerato amico e dio. Ancora oggi quando sento parlare storicamente di lui,il cuore mi balza in rivolta. Io sono ancora un bimbo che vorrebbe combattere sotto i suoi occhi. Ma noi nascemmo in altra generazione […] Voglio oscura la camera. Non filtri il sole dagli scuretti. Io sono sdraiato sul letto,immobile,e non penso. Non soffro. Nell’oscurità dilaga una noia infinita, e io sto dimentico,intravedendo con disgusto gli scaffali dei libri sulla pareti di faccia. Ho letto,ho guardato dalla finestra,ho fumato; inutile rientrare…..Sento stridere bimbi in strada, e ombre di carrozze sfumano rapide sulla parete.Presto sarà notte, e si spegnerà finalmente anche questo raggio denso di sole che illumina l mazzo di fiori dipinto lassù….” (S.Slataper, Il mio Carso,1958). Non vorrei si procedesse per mode: oggi va per la maggiore Primo Levi (e vivaddio!),come se lo avessero scoperto d’incanto. Un altro sforzo, associamogli Slataper! Per carità, il Maestro e l’Allievo, ma ci sono sempre stati allievi di bello spessore. (gmaul)






















