La Maionese Impazzita di Conte

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La maionese impazzita di Conte mi ha fatto tornare in mente l’analogia con un personaggio di Balzac, di cui non ricordo il nome (Frenau?), un artista incaricato dal Re di un gran quadro con i monumenti più significativi della Capitale. Per la frenesia di comprendere il più possibile l’artista si estese al punto di occupare tutto lo studio sovrapponendo immagini da renderle inconprensibili… un vero caos! L’analogia con Conte, ancora più drammatica nasce dal momento della scelta di non scegliere, di voler tenere insieme tutto e il suo contrario pur avendo in mano l’arma del “tutti a casa!” Convinto di poter resistere in forza della mole degli stanziamenti europei, i primi in assoluto nella storia d’Italia, invece di farsi carico delle urgenze assolute del Paese, sceglie di subire i veti, specie dei grillini, e lavora ad allestire il suo bunker concentrando tutti i poteri all’insegna dell’emergenza. L’esempio più eclatante di questa condotta omissiva è la vicenda dell’utilizzo o meno del MES, il fondo Salva-stati pur epurato dalle sue condizionalità. Anche quando era apparso evidente  che per i dissidi interni alla UE sarebbe slittata l’erogazione dei fondi europei più risolutivi, Conte ha fatto da sponda al veto grillino contro il Mes, senza nessuna giustificazione possibile, tecnica o politica, quando avrebbe potuto conquistare alla sua causa Di Maio, autoproclamatosi alfiere del sud, esortandolo ad acquisire le risorse disponibili per superare il drammatico gap sanitario del sud, risparmiato dalla prima ondata ma già sotto l’attacco previsto di una seconda ondata ancora più forte. Cinque mesi perduti per tutto il Paese dilapidando il credito conquistato nella prima ondata. Un’omissione che è costata migliaia di morti e di sacrifici, di cui prima o poi la storia presenterà il conto. Stupisce che due personalità di indubbio spessore e rinnovato consenso,  come De Luca ed Emiliano, di fronte alla paralisi nazionale, coinvolgendo gli altri enti locali, non abbiano sentito fino ad oggi il dovere di promuovere un fronte comune trasversale (a partire da FI) E del Sud coinvolgendo gli altri enti locali per costringere la coppia Conte-Di Maio ad aprire al MES trattandosi di colmare un vuoto strutturale così come di sbloccare immediatamente un primo stralcio già pronto di opere pubbliche. Forse con questi due scacchi matti, nel semestre bianco che non consente lo scioglimento delle Camere, potrebbe bastare un qualificato rimpasto senza rimuovere Conte. E’ grave dirlo ma lo stesso tenersi lontano dalla candidatura nella Capitale potrebbe verificarsi a livello nazionale essendo privi di una maggioranza affidabile.   Rodolfo Carelli


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