Nella mitologia Orcus era il dio infernale alias Plutone, nel gergo comune l’orco si dice il figlio di una madre o di un dio assolutamente “minori”, l’assassino, il carnefice o il mostro autore dei ripetuti e simultanei femminicidi: troppi, eccessivi da non reggere più a tanto strazio e spaventevole scenario di stragi. Non solo ma anche all’impotenza, agli stessi ineludibili ma purtroppo non risolutivi interventi della giustizia circa la portata enorme dell’ incessante massacro da non poterne più. D’istinto si è portati a pensare all’ “occhio per occhio dente per dente” sottinteso, peraltro, nella ventilata idea salviniana della castrazione chimica di per sé altrettanto barbara. Sconvolto dalle notizie che si susseguono a raffica di ora in ora, in termini più raffinati (di quelli salviniani) suggerirei di leggere o rileggere alcuni passi dell’Etica Nicomachea di Aristotele (idealmente indirizzata al figlio Nicomaco, sez.4-5) in merito alla legge del “contrappasso”(gr. antipeponthòs da pàsko=soffrire-patire ) o “contropatimento” ossia della punizione di ritorno da parte di chi ha patito l’offesa o danno di cui Dante è un illustre “derivato” se pure in sintonia con S.Tommaso (Summa Theologica). Questi “corregge” in termini cattolico-cristiani il termine-concetto aristotelico in “contrapassum”(sic) commisurandolo alla legge della giustizia divina prima che degli uomini (pentimento-perdono): il giudice supremo è lui, l’uomo deve porgere l’altra guancia etc. Aristotele nel distinguere tra “giustizia distributiva” e “giustizia commutativa”(commutare la pena etc.) tuttavia parte proprio dalla premessa dell’ ”occhio per occhio dente per dente” -ripagare cioè con la stessa moneta chi offende o uccide- per argomentare le comprensibili remore a sostegno delle regole democratiche. Subissati dal susseguirsi a raffica dei femminicidi il primo impulso invece è proprio quello di applicare il contrappasso! “[…] E bisogna contraccambiare secondo la proporzione espressa dall’unione in diagonale. Ad esempio, sia A un architetto, B un calzolaio, G(gamma) una casa, Delta un calzare. Occorre dunque che l’architetto penda dal calzolaio l’opera di costui e che egli stesso a sua volta gli dia la propria opera. Se dunque anzitutto v’è l’equa proporzione, quindi si verifica il contraccambio [..] Se invece non è così, non vi sarà equità e non sussisterà il rapporto: nulla impedisce infatti che l’opera dell’uno sia migliore di quella dell’altro: in tal caso bisogna pareggiare la differenza…[…].Occorre quindi che ogni cosa sia misurata con una misura comune[..] Vi sarà dunque contraccambio, quando avrà avuto luogo il pareggio”. Assai finemente Aristotele tiene a prendere le distanze dalla cosiddetta “legge del taglione”(sic) convenendo sulla possibilità che si possa commettere ingiustizia senza essere ingiusto a priori sempre che non ci sia premeditazione, che vi sia una regola sociale etc. Egli sa bene che “La giustizia esiste per coloro per i quali v’è anche una legge”: mi fermerei qui con la citazione osservando che questi “orchi” sàtanaci, direi uomini deformi o mostruosi che a ore alterne uccidono le donne sono dei fuorilegge a tutti gli effetti, quindi, ingiudicabili e perciò “eliminabili” tout court: aristotelicamente secondo la legge del taglione, senza pietà. Plaudo alla avvocatessa che si è rifiutata di difendere l’ultimo assassino della infinita serie: si potrebbe partire proprio da qui per ipotizzare (ovviamente per absurdum) il ripristino dell’equivalente della ghigliottina di robesperriana memoria e poter vedere ciondolare costoro nelle pubbliche piazze (l’ho detta, convinto!).In alternativa, si metta mano finalmente alla riforma di una Giustizia spesso risibile o ingiusta e vi si introduca l’articolo comma KO : legge del contrappasso secondo Aristotele! [la Scalabrini è preservata dal presente post: troppo lungo!] (gimaul)

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