Il lavoro intellettuale

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Il lavoro intellettuale                                                                                   Cos’è, come si fa, a cosa serve                                                                           di Gianfranco Pasquino

Gli intellettuali sono utili alla società, ma solo nei tempi lunghi. Svolgono la loro funzione prima e dopo, mai durante gli eventi. (Umberto Eco)

          Il professore emerito di Scienza politica, Gianfranco Pasquino, nell’ultimo libro pubblicato Il lavoro intellettuale. Cos’è, come si fa, a cosa serve (editore Utet) riflette sul ruolo degli intellettuali e soprattutto sulle modalità con le quali svolgono il loro importante compito di elaborare idee, di comunicarle e di renderle utilizzabili.

Il lavoro intellettuale può servire ad impedire a coloro che hanno potere politico, economico, sociale e religioso di trarre vantaggio da quel potere a scapito della vita degli altri e può essere utile a rendere migliore il funzionamento dei sistemi politici, ad accrescere le conoscenze e a diffondere le opportunità e le chances di vita delle persone.

Gli intellettuali, per essere sostenuti e incoraggiati, hanno bisogno del pubblico al quale si rivolgono con le loro idee elaborate con lo studio e l’impegno e si rapportano alla loro comunità di riferimento, ai cittadini e all’opinione pubblica per essere apprezzati ed elogiati per la validità e qualità del lavoro da loro svolto.

L’autore ha individuato sei attività essenziali (leggere, confrontarsi, ricercare, insegnare, predicare, applicare) attraverso le quali il lavoro intellettuale, difficile e gratificante, si sviluppa e si rafforza nel tempo con fatica e pazienza.                                      La prima attività irrinunciabile da praticare, per un buon lavoro intellettuale, è leggere, rapportarsi e confrontarsi con coloro (autori antichi, scrittori contemporanei, studiosi e maestri nelle diverse discipline ecc.), che hanno scritto prima per imparare, cercare stimoli, spunti e ampliare i propri orizzonti culturali ed esistenziali.

Leggere (e saper leggere), per chi intende svolgere un lavoro intellettuale, significa salire sulle «spalle dei giganti» del passato per accumulare conoscenze, per sapere discernere ciò che è essenziale e originale e tralasciare ciò che è ripetitivo e superfluo. Leggere serve ad avere una visione più completa della realtà, per comprendere i cambiamenti di mode e paradigmi per poter spingere lo sguardo e la mente più avanti.

         In questo agile e colto saggio l’autore, nel sostenere e argomentare l’importanza della lettura, attraverso un suggestivo percorso, si riferisce a diversi autori classici (Machiavelli, Pasolini, Canetti, Sartori, Zagrebelsky, Robert K. Merton…) e soprattutto ai testi di Fukuyama e di Huntington che rappresentano pietre miliari indispensabili per comprendere l’evoluzione dell’ordine politico mondiale.

          La seconda attività utile, per svolgere il lavoro intellettuale, è il recensire libri, film, mostre, opere teatrali, concerti, trasmissioni televisive sulle riviste, sui quotidiani, sui settimanali. Le recensioni servono per valutare il contenuto di un libro, l’originalità, l’efficacia e la sua visione. Sono utili quando invogliano i lettori ad approfondire temi e problemi affrontati, quando contengono critiche argomentate e quando suscitano il confronto intellettuale delle opinioni, delle idee, delle acquisizioni, delle ricerche e dei risultati degli altri nei congressi delle associazioni professionali e nelle riviste sia scientifiche accademiche che di divulgazione e di dibattito.

          Le recensioni, attività da sempre sottovalutata, sono un’importante fonte di conoscenze e di stimoli culturali, sono uno strumento per approfondire, per ampliare lo spettro delle informazioni e la diffusione di conoscenze e sono un luogo di stimolante confronto intellettuale tra gli autori del libro, il recensore e i lettori. I tre fondamentali obiettivi delle recensioni sono: informare il lettore sul contenuto del libro; valutare quanto l’autore ha conseguito, spiegare le critiche e proporre criteri di miglioramento.

             Nel capitolo riguardante il ricercare e scrivere Gianfranco Pasquino si chiede come nascono i libri non soltanto quelli di notevole interesse e valore, partendo dallo spunto dell’affermazione del suo maestro Giovanni Sartori, (il più grande studioso della democrazia) scriviamo contro chi e che cosa: compito non soltanto scientifico, ma etico.

Per rispondere a queste domande l’autore invita a consultare l’ampia produzione scientifica di Sartori, di Bobbio, di Aron e di altri autori italiani e stranieri sulla democrazia, sull’eguaglianza e sul liberalismo. Questi autori, studiosi di scienza politica e di sociologia, nel praticare il loro lavoro intellettuale, hanno pensato e concepito i loro libri contro qualcuno e qualcosa per costruire alternative con efficaci metodi di indagine.

Per poter svolgere il lavoro intellettuale, anche nel campo della scienza politica, è necessario padroneggiare una moltitudine di campi, da quello principale a quelli limitrofi, per essere comparati. La comparazione, necessaria e indispensabile, è uno strumento insostituibile per tutti i fenomeni politici (alternanza, sistema e crisi dei partiti, crollo dei regimi totalitari, la bellezza della Costituzione…).

Il lavoro intellettuale, nel fare ricerca e scrivere, mira ad essere originale nell’individuazione dei problemi da affrontare, nella scelta del metodo con il quale procedere all’analisi e al conseguimento dei risultati da diffondere, tenendo presente del lavoro precedentemente svolto dagli altri studiosi senza plagiarli perché il plagio è scorretto e squalificante utilizzarlo.

Le nuove conoscenze acquisite dalle letture e dalle ricerche possono essere diffuse con l’insegnamento, attività nobile e impegnativa, che più che, un mestiere e una professione, può essere considerata una vocazione. Insegnare è una componente importante, talvolta essenziale del lavoro intellettuale, che vuol dire non solo fornire nozioni utili, ma offrire strumenti e metodi per inquadrare e comprendere eventi e fenomeni. Inoltre insegnare, attraverso il confronto e il dibattito, serve a elaborare, chiarire, migliorare le idee e gli scritti.

          Altro tema affrontato dall’autore, sempre con ricchezza di riferimenti culturali e di solide argomentazioni, è il predicare, il diffondere le idee e le acquisizioni culturali per utilizzare e applicare il sapere acquisito, per affrontare e risolvere i problemi che si presentano in tutte le società che cambiano ed evolvono. Il lavoro intellettuale sia nel settore delle scienze sociali che in politica, confrontandosi con la realtà, serve per migliorare praticamente la vita delle persone.

      L’intero saggio dell’autore, con la vastità degli orizzonti perlustrati e per l’imponente studio degli autori richiamati, si basa sugli oltre cinquant’anni di lavoro intellettuale svolto nella scienza politica, sulla capacità di analizzare in profondità e interpretare con acume i fenomeni politici nella loro interezza e complessità.                         Le riflessioni dell’autore sugli intellettuali pubblici (scrittori, giornalisti, registi, artisti, professori universitari…)  considerati più influenti, sono frutto di studi e di ricerche della scienza politica, delle scelte dei temi studiati, dei problemi da risolvere. Il lavoratore intellettuale responsabilmente mette a disposizione dell’opinione pubblica e della comunità i suoi prodotti perché possano essere corretti e migliorati.

          La conclusione finale, a cui giunge nel sintetico saggio Il lavoro intellettuale. Cos’è, come si fa, a cosa serve Gianfranco Pasquino, consiste non tanto nel capire che cosa sia il lavoro intellettuale, ma come farlo al meglio da parte di «coloro che si occupano di idee, le studiano, le formulano, le criticano, le contrappongono, le rivisitano, talvolta tentano di farle tradurre in pratica».

      

 


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