Il soffio del vento: Angoscia

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Angoscia

Riusciamo […] a  soffocare o a dissimulare la nostra angoscia?                Certo è che non possiamo sopprimerla, perché siamo angoscia.            Jean Paul Sartre

Angoscia è un termine che ha assunto nel corso del tempo diversi significati e ha interessato teologi, filosofi, medici, psicologi, psicanalisti, psichiatri e anche poeti, scrittori e artisti di ogni epoca. Anticamente religiosi, teologi e filosofi hanno elaborato teorie, idee su questo sentimento primitivo che l’uomo ha espresso artisticamente con graffiti sulla roccia o sulle pareti delle caverne fin dalla preistoria.

Dal punto di vista medico l’angoscia comporta una difficoltà di respiro, una opprimente costrizione al torace e alla gola, una accelerazione della frequenza cardiaca, un senso di soffocamento che genera, affanno, agitazione, inquietudine, dolore fisico. L’angoscia, come sofferenza acuta, corporea e morale, ha riguardato anche la vita di Cristo soprattutto nella narrazione dell’episodio della notte trascorsa nell’orto dei Getsemani, quando Gesù sentì paura e arrivò per la tensione a sudare sangue. Infatti l’evangelista Luca (22,44) racconta che Gesù turbato «in preda all’angoscia, pregava più intensamente e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra».

Dal punto di vista filosofico, per il movimento esistenzialista l’angoscia, parola introdotta da Sören Kierkegaard, è il sentimento fondamentale che l’uomo ha della nullità da cui emerge ed in cui tende a risolversi il suo essere finito. L’angoscia, come «elemento ineliminabile della fenomenologia umana» (Heidegger), e come finitezza sperimentata dall’uomo, è la consapevolezza esistenziale del suo “non essere” nel mondo e la disposizione che mette l’uomo di fronte al nulla.

Secondo la psicanalisi l’angoscia sarebbe l’espressione di una situazione inconscia, di un profondo stato di malessere psico-fisico, determinato dalla percezione non razionalizzata di un pericolo e mescolato di apprensione vitale. Per lo psichiatra Vittorino Andreoli l’angoscia è «un’ansia ancora più drammatica, ed è ben espressa dalla radice del termine che descrive la condizione di chi si trova in un vicolo stretto e non ne vede la fine, o in un tunnel, di cui non percepisce il punto di luce che segna l’uscita».


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