Libera Chiesa in libero Stato: la Santa Sede ha il diritto-dovere di pensare quel che vuole, la Politica quello di fare le leggi.

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LATINA- Camillo Benso Conte di Cavour, vale a dire il liberalismo di casa nostra, morendo disse: “Libera Chiesa in libero Stato”.

Nel frattempo, deve essere cambiato il mondo. Succede, infatti, che i presunti liberali (ma che dico, libertari) come appunto i sostenitori del Ddl Zan vomitano sulla Santa Sede gli insulti peggiori. Ma per cosa, esattamente? Per aver detto, quella Chiesa che loro considerano ancora quella dell’inquisizione, che occorre difendere la libertà di pensiero e di parola non solo e non tanto  dei cattolici che conservano un poco di coraggio, ahimè una netta minoranza, ma di tutti i cittadini.

Davvero non comprendo perché, secondo gli araldi e i bardi della legge Zan, la Chiesa di Roma non possa intervenire su temi che riguardano l’umano e, nello specifico, la dignità più profonda delle persone. In uno Stato laico quale noi siamo, qualunque confessione religiosa può dire e fare, nel rispetto della legalità (i cattolici non sgozzano una ragazza perché questa non acconsente ad un matrimonio combinato, per dire) quel che ritiene. E’ la politica che deve assumersi la responsabilità di decidere, senza alibi pretesti o giustificazioni.

Nel merito a me sembra che le opinioni espresse con grande compostezza ed eleganza dalla Santa Sede, siano più che legittime e, anzi, debbano trovare accoglimento nel dibattito pubblico italiano. Lo ha detto, per qualche secondo, anche il Segretario del Pd Enrico Letta, prima di essere stato letteralmente sbranato dalla Cirinnà e dai pasdaran arcobaleno.

Intendiamoci, nessuno qui – tantomeno la Chiesa – vuole negare la giustezza e l’opportunità di irrobustire strumenti normativi, che peraltro già il nostro ordinamento contempla, per garantire agli omosessuali piena libertà di essere se stessi. Occorrerebbe, per usare un linguaggio familiare ad Enrico Letta, lavorare di cacciavite sulla legge. Garantendo due cose, ad esempio: che l’assurdità della teoria gender, quella frescaccia contro ogni biologia e dato umano, possa essere inculcata a bambini privi di strumenti per rispondere e valutare criticamente un argomento così delicato. In secondo luogo, va garantita piena libertà di esprimere opinioni difformi circa il concetto di famiglia, di genere ed identità sessuale. Torniamo al paradosso con cui abbiamo esordito: assistiamo ad un mondo alla rovescia in cui i presunti estensori dei diritti civili cercano, attraverso l’approvazione di una legge, di impedire ad altri di argomentare, con pari civiltà e dignità intellettuale, tesi contrarie a quelle dominanti.

Val la pena citare un grande filosofo del secolo scorso, Oswald Spengler, che nel suo “Il tramonto dell’Occidente” scriveva: “Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà”.


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