FORMIA – La lite, gli spari, la fuga disperata per le scale: due omicidi e un suicidio per un’eredità. Il giovedì di sangue a Formia. Tre vittime per una questione legata alla gestione di un’eredità. Sarebbe questa a pista investigativa che stanno seguendo gli inquirenti per far luce sul movente che ha scatenato la furia omicida nella strage di Piazza Mattei a Formia.
Come ricostruito in un primo momento sarebbe una disputa tra parenti alla base dell’efferato omicidio-suicidio che ha sconvolto la cittadina del sud Pontino, anche se la ricostruzione deve ancora essere confermata dai Carabinieri e dai Finanzieri intervenuti sul posto insieme agli operatori del 118.
Pasquale Forcina, di 64 anni, ha prima ucciso la cugina, Fausta Forcina, docente di 60 anni presso l’istituto comprensivo “Dante Alighieri” e poi il marito della donna, Giuseppe Gionta, di 65 anni, ex insegnante di matematica e vice preside della stessa scuola.
La donna sarebbe stata raggiunta dai colpi di pistola nelle scale del palazzo, mentre tentava una fuga disperata per chiedere aiuto. Dopo il duplice omicidio, il 64enne si sarebbe asserragliato all’interno della sua abitazione, al primo piano dello stesso palazzo, e avrebbe puntato l’arma contro di sé.
Davanti al civico 39, in cui sono stati rinvenuti, i tre cadaveri (i corpi esanimi dei due uomini, in due diversi appartamenti, quello della donna per le scale),tutto il traffico è rimasto paralizzato. “Siamo tutti addolorati, increduli, ha detto il sindaco, Paola Villa. Non ci sono commenti da fare, e in silenzio rispettiamo il dolore delle famiglie coinvolte. Non ricordo precedenti simili che hanno interessato la città di Formia”.
Il primo cittadino conosceva molto bene la professoressa Forcina, docente di matematica delle medie “Dante Alighieri”, una sua collega; il fratello di Giuseppe Gionta – anche lui docente -, l’architetto Filippo Gionta, è un funzionario del Comune di Formia. La prima cittadina è profondamente scossa per questa immane tragedia e il suo dolore è comune a quello dell’intera comunità di Formia. Tutti conoscevano le tre vittime. Pasquale Forcina era particolarmente attivo e un grande camminatore, lavorava, come ragioniere, presso uno studio di dottori commercialisti. Era considerato un lupo solitario. Non parlava mai con nessuno, neppure con il fratello, che abitava nello stesso palazzo. Un tipo strano, lo descrive più di qualcuno, molto introverso. Aveva un regolare porto d’armi perché era un cacciatore.
L’omicidio, probabilmente, l’aveva studiato da tempo, nei minimi particolari. Un odio che è poi esploso in questa immane tragedia. Un conoscente, Mario, racconta che, proprio poche ore prima dell’omicidio suicidio, aveva incontrato Fausta Forcina, che conosceva da tempo essendo stata collega della moglie, entrambe insegnanti per 10 anni alla scuola media di Sonnino. ” Fausta era un tipo cordiale, socievole”. Così viene ricordata da chi l’ha frequentata.
Oggi Formia piange e riflette su una tragedia maturata probabilmente anche se va ancora accertato definitivamente, ancora una volta, per un interesse economico, per un’eredità contesa.
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