Se si trattasse di un Dio del quale parlare, forse anch’io non crederei; ma dato che si tratta di un Dio al quale parlare, per questo io credo in lui. Martin Buber
Martin Buber, pensatore e scrittore ebraico di origine austriaca, uno dei massimi rappresentanti di un indirizzo filosofico centrato sulla persona e sul suo valore chiamato “personalismo religioso, è l’autore del libro, Il cammino del giusto (Editore Gribaudi), dove espone alcune riflessioni su cinque Salmi prescelti e redatti da autori diversi, che hanno come tema principale l’agire secondo giustizia e l’agire ingiustamente, il perenne conflitto tra bene e male.
La problematica del bene e del male, illuminata dai bagliori della fede biblica, è stata più volte al centro del pensiero speculativo dell’autore, e le immagini del giusto e dell’ingiusto, del bene e del male nell’esistenza umana autentica, hanno costituito un interesse costante durante tutta la sua vita di esegeta sia a livello personale che sociale e politico.
L’analisi strutturata buberiana, sui Salmi, considerati come lo specchio dell’intera esistenza umana e dell’orizzonte cosmico (12, 14, 82, 73, 1, in questo ordine sono esaminati), è lineare, trasparente e molto accurata nel mettere in risalto che Dio non è mai estraneo all’orizzonte dell’uomo perché si schiera sempre dalla parte della giustizia e non dell’assurdità e del trionfo del male, insito nell’anima dell’individuo.
Nella presentazione del libro il cardinale Gianfranco Ravasi sintetizza con acutezza e precisione la ricerca di Buber sui Salmi prescelti, simili per concezioni e atteggiamento di fondo, che si integrano a vicenda.
Il Salmo 12 costituisce la prima tappa del cammino personale di ricerca dell’autore che, come il salmista, si trova a rapportarsi con la falsità, priva di scrupoli, degli uomini arroganti e malvagi. La riprovevole menzogna, come sistema di vita, è il male specifico dell’essere umano che tradisce se stesso e raggiunge il sommo grado quando diventa un mezzo di prevaricazione e di dominio sugli altri. Al mondo umano fatto di falsità, di ipocrisia e di doppiezza, che opprime i poveri, gli umili della terra e le persone oneste, si contrappone il mondo della parola pura e sincera, veritiera e affidabile di Dio che aiuterà, salverà e libererà i disprezzati, gli ingannati e gli oppressi.
Il Salmo 14, definito il canto della «segreta lacerazione» del popolo di Israele, inizia con la dichiarazione che “Dio non c’è” e che può essere accostata all’affermazione di Nietzsche che “Dio è morto”, è assente, disinteressato e lontano, indifferente agli eventi dell’uomo e del mondo. Pertanto il mondo lacerato è in mano agli sfruttatori, corrotti e malfattori, agli oppressori che schiacciano i poveri e i deboli, gli indifesi e i bisognosi protetti da Dio, considerato rifugio degli umili e degli oppressi e speranza di liberazione.
Il Salmo 82 è un requisitoria contro gli esseri insigniti di potere di origine divina, contro la corruzione delle magistrature, contro coloro ai quali Dio ha affidato il ruolo di giudici che non hanno saputo opporsi all’ingiustizia, che non hanno reso giustizia agli oppressi, che non hanno saputo difendere i poveri e i deboli. Il salmo, mostrando che la giustizia di Dio è sempre dalla parte dei più poveri e degli oppressi, traccia la via per rendere salda la convivenza tra gli uomini.
Il Salmo 73, ritenuto un capolavoro di alta spiritualità, è “un canto del cuore”, dove ancora una volta, nella prima parte, l’esistenza felice e privilegiata del malvagio che prospera è contrapposta alla vita stentata e amara del giusto “puro di cuore” che soffre, mentre nella seconda parte il malvagio scivola nella palude infernale e il giusto, dopo essersi purificato, gioisce nello stare accanto, sempre vicino a Dio eterno.
Il Salmo 1, ultimo testo esaminato dall’autore, tratta della vera felicità che non è palese a tutti. Il salmo descrive le due vie (di vita): quella retta dei giusti che seguono Dio e quella inaridita dei malvagi che si perdono nel nulla perché senza sbocco. Parafrasando un brano del libro dei Proverbi si può affermare che la via dei giusti è come «luce all’alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio» e la via degli empi è come «oscurità».
Con questo saggio, sostenuto da una filosofia dialogica, Buber, nell’affermare che «Non è che ai “malvagi”, ai cattivi si contrappongono i buoni; “i buoni” non esistono. Esiste solo il bene», invita in maniera vigorosa a scegliere il bene, la verità e la via della giustizia dove, nel vivere una vita autentica in rapporto agli altri, si può incontrare Dio che offre agli uomini giusti ricompensa e benedizione, luce e gioia.
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