LATINA -Ci sono film (e libri) imperdibili per il pregio artistico e film necessari per essere una lezione di vita ( per esempio, Bergman, Olmi e consimili). Il “Van Gogh” di J. Schnabel (bellissimo il suo “Prima che sia notte”), sottotitolo: “Alle soglie dell’eternità” è un film d’autore,autorevole e spirituale, un esempio di etica e di morale. Del “male di vivere” che ognuno di noi si porta addosso come un fiore all’occhiello per segnalare che è inevitabile e va risolto in “gioia di vivere”: per il Van Gogh di Schnabel l’arte, o meglio l’Assoluto. Il prototipo del “Viandante” (Wanderer) della poesia tedesca (Goethe), connotazione del poeta-artista cittadino del mondo, precisamente di un mondo altro cioè la poesia, l’arte,la Bellezza, del poeta-viandante del “Giornale di bordo dell’aeronauta Giannozzo” di Jean Paul (pseudonimo di F. Richter) -Van Gogh aveva un suo diario,le lettere- Una “vita violenta”, una sorta di “passione e morte” , un viaggio alla ricerca di sé come il Wilhelm Meister di Goethe nel suo “apprendistato” o “vocazione teatrale”,dunque, artistica (La vocazione/apprendistato teatrale di W.M.). Probabilmente, il regista avrà avuto anche questi punti di riferimento così come i celebrati piani sequenza del regista greco T. Anghelopulos, regista “tragico” come lo è Schnabel: guida la sua creatura (Van Gogh) quasi come un Edipo (a Colono) -l’orecchio invece degli occhi-, col fratello Theo, una Antigone (al maschile). Le citazioni solo per dare l’idea che trattasi di un film colto e al tempo stesso “popolare” cioè altamente civile come lo era la tragedia greca,profondamente umano anzi, di una dolente e dolorosa umanità. Che nulla concede allo spettacolo né agli scorci paesaggistici estetizzanti: niente estetica del paesaggio ma una natura affascinante nella sua nuda crudezza e bellezza. Interiorizzata dalla macchina da presa usata come pennellate,per di più accompagnate da una musica(molto bella) che,a tratti, sembra guidare la mano del pittore nel tracciare i primi segni o schizzi sui fogli quasi fossero note musicali. Inquadrature superbe, “sghimbesce”, “disordinate” come i quadri di Van Gogh. La vita è un’arte e non un’improvvisazione; l’arte,come la fede, non è un’astrazione ma una vocazione, appunto, un “apprendistato”. Film asciutto, “dialogico” e dialogante, con degli intermezzi teatrali fuori scena o schermo (voce solista a schermo buio o spento), ultimo commento/intervento inframmezzato ai titoli di coda,luci in sala, con un giallo folgorante a tutto schermo e l’ultima sentenza morale, bellissima, che blocca il pubblico in uscita (non se l’aspettava). Un Van Gog “cerebrale” nel senso di pensiero e pensatore; un maestro di vita e di umiltà che come Leopardi, a furia di dirti che la vita è dolore e crudele, te la fa ancora più amare. Grazie al regista per averci regalato questa grande lezione. Non perdetela. Superlativo l’interprete W. Dafoe (anche lui Wilhelm!
(GMAUL)






















