L’età di Giotto

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La naturalezza di Giotto non nasce dall’osservazione diretta dal vero, ma è recuperata dall’antico attraverso il processo intellettuale del pensiero storico. Storicismo, naturalezza, altezza intellettuale sono, nell’arte di Giotto, una qualità sola

 Giulio Carlo Argan

Giotto di Bondone dal Colle, nato a Vespignano, nel Mugello presso Firenze, nella seconda metà del secolo XIII (1267 ca), morì nel 1337 e fu «intra li pittori che li uomini conoscono il più sommo» per la sua grande arte innovatrice.                                Come artista svolse un ruolo cruciale nel passaggio dell’arte italiana dalla tradizione bizantina alla cultura gotica occidentale. Alla fine del Duecento e all’inizio del Trecento Giotto ha avuto, nella creazione delle grandi strutture culturali del mondo occidentale, un’importanza non inferiore a quella di Dante.

Il sommo poeta Dante e il pittore e architetto Giotto furono i gemelli creativi nei rispettivi campi della lingua e dell’arte. Furono due grandi pilastri di una nuova cultura, consapevoli delle loro radici storiche latine. La loro opera, ha scritto l’illustre critico d’arte, Giulio Carlo Argan,  «ha lo stesso valore di sintesi di grandi esperienze culturali e di sistema. Il sistema di Dante ha un struttura dottrinale e teologica modellata sul pensiero di san Tommaso; il sistema di Giotto ha una struttura etica che discende dall’altra sorgente della vita religiosa del Duecento, san Francesco».

Al pari di Dante nella poesia, Giotto portò a maturazione il processo di rinnovamento della lingua pittorica italiana e come è stato più volte detto, dipinse in Volgare. L’artista fiorentino inventò non soltanto «il nuovo linguaggio della pittura» ma lasciò in eredita non solo immortali opere d’arte, ma un nuovo strumento di comunicazione espressiva così universale che i pittori venuti dopo di lui lo adattarono alle loro diverse sensibilità di artisti e alle mutate condizioni dei tempi.

Giotto è stato il primo grande artista europeo che con il suo ingegno creativo, la sua interpretazione della natura, della storia e della vita, ha cambiato la concezione, i modi e la finalità dell’arte, esercitando una profonda influenza sulla cultura del tempo.

Alla fine del Trecento il pittore e teorico Cennino Cennini scrisse che Giotto «rimutò l’arte del dipingere di greco in latino, e ridusse al moderno». Successivamente lo scultore umanista Ghiberti, ancora legato all’arte gotica, scrisse che Giotto  «lascio la rozeza de’ greci […],  arecò l’arte naturale e la gentilezza con essa, non uscendo delle misure».

Giotto è stato grande insieme ad altri due importanti artisti come Cimabue e Duccio di Buoninsegna; il primo perché, per ragioni stilistiche, è unanimemente considerato il suo maestro alla cui bottega si formò; il secondo perché contribuì con Giotto al dibattito sulla pittura del tempo. Intorno al 1280 i tre pittori si trovarono insieme e Firenze, ma tra loro Giotto è considerato, dalla maggior parte degli studiosi e storici dell’arte, la personalità più carismatica e innovativa.

Giotto, infatti, inventò una pittura nuova passando dalla bidimensionalità della pittura tradizionale bizantina alla terza dimensione, rappresentò la realtà naturale così come la vedono i nostri occhi e restituì alle cose peso e fisicità, incorniciando le scene in finte architetture.

Giotto, pittore per antonomasia  di Firenze, si collega ai grandi pensatori francesi come Ruggero Bacone, Duns Scoto e Guglielmo di Occam che rivedono il pensiero medievale mettendolo in crisi, aprendo nuove prospettive filosofiche.

La profonda e grandiosa rivoluzione di Giotto segna un momento fondamentale della fase storica in cui la società medievale trova un nuovo senso della realtà, per cui gli uomini imparano a riconoscersi in essa vivendola; si pone perciò «nel cuore di quel fermento o processo di identificazione dell’uomo nell’uomo», da cui nasce l’età moderna, e al tempo stesso ha la forza spirituale di collocare l’incontro tra l’uomo e la realtà, tra l’uomo e la storia, tra l’uomo e la libertà della vita, sotto il segno dell’armonia.

Nella seconda metà del XIII secolo si registrava in Italia e in Europa «il grande disgelo», dove affiorava il sentimento della storia che portava a ritrovare l’individuo, caratterizzato da un volto, dalla psicologia, dal comportamento, dalle case, dagli oggetti e dalla quotidianità, nella sua nuova identità di persona.

Con Giotto la “storia”, intesa come sequenza umana delle esperienze di vita, irrompe nella pittura. Infatti, con le sue numerose opere pittoriche, sparse in ogni parte dell’Italia, Giotto ha rappresentato una “summa” della cultura figurativa del Medioevo ed è considerato modello e fonte di ispirazione per gli artisti del rinascimento dell’arte come Masaccio e Michelangelo.                                                                                           Comprendere l’arte di Giotto significa non solo penetrare il mondo poetico di uno dei maggiori artisti dell’umanità e di una delle più perfette e complete forme di espressione figurativa, ma anche capire e addentrarsi nella storia dell’arte universale.

 

 


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