La Divina Commedia: Le tre Cantiche

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La Commedia, opera di poesia, esce fuori da tutti i limiti di tempo e parla nelle sue pagine più belle, agli uomini di tutte le età e di tutte le patrie.

Natalino Sapegno

         La Comedia, secondo la retorica medievale, è un poema allegorico  ed è, come indicato dallo stesso autore, «un genere di narrazione poetica, contraddistinto dalla tristezza dell’inizio e dal lieto fine, e svolto in uno stile umile e dimesso».

         Sulla genesi e i tempi di composizione dell’intera Comedía non abbiamo certezze, data l’assenza di testimonianze dirette. Le congetture che sono state fatte si basano da un lato su riferimenti a eventi storici offerti dallo stesso testo, dall’altro lato su elementi rintracciabili dal macrotesto dell’autore stesso.

Secondo alcuni studiosi è possibile ipotizzare che Dante negli anni del suo esilio abbia composto l’Inferno fra il 1304 e il 1308, il Purgatorio dal 1308 al 1312 e il Paradiso negli ultimi anni della sua vita, dal 1316 al 1321. Negli anni dal 1312 al 1316 con molta probabilità, il sommo poeta operò una revisione delle prime due cantiche.

         La Comedía è composta di 100 canti, divisi in tre Cantiche, ciascuna formata da 33 canti, più un proemio, il canto I dell’Inferno che per questo è costituito da 34 canti.  Il numero 3 è per Dante un numero significativo per l’alta carica di simbolicità connessa alla magia del numero ternario proprio della simbologia trinitaria cristiana e medievale.

         La Divina Commedia poema allegorico che nella finzione ha inizio nella settimana santa del 1300, anno del Giubileo. Un capolavoro dalle infinite risonanze, ammirato e letto da molti lettori di ogni epoca perché è una prerogativa dei Maestri della letteratura e del pensiero consegnare agli uomini di ogni tempo messaggi che si fissano nella memoria come ricordo e nell’anima come parole di vita. Dante nelle tre Cantiche racconta le lotte e i drammi dell’esistenza umana.                                                                                                                                                  La Divima Commedia è un insieme di mondi, è l’opera più conosciuta e amata da tutti. Parafrasando Orazio l’opera è «un monumento più duraturo del bronzo». Le caratteristiche che colpiscono anzitutto il lettore di questo poema sono la grandiosa architettura dell’insieme e la varietà e l’immensa ricchezza dei particolari.

Inferno

        Delle tre cantiche, l’Inferno è la più vasta, la più movimentata, la più drammatica e ricca di umanità e di passioni intense e profonde, è il luogo dove Dante, su uno sfondo di tenebre e di disperazione, incontra grandi figure di anime, come Francesca da Rimini  e Farinata degli Uberti, Filippo Argenti e Pier della Vigna, Capaneo e Brunetto Latini, Guido da Montefeltro e il conte Ugolino.   Secondo il critico letterario, Francesco De Sanctis, l’Inferno è tra le tre cantiche quella più poetica perché più vive sono, tra le anime morte, le passioni umane.

         L’Inferno è il regno della dannazione, che si estende verso il centro della terra, sotto Gerusalemme. È concepito in 9 cerchi concentrici che vanno restringendosi dall’alto in basso, a forma di imbuto, e in essi i dannati sono distribuiti in modo che le pene, in rapporto alle colpe, sono tanto più gravi quanto più si scende.

La struttura morale dell’Inferno consiste in una triplice ripartizione dei peccati, per incontinenza, violenza o matta bestialità, malizia. Il primo genere di peccati è meno grave perché include le colpe commesse per il soggiogare della passione sulla ragione; il secondo e il terzo sono più  gravi per l’intervento nel peccato della volontà e della ragione. Le anime degli incontinenti sono puniti nel 2°, 3°, 4° e 5° cerchio dell’Inferno; i violenti nel 7° e i peccatori di malizia nell’8° e nel 9°.  Fanno parte a sé il 6° cerchio e il 1° che è il Limbo.

Purgatorio

         Il Purgatorio è il luogo dove la speranza di «salir al cielo» (Purgatorio I, 6) non è più un miraggio, bensì un orizzonte di fiduciosa attesa, dove quel legame spezzato viene recuperato mediante un processo di purificazione che prepara il ritorno a Dio, «che volentier perdona» (Purgatorio III, 120). È il mondo di chi si è pentito ed è stato abbracciato dalla misericordia di Dio, un luogo di speranza che prepara la visione di Dio.

         Il Purgatorio è la cantica dell’idillio, della malinconia dove meno intenso è il vigore delle rappresentazioni, meno prepotente il rilievo degli episodi singoli. Dall’atmosfera cupa e greve dell’abisso dell’Inferno si passa in luogo dove l’aria è dolce e pacata, il cielo è azzurro e vasto, in un mondo fatto di gentilezza, concordia e speranza, dove predominano gli affetti gentili: mansuetudine, verecondia, rassegnazione e perdono.

         Il Purgatorio, secondo il poeta cardinale José Tolentino De Mendonça è «la purgatoriale ricostruzione del bene attraverso l’espiazione purificatrice». È una terra sconosciuta dove si cerca la strada e il coraggio per intraprendere il cammino di correzione insieme.

         Dante e Virgilio appena risaliti dalla voragine infernale si aggirano nella riva dell’isola del Purgatorio per trovare l’ingresso della montagna penitenziale. In questo regno i personaggi più famosi che i due incontrano sono le anime penitenti di  Catone, del musico Casella, Manfredi, Belacqua, Buonconte, Pia dei Tolomei, Sordello da Goito, Oderisi da Gubbio, Forese, Stazio, Sapia, Matelda. Queste anime sanno di aver sciupato molte occasioni di bene, sono consapevoli di quello che hanno fatto e rimpiangono la vita e la sua meraviglia. Questa cantica rappresenta il momento più affettuoso e soave della fantasia di Dante.

Paradiso

         Il Paradiso, come «compimento di un itinerario figurale», è il regno della luce, il luogo dove si entra nel mondo nuovo, «che solo amore e luce ha per confine (Paradiso XVIII, 53-54). Si è dentro un universo in cui abbandonata la visione della terra, si acquista la «novella vista» (Paradiso XXX, 58) delle cose di Dio. Nel Paradiso l’illuminazione diventa un’esplosione di luce che proietta la quotidianità del vivere nell’orizzonte di un destino eterno.

In questa terza Cantica, dove lo stile e la forza espressiva del poeta raggiungono il culmine, Dante conferma la sua creatività come poeta e come intellettuale cristiano. Nella sua Commedia tra palpiti e fremiti di sentimenti e di passioni è possibile cogliere la tensione ascensionale. Nella storia  della creazione dantesca – scrive Natalino Sapegno  è «il momento dell’ispirazione entusiastica ed epica e in complesso la più altra prova del genio dell’Alighieri, la più vertiginosa e sublime».

Nel Paradiso secondo il professor emerito Emilio Pasquini dell’Università di Bologna, uno die più prestigiosi docenti di Letteratura italiana nel mondo e tra i massimi studiosi del sommo poeta, «Dante è un artefice e un poeta di altra stazza», che rispetto alle altre cantiche «é cresciuto non poco nel dominio della sintassi e dello stile» nella reinvenzione «metaforico-simbolica della realtà». Per questo originale e innovativo studioso la speculazione teologica non contrasta ma favorisce l’invenzione letteraria.

 

 


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