L’angolo delle curiosità: Letteratura

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La letteratura ha questo di bello: si può stare seduti con la penna in mano per giornate intere; non accorgersi del tempo che passa e sentire insieme qualcosa di simile alla vita. (Anton Cechov)

         Il critico letterario ebreo americano Harold Bloom, il maggior studioso di William Shakespeare, reputa il drammaturgo inglese il più grande poeta di tutti i tempi. Eppure nel suo saggio più importante sul Bardo, non cita Il mercante di Venezia. E lo spiega in una sua lezione. «Col Mercante Shakespeare è stato molto uomo del suo tempo, ma non eterno».

         Shylock personaggio centrale del dramma il Mercante di Venezia  di Shakespeare, è una figura sfaccettata, misteriosa, crudele ma che suscita anche compassione degli spettatori; è pure capace di far sorridere.

         Lo Zibaldone di Giacomo Leopardi, secondo il giornalista Corrado Augias, è «il diario di un anima, un repertorio di sterminate conoscenze, analisi su di sé e sull’Italia, sulla natura e sulla storia, su filosofia e psicologia. Leopardi vi racconta la sua formazione, la casa, i genitori, il paese, la biblioteca, gli studi e gli amori»

         L’autore russo Vladimir Vladimirovic Nabokov ha scritto con la sua profonda e raffinata sensibilità il romanzo Lolita. Una storia di irresistibile fascino per l’abilità narrativa dello scrittore anche per le curiose circostanze della sua nascita. È stato scritto in inglese dopo il trasferimento dell’autore negli Stati Uniti d’America.

         Lo scrittore Louis-Ferdinand Céline (1894-1961) ha pubblicato nel 1932 Viaggio al termine della notte. La Prima Guerra mondiale è stata  una esperienza fondamentale per la sua vita e per la sua opera letteraria. Nel 1914, a conflitto appena scoppiato, infatti, rimase gravemente ferito  al braccio. Ricoverato non riprese più a combattere, ma fu medagliato come un eroe. Questa lesione, riportata in trincea, sarà decisiva per sempre.

         Lo scrittore americano Philip Roth ha scritto Pastorale americana, un libro nel quale ha raccontato con lucida passione le sinistre contraddizioni del mito americano.

         Abraham Yehoshua, scrittore israeliano, uno dei più grandi romanzieri del Novecento e dei primi decenni del Terzo Millennio diceva che il compito dello scrittore è immaginare altri mondi. È stato un tenero narratore, un sismografo sensibile dell’universo che abitava; un narratore da sempre in viaggio alla ricerca del senso della vita e della storia del suo popolo. I tre scrittori Yehoshua, Amos Oz e David Grossman non solo non sono stati mai rivali in vita, ma anzi sono stati legati da rapporti di vera amicizia, altruismo e solidarietà.

         Per Abraham B. Yehoshua «La letteratura classica ha il potere di oltrepassare i confini dell’epoca, dei popoli e della nazioni, dei gusti letterari passeggeri, e perfino farsi accettare dai bambini».

         I personaggi di Yehoshua — ha scritto Claudio Sensi — «vivono non soltanto nello spazio, ma anche nel tempo, sostenuti e sospinti da una forza narrativa calma e insieme incalzante, che quasi mai conosce le secche della stagnazione e sa inglobare senza stonature sia brani di discussione sia sentenze balenanti. Nelle sue pagine passa tutto ciò che concerne l’umano, col coraggio di porre le domande inquietanti, di «azzardare la parola mistero», di scandagliare chi siamo, di interrogarsi sull’enigma del tempo, sull’esistenza dell’anima, sul senso della storia, e di tracciare la topografia tortuosa dell’amore e del dolore.

         Secondo lo scrittore israeliano David Grossman «La letteratura è l’arte di dare concretezza all’immaginazione. La letteratura, al suo meglio, può portarci a toccare le fondamenta della comprensione, dell’intuizione e dell’esperienza umana».


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