L’angolo delle curiosità: Storia

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Nuovi eventi e nuovi documenti modificheranno inevitabilmente la nostra percezione del passato,  e inevitabilmente porteranno alla revisione critica delle conoscenze acquisite.                               Emilio Gentile

         L’ascesa del fascismo, grazie all’azione di Benito Mussolini (il figlio del fabbro di Predappio, “il figlio del secolo”) ebbe inizio il 19 marzo del 1919 e terminò il 3 gennaio del 1925, ossia dal battesimo alla proclamazione della dittatura alla Camera dei deputati. Il 23 marzo del 1919 alla Fondazione dei Fasci di combattimento a Milano, in piazza San Sepolcro, c’erano meno di cento persone.

         Mussolini partecipò al primo Congresso Nazionale dei combattenti inaugurato in Campidoglio. In questa occasione nel pomeriggio, presso il Grand Hotel ci fu un colloquio tra Mussolini e D’Annunzio. A intercedere per l’incontro è stata una donna: la scrittrice e critica d’arte Margherita Sarfati, che ebbe in seguito una relazione con il duce.

         Alle 17 del 24 luglio del 1943, nella sala del Pappagallo di Palazzo Venezia, si riunì lo storico Gran Consiglio del Fascismo, protrattosi fino alle prime ore del 25, che, a larga maggioranza (con 19 voti favorevoli, 7 contrari e 1 astenuto), approvò la mozione presentata da Dino Grandi per le dimissioni del duce e l’uscita immediata dal conflitto. Quel giorno stesso, dopo un colloquio con il re,  il duce fu arrestato.

         Dopo l’arresto di Mussolini il re Vittorio Emanuele III (1869-1947) conferì l’incarico di formare il Governo al maresciallo Pietro Badoglio (1871-1957), che l’8 settembre 1943 firmò l’armistizio con gli Alleati. Il re e Badoglio abbandonarono subito Roma e trasferirono il Governo a Brindisi. L’Italia rimase spezzata in due. Le Forze armate, dopo l’armistizio, si trovarono allo sbando. A Sud si costituì un esercito cobelligerante che combatté a fianco degli Alleati. Al Nord molti soldati semplici e sottufficiali aderirono al movimento della Resistenza contro i tedeschi.

         Mussolini, dopo che fu liberato dai paracadutisti tedeschi il 12 settembre sul Gran  Grasso, costituì la Repubblica di Salò, sul lago di Garda; uno stato fantoccio in mano ai tedeschi che durò tra il settembre 1943 e l’aprile 1945. Il programma della Repubblica Sociale Italiana (RSI), esposto nel «manifesto di Verona» e approvato dal congresso del Partito fascista repubblicano (Verona 15-16 novembre 1943), riesumava, nel tentativo di conquistare il consenso popolare, le rivoluzionarie formule del primo fascismo.

     A seguito del devastante bombardamento angloamericano del 19 luglio 1943 su Roma, furono colpiti i quartieri di San Lorenzo, il cimitero del Verano, il Prenestino, il Pigneto, il Tiburtino fino a lambire il Tuscolano e l’Esquilino. L’opinione pubblica, già fortemente provata dalla guerra, fu sconvolta, perché si era sempre pensato che gli Alleati si sarebbero astenuti dal colpire così duramente la Città eterna.

         I militari italiani, che rifiutarono di collaborare con i tedeschi, furono deportati nei campi di lavoro nazisti. Le cifre ufficiali parlano di duecento mila morti di cui almeno centoventi mila civili e di oltre 7 mila ebrei avviati ai campi di sterminio. I soldati italiani, costretti al  lavoro nell’industria tedesca, furono circa settecento mila, un vero «popolo dimenticato». Le loro condizioni erano di poco migliori a quelle degli ebrei nei lager. Oltre quaranta mila di loro morirono

         I Padri fondatori dell’Unione europea nella prospettiva di sviluppare un’Europa unita, desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione tra tutti i popoli del continente.

 

 


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