La Fondazione Guido Carli ha organizzato un evento sulla fragilità giovanile ” Imperfetti e Felici “

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Romana Liuzzo Presidente della Fondazione Guido Carli si è fatta paladina di un problema sempre più pressante nel nostro Paese di cui purtroppo ancora se ne parla poco: il disagio giovanile mentale.

Partiamo dalle origini.

Proprio nell’ambito familiare affondano le radici di quel
malessere, di quel disagio psichico che si rivela in tutta la sua potenza.
E’ lì che bisogna scavare e cercare le ragioni di quel che è accaduto.

E’ da lì che inizia la “perdizione” dei giovani, che vivono a disperata velocità, tra fumo, sesso ed alcol.

Un argomento centrale il disturbo mentale tra i più infidi e difficili da curarsi e perfino da diagnosticarsi, ovvero il disturbo
borderline di personalità.

Quest’ultimo è un serio disturbo mentale che per lo più predilige il genere femminile in età giovanile e che spesso conduce ad uno stile di vita fatto di disordine e di eccessi, di
promiscuità sessuale e di uso di sostanze stupefacenti, con atteggiamenti autolesionistici ed estremamente pericolosi che pongono spesso a forte rischio la vita stessa del malato.
Non ci si arrende, nemmeno quando la malattia invade con prepotenza la tua vita: combatti con tutte le  forze per vivere e per essere una persona migliore. Ancora di più dopo l’insorgere della malattia perché il tempo diventa prezioso.
La salute, gli affetti, gli interessi che danno piacere e la verità sono gli scopi prioritari a cui prestare impegno e cura, senza restare sempre in attesa di qualcosa che chissà se mai verrà.

La parola poetica, la parola proferita in analisi racchiude in sé una dimensione semantica enorme, racchiude significati che vanno oltre il soggetto che li enuncia e quello che li ascolta. Sono parole dotate di vita propria che però spesso vengono offuscate dalla vita. Sono convinta che noi siamo un colloquio e che costruiamo la nostra trama incessantemente e che la nostra abilità stia nel riaccordare un senso nuovo alle parole oscure del nostro testo, ai capitoli bui della nostra esistenza.

Per quanto riguarda il disagio o la sofferenza credo che questa si determini spesso quando perdiamo la dimensione dell’altro. La sofferenza è un dialogo interrotto con il mondo. È quando il mondo lì davanti non ci invita più a farne parte, quando pensiamo che tra noi e le cose esista un abisso incolmabile. Se restituiamo dignità al mondo e agli altri, se riusciamo a perdonare e a chiedere aiuto, siamo già fuori dal guado.

Nelle nuove generazioni si assiste a una contraddizione enorme: da una parte c’è la forte tendenza a rimanere attaccati a situazioni del passato di fronte all’incertezza di un futuro “liquido”, dall’altro la crisi economica, le innovazioni tecnologiche e l’intreccio di relazioni mondiali avviano grandi movimenti di masse umane. In tutto ciò la Scuola è oggi il luogo ideale di contrasto dei disvalori che attraversano la società. Realtà in movimento, situazioni fluttuanti, indebolimento dei processi normativi, incertezza del futuro e scarsa chiarezza sugli obiettivi da perseguire contribuiscono a creare comportamenti a rischio delle nuove generazioni. Questi messaggi contrastanti assieme a pressioni sociali possono disorientare i ragazzi nel percorso di responsabilizzazione legato al passaggio dalla “società dei ragazzi” alla “società degli adulti”. Il disorientamento può trasformarsi in disagio evolutivo cioè la manifestazione delle difficoltà di assolvere ai compiti evolutivi che vengono loro richiesti dal contesto sociale per il conseguimento dell’identità personale e per l’acquisizione delle abilità necessarie alla soddisfacente gestione delle relazioni quotidiane. Queste difficoltà possono manifestarsi come atteggiamenti di sfiducia e chiusura nei confronti della “sfera pubblica”, della formazione scolastica, degli insegnanti, dei pari, di sé stessi.
Le ipotesi sono che gli indicatori del disagio si manifestano in modalità differenti per maschi e femmine, ragazzi di età diversa, ragazzi residenti in contesti abitativi differenti, ragazzi che frequentano tipi di scuola differenti, ragazzi che denotano livelli differenti di empatia nei confronti dei problemi altrui e ragazzi che considerano importanti aspetti differenti nello spiegare l’insuccesso scolastico.

Alessandra Trotta

(Giornalista e scrittrice)


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