La pittura metafisica

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La pittura metafisica

Un’opera d’arte per divenire immortale deve sempre superare i limiti dell’umano senza preoccuparsi né del buon senso né della logica.

Giorgio De Chirico

         Per  pittura metafisica s’intende quell’indirizzo artistico che si è sviluppato tra il 1910 e il 1920 di cui fu iniziatore ed esponente maggiore Giorgio De Chirico (1888-1978) e a cui sono variamente ricollegabili, per un certo tratto della loro carriera artistica, Alberto Savinio (1891-1952, fratello di De Chirico, teorico e interprete del movimento), Carlo Carrà (1881-1966), Giorgio Morandi (1890-1964) e Filippo de Pisis (1896-1956). In tempi successivi aderirono a questo movimento anche pittori come Mario Sironi (1885-1961), Felice Casorati (1883-1963), Marti Tozzi (1885-1979) e Antonio  Donghi (1897-1963).

Questa scuola pittorica, che ha rappresentato uno degli snodi fondamentali dell’arte del primo Novecento, si delineò a Ferrara dall’incontro tra Giorgio De Chirico e Carlo Carrà che nelle loro opere realizzarono una pittura magica ed enigmatica. Insieme i due artisti elaborarono le basi teoriche del movimento e crearono i più alti capolavori della pittura metafisica.

Grande fu l’influenza dell’esperienza metafisica esercitata da De Chirico sulla pittura contemporanea sia in Italia e sia in Europa.  Come caposcuola De Chirico, per tutto l’arco della sua lunghissima e attivissima vita, operò una propria personale linea di ricerca, al di là del solco tracciato dai vari movimenti artistici d’avanguardia del primo Novecento.

Sul fondamento di  presupposti culturali, in riferimento alle idee filosofiche di Schopenhauer, di Weininger e di Nietzsche e alla concezione artistica del simbolista tedesco Böcklin, Giorgio De Chirico teorizzò e praticò una sorta di pittura intesa a esprimere contenuti trascendenti, la semplice apparenza ottica, e a porre in evidenza l’intima struttura volumetrica degli oggetti che vengono rappresentati secondo moduli netti e geometrizzanti.

 I pittori metafisici avevano un comune obiettivo: andare oltre l’apparenza dei fenomeni per cogliere l’essenza della realtà, il senso profondo delle cose; il termine metafisico significa, infatti, al di là del fisico, oltre l’apparente, di ciò che è concreto e tangibile e appartiene al mondo naturale.

 Sulla rivista Valori plastici, che ebbe una funzione teorica rilevante nella cultura artistica del Novecento, i maggiori esponenti della pittura metafisica esposero con importanti articoli la loro poetica, le loro idee basate sulla riduzione geometrica dello spazio, sulla purezza della forma (cubica, sferica e cilindrica), sulla semplificazione e incastro dei piani e dei volumi, sulla schematica e plastica essenzialità della composizione e sulla chiarezza e luminosità delle stesure cromatiche.

Famosi dipinti della pittura metafisica di Giorgio De Chirico furono: Melanconia, Piazza d’Italia, Ettore e Andromaca, Le muse inquietanti, Manichini araldici. In questi quadri l’artista è solito riempire i vuoti e i silenziosi fondali con ombre e fasci di luce per determinare atmosfere “fantasmatiche”.

Nel primo quadro (1912) la statua della Melanconia campeggia in uno spazio vuoto, chiuso da edifici porticati in prospettiva incoerente e investito da una luce diagonale che proietta grandi ombre sul terreno (una delle quali in primo piano apparentemente inspiegabile.

Nella tela Piazza d’Italia (1912) si trovano alcuni elementi tipici dell’iconografia di De Chirico: le persone sullo sfondo, i palazzi con i portici, disposti come una quinta teatrale, e soprattutto l’atmosfera rarefatta di malinconia e di silenziosa attesa. Lo stesso artista dichiarò: «Per conto mio credo che ci sia molto più mistero in una piazza fossilizzata nel chiarore del meriggio, che non in una camera buia nel cuore della notte, durante una seduta di spiritismo».

Nel dipinto Ettore e Andromaca (1917) il tema classico e l’ambientazione prospettica sono contraddetti dalla scomposizione cubista dei due malinconici manichini. L’aura di mistero metafisico avvolge la famosa coppia dei personaggi omerici, che sono senza volto e con il corpo ridotto a forme geometriche elementari. I colori sono freddi e l’ambientazione appartiene a una  realtà fuori del tempo e dello spazio.

Nella tela Le muse inquietanti (1918) è rintracciabile tutto il repertorio di De Chirico metafisico: spazi urbani vuoti con prospettive deformate e manichini geometricamente perfetti al posto delle persone che determinano un effetto straniante e onirico di grande suggestione. Statue, manichini, scatole di cartone variopinto, oggetti collocati su un palcoscenico, cui fa da sfondo un paesaggio architettonico fantasioso ispirato alla città di Ferrara, di cui si riconosce il castello e una fabbrica con alte ciminiere.

Questo quadro, pubblicato per la prima volta nel 1919, sulla monografia dedicata a De Chirico da Valori plastici ed esposto per la prima volta nel 1921, è uno dei più famosi dell’artista: tutto è avvolto dalla consueta atmosfera immobile e silenziosa, mentre i colori, luminosi e vivaci, contribuiscono a creare una dimensione fantastica da sogno.

Il tema dei manichini e le suggestioni metafisiche, nella tela Manichini araldici, sono arricchiti dalla presenza dei riferimenti all’antichità greca, testimonianza di una civiltà di cui l’artista si sentiva erede continuatore. I due manichini, giganteschi e sproporzionati, sono colorati in maniera differente, forse per indicare che si tratta di un uomo e di una donna; i colori sono fluidi e chiari e il disegno è più ricco ed elaborato.

Ha scritto Ardengo Soffici, in un articolo della rivista Lacerba (1914), che «La pittura di De Chirico non è pittura, nel senso che si dà oggi a questa parola. Si potrebbe definire una scrittura di sogni».

Il gusto metafisico, rappresentato dai pittori del movimento metafisico, travalica il periodo storico nel quale viene normalmente inserito nella storia dell’arte perché le suggestioni metafisiche, con la «poetica delle cose ordinarie», sono destinate a nutrire, nella ricerca stilistica, molti artisti di ogni tempo che intendono con le loro opere creare atmosfere rarefatte e silenziose, magiche ed enigmatiche.

 


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