Intervista al prof. Enzo Bonacci protagonista della scena filosofica internazionale

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Ho conosciuto il Professor Enzo Bonacci esattamente diciottoanni fa, quando dal  Dipartimento di Fisica dell’Università RomaTre fui designato responsabile per la  Provincia di Latina delle attività didattiche connesse con l’Anno Internazionale  dell’Astronomia – IYA2009. Da allora, abbiamo avuto diversi scambi di opinioni di  varia natura, che mi hanno permesso di conoscerlo e di scoprire la sua poliedricità  culturale non solo in seguito alla mia valutazione come tutor del suo lavoro  sperimentale “Studio sperimentale sulla cristallizzazione dell’acido citrico” (Aracne  ed., 2013),accolto per quattro anni di seguito come finalista al prestigioso Premio  Sapio, ma anche alla sua nutrita serie di saggi di Fisica e Matematica, materie che  insegna nei licei di Latina, e di Poesia. Negli ultimi anni il Prof. Bonacci ha  guadagnato la scena filosofica internazionale presentando due lavori rivoluzionari,  rispettivamente su Aristotele e su Damascio, accumunati dalla volontà del docente  pontino di approfondire il discorso sul “tempo” come grandezza fisica. Per tutto  questo, ho avuto l’onore di intervistarlo a tutto campo.

Per cosa sei stato premiato e qual è il tuo rapporto con la Filosofia? Quest’anno sono arrivato in finale nella sezione SAGGIO INEDITO del 20° Premio  Internazionale di Filosofia “Le Figure del Pensiero”, indetto dall’Associazione  Professionisti Pratiche Filosofiche (APPF), per “Il paradosso caos-temporale di  Damascio”; si tratta di una disamina sulla duplice visione del tempo (platonica ed  orfica) dell’ultimo scolarca della Accademia di Atene (chiusa d’imperio nel 529  d.C.), connotata dalla stupefacente conclusione che quel pensatore di nicchia sia stato  un precursore della moderna “Teoria del Caos”. Nel 2025, invece, vinsi la 19a edizione del medesimo Premio APPF nella Sezione PRATICHE FILOSOFICHE per  la lezione “De Coelo et Tempore” tenuta in occasione dell’Anno Aristotelico  dell’UNESCO e giunsi in finale nella Sezione AFORISMI con quattro elaborati e  nella Sezione IMMAGINE DEL PENSIERO con due immagini relative all’ipotesi  fisica di uno spazio-tempo esadimensionale. Quello con la Filosofia è un “amore  corrisposto” sin dai banchi di scuola. Ricordo che, dopo un’interrogazione  entusiasmante sul logos da Eraclito ad Heidegger, la professoressa mi suggerì di  sceglierla come facoltà universitaria. La vita ha preso un’altra direzione ma, a  ripensarci bene, la Filosofia è stata sempre presente, come substrato e sostegno, in  ogni mia area d’indagine.

Della tua lezione su Aristotele sappiamo tutto; parlaci, invece, dello studio sul  filosofo neoplatonico Damascio: come nasce e quali sviluppi avrà? Il lavoro su Damascio è un esempio di quella “serendipità” di cui parli spesso nei tuoi  romanzi: una scoperta accidentale, fortuita e fortunata, mentre siamo concentrati su  un altro obiettivo. Nel 2022 rimasi colpito dalla presentazione del trattato di  Damascio “Intorno ai primi principi. Aporie e soluzioni” da parte dei Professori  Roberto Radice, Massimo Cacciari e Tiziano Ottobrini. Approfondendo le opere del

filosofo bizantino in relazione alla sua idea del “tempo”, m’imbattei nella ricerca del  Prof. Pantelis Golitsis dal titolo “Damascius’ Philosophy of Time”. Quella lettura mi  fornì una delle due “chiavi” interpretative necessarie per giungere ad una conclusione  inaspettata e sconvolgente: la concezione caos-temporale damasciana del V-VI secolo  sarebbe antesignana del “caos deterministico” definito compiutamente nel XX secolo  e noto al grande pubblico come “Teoria del Caos”. Se vuoi sapere come ho ottenuto  la seconda chiave ermeneutica per aprire una porta rimasta chiusa così a lungo,  dovresti leggere il saggio “Il paradosso caos-temporale di Damascio”, in uscita entro  l’anno. Ho sottoposto, infatti, l’articolo alla revisione paritaria de “Il Contributo”,  prestigiosa rivista curata dal Centro per la Filosofia Italiana ed edita dall’Accademia  Vivarium novum, ricevendo un responso positivo: sarà pubblicato nel 2026.

L’idea germinale della Teoria del Caos, uno dei più grandi cambi di paradigma  del XX secolo, sarebbe stata formulata da un filosofo minore vissuto tra il V e il  VI secolo? Come è possibile?

Damascio è considerato minore (non ha neanche una pagina dedicata nella pur  sterminata Stanford Encyclopedia of Philosophy) perché le sue argomentazioni sono  state esaminate esclusivamente in ambito ontologico-metafisico, campo dove è  adombrato dai predecessori Proclo e Giamblico, ed è stato inesorabilmente  risucchiato nel vortice della Storia, con la perdita della maggior parte della sua vasta  produzione letteraria. Ben lungi dall’essere un vacuo esercizio d’inconcludente  retorica, l’eredità intellettuale del filosofo neoplatonico è pregna di contenuti ed è  stata oggetto di una tardiva rivalutazione storiografica. D’altronde, quando l’Editto di  Giustiniano interruppe definitivamente l’esperienza millenaria della Scuola di Atene,  lui ne era alla guida, ultimo successore (diadoco) del sommo Platone. Se fosse stato  un timido adattatore (o, peggio, uno scialbo imitatore) di dottrine già note, non  avrebbe mai potuto ricoprire quell’incarico. Come ribadito dal Prof. Cacciari, la sua  Scuola era florida e strenuamente concorrenziale con la rampante teologia cristiana.  Spostando l’attenzione sul portato epistemologico dei suoi scritti, ho riscontrato  un’originalità di visione, una maestria nel maneggiare i paradossi ed una coerenza  logica fuori dal comune. Non deve stupire, quindi, che tra i padri fondatori della  Teoria del Caos, se non addirittura “il” fondatore, vi sia proprio Damascio.

Complimenti! Non trovi che questa tua sensazionale scoperta sia frutto della  Terza Cultura, o cultura unificata/generalista?

La Terza Cultura, di cui tu sei uno dei principali fautori a livello nazionale, propugna  la fine della tradizionale separazione tra la cultura umanistica e quella scientifica a  vantaggio di un nuovo modello didattico e formativo. I suoi riferimenti sono la  classicità greca ed il Rinascimento italiano, come ben evidenziato nei tuoi libri (ad  esempio in “Radici Siciliane” del 2024 e in “Atomos” del 2025). In effetti, la mia  analisi del pensiero damasciano sarebbe stata impossibile con un approccio a  compartimenti stagni. Se fossi stato privo della cultura scientifica, non mi sarei  accorto della valenza interdisciplinare delle parole di Damascio e se, al contrario, non  avessi avuto un’infarinatura sul linguaggio e la concettualizzazione propri della  cultura umanistica, non avrei avuto le coordinate per navigare speditamente  nell’oceano letterario tardo-platonico. Solo una conoscenza integrata di nozioni

scientifiche e metodologia filosofica e, per converso, di metodologia scientifica e  nozioni filosofiche, mi ha permesso di muovermi agevolmente nell’intersezione tra  Scienza e Filosofia e di riabilitare una figura travolta dalla Storia come l’ultimo  Scolarca dell’Accademia di Atene.

Volente o nolente sei diventato l’ambasciatore culturale di Latina nel mondo:  qual è il tuo rapporto con la città?

Quando mi trasferii qui dalla pianura padana, negli anni ‘70, il benvenuto fu  traumatico: venni ferito da due ragazzi di strada per non aver ceduto un pallone da  calcio. Negli anni ‘80 la mia voce entrò nelle case dei latinensi con la trasmissione  radiofonica “Dietro la lavagna” ed il Sindaco Delio Redi mi conferì la cittadinanza  onoraria per meriti scolastici. Negli anni ‘90 ed all’inizio del nuovo millennio ho  conosciuto, per svago o per lavoro, persone meravigliose, di una preparazione eccelsa  ed una gentilezza disarmante, così come gente gretta, meschina e invidiosa a livelli  allarmanti. Da responsabile del Planetario “Livio Gratton”, nel decennio 2010-2020,  ho divulgato l’Astronomia a centinaia di cittadini di ogni età, genuinamente  interessati, ed ho reso famosa la città in numerosi congressi internazionali. Pensa che,  per spiegare dove fosse Latina all’Università di Jyväskylä (Finlandia), ho attaccato un  post-it sotto Roma su una vecchia cartina dell’Italia. E poi, ancora, sono stato il primo  pontino nominato alla Fellowship dell’Institute of Physics, al Premio “Albert  Einstein” del Consiglio Culturale Mondiale, al Premio “Sapio” per la Ricerca Italiana  (grazie a te, mio presentatore e garante), ecc. Fatalisticamente parlando,  nell’economia generale dell’universo, la mia presenza a Latina era necessaria. Una  cosa simile ritengo sia successa anche a te, caro Francesco, che pur essendo siciliano  d’origine, puoi a ben diritto fregiarti del medesimo titolo di “ambasciatore culturale”  della città!

Sono passati 40 anni esatti da quando fosti definito un enfant prodige in base ai  primi test psicometrici somministrati in Italia; cosa è rimasto di quel  promettente fanciullo soprannominato Amadeus alle scuole medie? Che ricordi vividi… Il primo a darmi fiducia, alle Scuole Medie, fu un insegnante di  Musica scomparso prematuramente. Un docente eccezionale che voleva far emergere  il talento in una “Giovanni Cena” dinamica e ambiziosa. Su sua proposta fui  nominato caporedattore del giornalino scolastico, caposquadra per le sfide  interscolastiche e responsabile di vari progetti studenteschi. Mi soprannominò  “Amadeus” perché gli rammentavo il personaggio del film di Miloš Forman del 1984,  credo per ingenuità e per una risata atipica. Alla fine della Terza Media, quando  conseguii una delle pagelle “sperimentali” migliori del Lazio, fui sottoposto al test  WISC-R con punteggio stratosferico e profezie di un futuro rutilante, mai avverato.  Quello che non si capisce delle persone ad alto QI è che spesso sono le peggiori  nemiche di loro stesse: pensare troppo, notare ogni dettaglio e prevedere ogni  situazione non giova alla serenità, né alla felicità e neppure alla realizzazione  individuale. Riprendendo le sagge considerazioni del tuo ultimo romanzo “Atomos”,  non è facile dominare «il despota più insidioso che è in ciascuno di noi». Solo  adesso, dopo quattro decadi di esperienza, comprendo appieno la citazione di Carl  Jung: «Il privilegio di una vita è diventare chi sei veramente».

Dato che insegni Fisica nei Licei, ti chiedo: oggi, nell’epoca della tecnologia  informatica che non dimostra limiti, uno studente “maturo” è in grado di potere  assumere un atteggiamento critico nei confronti degli eventi reali? Sara in grado  di capire se un’informazione è una fake-news, o una post-verità, o una notizia  falsa creata con l’IA?

Lo spettro di un controllo orwelliano delle masse, veicolato da un progressivo  depauperamento del linguaggio e favorito da una sorta di “pigrizia mentale”  cagionata dall’ipertecnologia, aleggia poderosamente sulla nostra società, in  particolare sui giovani. La ricchezza lessicale e l’eloquio forbito sono lontani ricordi,  immortalati nei filmati del secolo scorso, mentre la distrazione da telefono cellulare  sta assumendo dimensioni patologiche. L’Intelligenza Artificiale rappresenta  un’incognita assoluta, ma le sue potenzialità appaiono già adesso sconfinate, per cui  il pericolo di un utilizzo criminale dell’IA è concreto. Il nuovo curricolo di  Educazione Civica nelle scuole mira a formare i cittadini digitali del futuro secondo il  Quadro delle Competenze “DigComp 3.0” ed il Liceo Artistico “Michelangelo  Buonarroti” di Latina è in prima linea nel contrastare l’analfabetismo digitale. Temo,  però, che il rischio di fraintendimenti in buona fede, di mistificazioni basate su  subdole post-verità e di manipolazioni attraverso raffinate fake-news permanga  piuttosto elevato. Un antidoto efficace a questi “veleni” culturali potrebbe fornirlo  proprio la Terza Cultura, con la sua poliedricità, ampiezza e solidità.

Tornando ai tuoi recenti successi nella Filosofia, senti di dover ringraziare  qualcuno?

Dedico questi successi alle mie professoresse di Filosofia del liceo, Paola Bertoni ed  Anna Maria Tomassini, e a tutti i colleghi di questa splendida materia con cui ho  avuto il piacere di collaborare su indimenticabili progetti educativi, in primis Maria  Letizia Parisi che, da Presidente della Sezione SFI – Feronia, mi ha invitato alle  celebrazioni per il 2400° anniversario della nascita di Aristotele. Sono grato a te, caro  Francesco, per questa bellissima intervista che, in virtù della nostra vicinanza  professionale ed umana, assomiglia più ad una chiacchierata tra buoni amici.  Ringrazio, infine, mia madre Adele, maestra storica di Via Tasso a Latina, che mi ha  trasmesso sia il pensiero critico sia l’etica del lavoro. Nessuno lo ha mai saputo,  poiché lei è di un’umiltà più unica che rara, ma se la trasmissione del titolo per linea  femminile del Regno delle Due Sicilie fosse in vigore, oggi leisarebbe l’ultima  discendente di una antica nobiltà civica lercarese. Una ricerca con margine d’errore  inferiore all’1% la colloca, inoltre, nell’albero genealogico di Francis Albert Sinatra,  detto Frank, del quale possiederebbe gli stessi “Ol’ Blue Eyes”.

Frank Sinatra?!? Credevo che il tuo cognome ti legasse al celebre matematico  Leonardo Pisano, detto Fibonacci…

Purtroppo no, non risultano parentele con l’illustre matematico pisano del Basso  Medioevo, il filius Bonacci. Se vuoi, possiamo chiudere questa magnifica intervista  con un augurio ripreso da uno dei titoli più famosi del grande cantante italo americano: “The best is yet to come”. Per noi, caro Francesco, il meglio deve ancora  venire!

Francesco Giuliano


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Francesco Giuliano
Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).