LATINA- Incontro Serena al Bar Mimì, in questa mattinata grigia di nuvole e di stato d’animo collettivo.
Siamo amici “social” da molti anni, ma non c’eravamo mai conosciuti per davvero. “Io avevo dei pregiudizi su di te, lo devo ammettere”, mi confessa con disarmante sincerità. “Lo so, lo avvertivo”, rispondo cosciente io.
Fatto è che siamo al bar per parlare delle nostre vite, della Fede cristiana che ci accumuna, dei progetti futuri. Soprattutto della sua partecipazione, insieme a 2.000 ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo, all’iniziativa “Economy of Francesco”, vale a dire un gruppo di giovani economisti invitati da Papa Francesco a ri-pensare alla economia sotto la luce della giustizia e della fraternità.
Hai da poco concluso un percorso universitario brillante: 110 e lode in Economia alla Sapienza. Adesso che progetti hai?
Un grande dono che mi è stato fatto, questo percorso universitario. Non scontato. C’è voluto tanto coraggio che non è venuto da solo, sono molto grata. Adesso sto facendo dei colloqui per il dottorato in diverse università. Sto lavorando su un progetto di ricerca che analizza l’impatto del Covid-19 sulla economia.
L’economia e gli economisti rischiano d’apparire, almeno secondo me, sempre molto freddi, distaccati ed aridi. Quale è la tua concezione dell’economia?
L’economista è, prima di ogni altra cosa, uno scienziato sociale. I numeri servono, perché ti aiutano a quantificare la realtà che ti circonda, ma il paradigma con cui l’economista osserva le cose deve essere di tipo sociale. L’Istat può calcolare di quanto aumentano i consumi, ma al tempo stesso occorre fare un’analisi sociale rispetto al cambiamento dei numeri. L’apporto che deve dare l’economista deve essere anche quello di comprendere le persone. Prendi questo periodo che stiamo vivendo, ad esempio. Molti economisti ti dicono che lo shock è a V, cioè c’è una caduta salvo poi risalire. Questo si scontra con la realtà, anche emotiva e psicologica, che attanaglia tanti cittadini che soffrono.
Secondo te l’economia dovrebbe “umanizzarsi” di più, attraverso discipline quali la psicologia o la filosofia?
Attualmente lo sforzo è in questa direzione, andare oltre il mainstream economico. Non dobbiamo dimenticare che l’economia nasce come scienza morale, Adam Smith era un filosofo. A fine Ottocento il marginalismo ha puntato a razionalizzare l’economia, concependola come un problema matematico.
Oltre all’economia nella tua Vita c’è tanto spazio per l’impegno sociale e cristiano. In primo luogo, gli scout…
Mia nonna mi ha instradato verso Cristo. Lei aveva una devozione particolare per il Sacro Cuore di Gesù, la sento ancora quella presenza di nonna che mi accompagnava sempre a Messa. A sedici anni mi affacciai ad un gruppo scout della Parrocchia del Sacro Cuore, attraverso una amica. Da lì è iniziato un percorso che dura ancora oggi. Lo scoutismo mi ha cambiato la vita.
Come si traduce, nella tua Vita, la buona notizia del Vangelo?
Non sono una santa (ride). Si traduce in due insegnamenti: in primo luogo essere al mondo, capire la ragione profonda dello stare al mondo. Guardare le cose che accadono in modo provvidenziale, attraverso il discernimento. In secondo luogo, al pari della prima, l’amore per gli altri. Vivere a servizio degli altri.
Questo Pontefice, così amato ed un poco contestato, come sta interpretando il Vangelo?
Credo che il Papa abbia incarnato molto bene quei due insegnamenti di cui parlavo. Ha portato l’attenzione della Chiesa verso il prossimo inteso come l’ultimo. Penso sia questo il suo più grande insegnamento. Poi, la sua attenzione alle tematiche sociali.
Nell’ultima Enciclica di Papa Francesco, “Fratelli Tutti”, si parla di “amicizia sociale”. A me sembra che oltre al tema affettivo della fraternità, analizzare la socialità dell’amicizia sia una gigantesca tematica politica. Non trovi?
Il cristiano può e deve far politica. Nel senso che il Vangelo deve necessariamente tradursi nella vita sociale che ognuno di noi conduce. Senza correre il rischio di cadere nel radicalismo, il cristiano è in azione nella realtà che lo circonda. Pensiamo alla lotta che il Papa conduce per contrastare lo sfruttamento, la corruzione. Sono temi che ogni cittadino dovrebbe far propri. Essendo un Gesuita, penso che la cifra per comprendere questo Pontificato sia appunto da ricercarsi nella pratica del discernimento.
Cos’è esattamente “Economy of Francesco”, di cui fai parte, e quale è il vostro compito, la vostra missione?
Il legame fortissimo che il Papa ha con i temi sociali l’ha portato a creare questo movimento, selezionando under 35 nel campo economico. Il Papa ci ha lanciato un mandato per cambiare la fisionomia dell’economia, rendendola sempre più giusta e fraterna. Lo spirito che ci guida è quello di San Francesco. Abbiamo in mente una economia a misura d’uomo, che sia attenta alla terra come creazione e bene naturale; agli emarginati affrontando il tema delle disuguaglianze, anche di genere; alla rimozione delle distorsioni che la globalizzazione spesso produce.
Ci saremmo dovuti riunire ad Assisi. Essendo 2.000 giovani di ogni parte del mondo, a causa del Covid-19, ci vedremo da remoto. Di Latina, oltre me, c’è Davide Guizzo. Lui è un educatore salesiano e si sta laureando alla Bocconi.
Hai citato Assisi e mi è venuto subito alla mente Carlo Acutis, il giovane beato la cui tomba si trova proprio nella città di San Francesco. Quale è l’insegnamento di questo ragazzo?
Mi colpisce il modo santo con cui è morto questo quindicenne, la sua serenità. Il suo corpo riposa in pace, con la tuta della Nike. E’ il Santo del 2000. Lo guardi e pensi che se c’è riuscito lui, perché non noi? Ecco, Carlo Acutis rappresenta la nostra continua speranza di santità.























