
Buongiorno miei affezionati lettori, all’alba di questo weekend corre l’obbligo di darvi un buongiorno appena alzati, non dal letto, ma da Letta. Poco oltre 7 anni dal più famoso “Stai sereno” rifilato nella storia politica italiana dal dopoguerra, dopo 6 anni di studi accademici alla Scuola di Affari Internazionali di Parigi, ritorna in campo nella politica italiana, Enrico Letta che, solo vivendo, sapremo come e da quanti verrà incoronato, dopo aver sciolto la riserva di 48 ore, alla Segreteria del PD.
Enrico Letta, nato a Pisa il 20/08/1966, nonostante i 55 anni, ha una lunghissima carriera politica. Iniziata nel 1991, nella Democrazia Cristiana. Nel 1997 è vice segretario insieme a Dario Franceschini del Partito Popolare Italiano, sotto la segreteria di Franco Marini. E’ giovanissimo ministro nel primo e secondo governo di Massimo D’Alema, nel 2000. E eletto nel 2004 parlamentare europeo per Uniti nell’Ulivo; viene eletto deputato alle politiche del 2006 e diviene sottosegretario nel governo di Romano Prodi. Si candida, da cofondatore del PD, alla segreteria nel 2007, ma arriva terzo dopo Walter Veltroni e Rosy Bindi. Nell’Aprile 2013, dando le dimissioni da segretario del PD Pierluigi Bersani, anche lui si dimette da vice segretario, ma poco dopo, essendo stato rieletto Giorgio Napolitano, Enrico Letta viene incaricato di formare il primo esecutivo di grande coalizione che ci sia stato in Italia. Ma, dopo l’uscita dal governo di Forza Italia, decisa da Silvio Berlusconi, ecco profilarsi sulla sua strada il neo segretario del PD Matteo Renzi. Il ragazzo di Rignano, che prima gli assicura lealtà e di lì a poco lo giubilerà a metà febbraio 2014 e lo sostituirà come Premier. Nel 2015, leggerissimamente incazzato, Enrico Letta si dimette da deputato del Parlamento Italiano, non rinnova la tessera del PD e si trasferisce a Parigi ad insegnare. Solo con l’elezione di Zingaretti nel marzo 2019 che eclissa Renzi sconfitto al Referendum Costituzionale, Enrico Letta decide di riavvicinarsi alla casa madre del Partito Democratico.
Chi glielo fa fare ad Enrico Letta di rimettersi nell’agone politico? Le sue dichiarazioni, dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, le più bischere che io ricordi negli ultimi 50 anni di storia italiana. Dimissioni date non in una sede di partito, ma in un talk show di Barbara D’Urso, campionessa mondiale della tv piaciona e strappalacrime, rimarcano la sorpresa di doversi trovare a tappare più di una falla sulla barca del PD in zona autoaffondamento. L’accettazione, onde evitare un’irreversibile dilapidazione del patrimonio politico del PD, è motivata dall’amore per la politica, per dare una svolta al partito, rinverdendo valori, non cercando unità e/o unanimità di facciata, ma cercando una verità nei rapporti. Una volontà gagliarda quella di non voler vivacchiare ma aprire una vera discussione nei circoli tra gli iscritti, irrobustitosi dal suo lavoro di studio con i giovani e dalla sua vocazione di europeista. Con Mario Draghi potrebbe costituire un bel sodalizio. Covare spirito di vendetta verso Renzi di Italia Viva e le teste di ponte all’interno del PD, non potrà che portargli sfiga, anche perché di battaglie tra leader segretari ed ex segretari del PD, ne abbiamo tutti pieni gli zebedei. Aprire le porte a soggetti nuovi della società, essere l’alfiere della svolta ecologica della società che rivolti come un calzino il Partito Democratico, gioverebbe non solo al partito stesso, ma ai suoi alleati ed al Paese.
Enrico Letta, in bocca al lupo.
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