Perché è opportuno parlare di “sindemia” a proposito del Covid e l’incidenza delle patologie mentali

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Van Gogh, "Vecchio che soffre"

LATINA- Dovremmo parlare, a proposito del Covid-19, di sindemia. Vale a dire dell’intrecciarsi del virus con altrettante patologie, nonché con una situazione socio-economica anch’essa malata. Sindemia, dal greco sùn e dèmos, significa letteralmente insieme al popolo. Sùn pàtheia, infatti, ben lungi dall’indicare la qualità umana della simpatia, indica il convergere di molte e diverse sofferenze.

Chi è entrato a contatto con il virus, infatti, ha cinque volte la possibilità di manifestare sintomi depressivi. La società italiana di Neuropsichiatria prevede che, nei prossimi anni, vi saranno 800 mila diagnosi in più.

Secondo il Prof. Claudio Mencacci, Direttore di Neuroscienza e Salute Mentale dell’Asst Fatebenefratelli- Sacco di Milano, metà delle persone contagiate dal Covid sviluppano i seguenti disturbi: il 42% ansia o insonnia; il 28% disturbo post traumatico da stress; 20% disturbo ossessivo-compulsivo.

La possibilità d contrarre una patologia mentale raddoppia per chi ha un reddito inferiore ai 15.000 euro l’anno e triplica per quanti risultano disoccupati.

Ancora più insidiosi i rischi che corrono i bambini e gli adolescenti: secondo la Società italiana di pediatria, infatti, l’80% sviluppa emozioni negative.

Il 25% avverte la pesantezza dell’isolamento e la mancanza delle relazioni umane; il 24% risulta più stressato; il 18% più triste; il 14% ha paura per i propri familiari e per l’avvenire. Soltanto il 6% dichiara che la tecnologia ha i migliorato le proprie relazioni.

La Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra, avverte come sia in aumento, fra gli adolescenti, il consumo – ed il confine con l’abuso è strettissimo – di alcolici ed abitudini alimentari scorrette e discontinue. Questi elementi, evidentemente indice di un malessere mentale, non fanno che incoraggiare l’incidenza di alcune patologie, come ad esempio l’obesità ed il diabete.

Vale la pena citare, per dimostrare la correlazione fra Covid e salute mentale, e quindi l’appropriatezza della definizione di “sindemia”, uno studio del Prof. Francesco Benedetti, psichiatra al San Raffele di Milano.

Su 402 pazienti positivi al Covid ( 256 uomini, 137 donne) monitorati dall’Ambulatorio Follow Up Post Covid-19, a seguito di interviste cliniche ed auto valutazioni ad un mese dalla  negativizzazione, è emerso che chi soffriva precedentemente di patologie psichiatriche ha vissuto un peggioramento del proprio quadro clinico.

Nei soggetti fino ad allora psichiatricamente sani, è emerso che: il 28% ha presentato sintomi da disturbo post traumatico da stress; il 31% depressione; il 42% ansia; 40% insonnia; 20% disturbo ossessivo-compulsivo.

L’anello fragile, come tutti gli studi evidenziano, sono le Donne. Sia per la maggiore incidenza che le patologie psichiatriche hanno sulla popolazione femminile, sia per l’oggettivo carico di stress e gender- gap che ancora oggi una Donna madre, moglie e lavoratrice deve affrontare a seguito della pandemia.

Tutto ciò dovrebbe insegnarci che, se nel corso degli anni abbiamo tagliato risorse alla sanità pubblica, il settore maggiormente colpito è stato quello della salute mentale. Occorre tornare ad investire sul territorio, sulla prevenzione, sulla promozione anche mediatica della patologia psichiatrica, depurandola da quello stigma ancora oggi persistente in alcuni settori della società.


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