L’angolo delle curiosità su Dante Alighieri

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La vostra fama è come il fiore, che nasce e muore, e si secca allo stesso sole che gli ha dato vita dall’acerba terra.

Dante Alighieri       

         La Divina Commedia è divisa in tre cantiche in terzine – Inferno, Purgatorio, Paradiso – di 33 canti ciascuna, più uno che fa parte integrante della prima e costituisce una sorta di proemio generale a tutto il poema, per un totale complessivo di cento canti.

         Nel XIV canto del Paradiso (vv.118-123) Dante fornisce, secondo Riccardo Muti,  una precisa e perfetta spiegazione di che cos’è la musica. Con i suoi leggiadri versi il sommo poeta si riferisce non soltanto a coloro che non sanno “tecnicamente” distinguere le note prodotte dagli strumenti musicali (giga e arpa), ma intende esprimere l’emozione che colpisce e rapisce ogni essere umano che ascolta la melodia.

         Leggendo la Divina Commedia di Dante il lettore potrà immergersi in un ricco universo di racconti, di descrizioni, di slanci affettivi, di sentimenti delicati, di passioni brucianti e invettive, di intuizioni introspettive, di argomentazioni filosofiche, di richiami morali e di riferimenti storici.

         Secondo alcuni critici letterari la Vita nova, opera giovanile del sommo poeta fiorentino, costituisce letteralmente l’antefatto della Commedia perché il percorso/viaggio di Dante è illuminato dalla donna amata Beatrice, guida del poeta sia nel paradiso terrestre che in quello celeste.

         Dante nel Convivio (I, 12-14) ha scritto; «Parlare di se stessi è lecito a due condizioni: quando si tratti di difendersi dall’infamia, e cioè dalla cattiva fama cui ci espongono le circostanze, o a fini di ammaestramento, allorché risulti utili addurre la propria esperienza personale». Così fecero Boezio e sant’Agostino. Il primo nella Consolatio philosophiae, il secondo nelle Confessioni. 

         Giovanni Boccaccio nella sua opera Della origine, vita costumi e studi di Dante, ha tracciato un preciso profilo del sommo poeta: «Fu il nostro Poeta di mediocre statura, et ebbe il volto lungo e il naso aquilino, le mascelle grandi et il labbro di sotto proteso tanto,  che alquanto quel di sopra avanzava; nelle spalle alquanto curvo, e gli occhi anzi grossi che piccoli, et il colore bruno, et i capelli e la barba spessi, crespi e neri: e sempre nel viso malinconico e pensoso… I suoi vestimenti sempre onestissimi furono, e l’abito conveniente alla maturità, et il suo andare grave e mansueto, e ne’ domestici costumi e né pubblici mirabilmente fu composto e civile».

         L’episodio di Flippo Argenti nel canto VIII dell’Inferno  (vv. 31-64), è di una inaudita e,  a prima vista, inspiegabile violenza. Dante rimbecca crudamente il miserabile Argenti pien di fango, e, quando questi rifiuta di nominarsi, lo chiama spirito maledetto e gli annuncia con sadica gioia di averlo riconosciuto, anche se sia lordo tutto.

         Nel canto XV dell’Inferno Dante sorpreso incontra il suo maestro Brunetto Latini (Siete voi qui, ser Brunetto- v. 30 ) nel girone dei sodomiti. Malgrado la miseria del suo peccato, Brunetto vive tuttavia nella Commedia come colui che ha insegnato a Dante “come l’uom s’etterna” (v.85): e il discepolo, grato, ha a sua volta eternato Brunetto come il maestro che gli ha pronosticato un glorioso futuro, più lungo della vita.

         Poscia più che ‘l dolore poté ‘l digiuno. È questo forse, il verso più tenebroso e tragico della Commedia che suggella l’episodio del conte Ugolino (Inferno XXXIII, 75). Ha commentato Francesco De Sanctis, questo verso è  «fitto di tenebre e pieno di sottintesi, per la folla de’ i sentimenti e delle immagini che suscita, pe’ tanti “forse” che ne pullulano, e che sono così poetici».


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