L’Epifania, la festa della Luce ed il mio Battesimo.

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Andrea Mantegna, 1495-1500, tempera su tela, J. Paul Getty Museum, Los Angeles

LATINA- “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce”. Il profeta Isaia ci indica chiaramente che oggi, Epifania del Signore, celebriamo la festa della Luce.

Potremmo intenderla anche come la festa del roveto ardente che apparve a Mosè, questo luminoso fuoco che oggi si manifesta alla umanità intera.

Un monaco camaldolese, Rotili, ha scritto: ” Contro ogni nostra aspettativa.. sulla grandezza e potenza di Dio ci viene detto che essa consiste proprio nella sua capacità di manifestarsi delimitandosi, esponendosi a una vita precaria e arrischiata come la nostra, consegnandosi nelle nostre povere mani e parole, facendosi riconoscere nel corpo fragile e promettente di un bambino”.

Il 6 gennaio 1994 in una piccola parrocchia, San Pio X di Borgo Isonzo, mi venne impartito il Sacramento del Battesimo. Vale a dire nel giorno della festa della luce e della grazia, della gioia e della stella. Il mio Battesimo fu a dir poco travagliato: genitori uniti civilmente, mio padre era e rimane un comunista ateo, fu difficile trovare un sacerdote disponibile a strapparmi dal peccato originale.

Un amico di famiglia ci indicò il nome di Don Livio e, radunati madrina e padrino, la mia piccola fronte venne aspersa dall’acqua.

La liturgia odierna, specialmente il Vangelo di San Matteo, ci pone di fronte a delle opposizioni: all’apertura dei Magi, esemplificazione del pellegrinaggio eterno di “carovane di generazioni e di culture”, viene contrapposta la chiusura di Erode, il quale teme di perdere il potere che detiene.

Alla grande città di Gerusalemme, centro religioso e politico, viene contrapposto il piccolo borgo di campagna, Betlemme. Sono costretto a valutare, forse cedendo ad un poco di romanticismo, che queste opposizioni le ritrovo – in piccola, piccolissima misura – nella mia storia personale: alla chiusura di mio padre, l’apertura di mia madre. Alla città, un piccolo borgo con la sua piccola e bella Chiesa pronta ad accogliermi quale figlio.

L’Epifania ci insegna che non siamo noi a cercare Dio, ma è lui che per primo ci cerca instancabilmente. Dopo il Battesimo la mia educazione cristiana subisce una interruzione lunga, lunghissima. Come per i Magi, il cammino verso la Luce spesso è in salita, contornato di insidie, turbamenti, incertezze.

Un pomeriggio mi capita fra le mani un libro, i “Pensieri” di Pascal: “Invece di lamentarvi che Dio si è nascosto, ringraziatelo per essersi tanto rivelato; e ringraziatelo anche per non essersi rivelato ai sapienti superbi, indegni di conoscere un Dio così santo”.

Ritrovai la stella, mi rimisi in cammino e, fra mille difficoltà, sono ancora qui lungo il sentiero della Vita.

Nel Vangelo di Matteo non è soltanto Erode a tremare di paura. E’ la gente, tutta, anche quella semplice. Persino i sacerdoti. La libertà, altro grande insegnamento di Gesù, è sempre un rischio, è sempre una fatica.

A tal proposito Erich Fromm ha scritto alcune righe che valgono per ogni luogo e per ogni tempo: “Uno spettro si aggira tra noi, ma solo pochi lo vedranno con chiarezza. Non si tratta dei fantasmi di un tempo. E’ qualcosa di nuovo: una società completamente meccanizzata, che ha per scopo la massima produzione materiale e il massimo consumo”.

I Magi ci insegnano non a parole, ma con i fatti ( vorrei dire, con le gambe) che il cammino dell’uomo verso la verità può non essere semplice, ma certamente qualifica l’Uomo nella sua dignità integrale.

Il 6 Gennaio 1584 San Carlo, nel Duomo di Milano, pose questa domanda al suo popolo: “Or bene, carissimi, che indugiamo a seguire i Magi?”.


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