Un esercito di lavoratori al nero, poco pagati e senza regole in una provincia di Latina in crisi da anni. C’è chi riceve – talvolta – 500-600 euro al mese per 12 ore di lavoro al giorno anche nei festivi, chi si ritrova dopo anni con contributi mai pagati dall’azienda e senza pensione. Crescono fenomeni come mobbing e stalking, il disagio sociale, gli ambienti da lavoro malsani e pericolosi, infortuni a catena.
Il tasso medio di disoccupazione è alto, i salari nominali non sono aumentati. Il che vuol dire che chi ha trovato fortunatamente lavoro in realtà guadagna molto meno di prima. Gli straordinari spesso non figurano in busta paga.
A stare peggio sono – come sempre – i lavoratori con un impiego precario per i quali il calo del salario è netto e lo stesso vale per coloro che sono rientrati sul mercato del lavoro da poco dopo un periodo lungo di disoccupazione.
Le donne sono sempre più penalizzate. In questi ultimi anni il divario medio annuo nel reddito da lavoro tra uomini e donne non è diminuito e la parità di opportunità è ancora lontana.
Da augurarsi maggiore presenza del sindacato nel tutelare i diritti dei lavoratori davanti ai cancelli delle fabbriche e dalle periferie abbandonate.
Lo sviluppo della solidarietà sociale, una maggiore sostenibilità ambientale, un incremento marcato dei servizi alla persona sono parole chiave per un progetto, un piano che a Latina manca, nonostante le enormi possibilità di un territorio mai studiato a fondo.























