Progetto I-CAN: Italia, Germania e Montenegro uniscono le forze contro la ‘ndrangheta

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Roma (eu24news) – La lotta alla ‘ndrangheta non si combatte più soltanto in Calabria, ma su scala

Podgorica – (Montenegro) Cooperazione internazionale di Polizia

planetaria. Lo dimostrano due iniziative recenti che vedono la Polizia di Stato italiana protagonista di una fitta rete di cooperazione internazionale: gli incontri con il Bundeskriminalamt (Bka) tedesco tra Roma e la Calabria, e il vertice con le autorità montenegrine a Podgorica.
Dal 21 al 26 giugno, una delegazione dell’Unità I-CAN del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia ha incontrato i colleghi del Bka per fare il punto sulle strategie comuni di contrasto alla ‘ndrangheta e alla sua espansione in Germania e nel mondo.
A Roma, i funzionari italiani, tedeschi e di Interpol hanno lavorato insieme ai vertici degli uffici investigativi centrali  Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza  oltre alla Direzione Investigativa Antimafia e alla Direzione centrale per i servizi antidroga. Il focus è stato l’analisi delle attività illecite dei sodalizi ‘ndranghetisti, con particolare attenzione all’uso di comunicazioni criptate e all’impiego dell’intelligenza artificiale nel narcotraffico e nel riciclaggio.
La delegazione si è poi spostata in Calabria, dove ha incontrato le autorità territoriali di Reggio Calabria e Catanzaro e ha potuto osservare dall’alto, grazie a un sorvolo in elicottero messo a disposizione dal 5° Reparto Volo, luoghi di forte valore simbolico per l’organizzazione criminale, come il Santuario della Madonna di Polsi.
Il vice capo della Polizia, Raffaele Grassi, ha sottolineato il ruolo del Bka come “partner fondamentale” e “membro fondatore” del Progetto I-CAN, definendolo “un’iniziativa cruciale nel contrasto alla criminalità organizzata transnazionale”. Sulla stessa linea il project leader Simone Pioletti, primo dirigente della Polizia di Stato, secondo cui il successo contro la ‘ndrangheta richiede la capacità di “fare squadra” tra tutti gli attori coinvolti, condividendo informazioni ed esperienza per accelerare indagini e operazioni.
I numeri parlano chiaro: dal lancio del progetto nel 2020 sono stati arrestati 180 soggetti collegati alla ‘ndrangheta in 32 Paesi del mondo, 77 solo dal 2025. La cooperazione tra Italia e Germania ha permesso da sola di individuare e arrestare 16 affiliati.
Pochi giorni prima, a Podgorica, i dirigenti della Direzione Centrale della Polizia Criminale avevano incontrato il capo della polizia montenegrina e i direttori dei dipartimenti operativi. Obiettivo dell’incontro: definire modelli operativi condivisi contro la criminalità organizzata transnazionale, con un occhio di riguardo alla ‘ndrangheta, e confrontarsi sulle tecnologie più avanzate per contrastare crimine finanziario e narcotraffico.
Questi incontri si inseriscono in due quadri progettuali distinti ma complementari: Eu4lem, finanziato dalla Comunità Europea, e I-CAN, cofinanziato dall’Italia insieme a Interpol. Il clima di collaborazione registrato a Podgorica conferma l’interesse crescente dei Paesi balcanici verso le metodologie italiane di contrasto alle mafie.
Il Progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) è stato lanciato nel 2020 a Reggio Calabria, su impulso del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e di Interpol, con la partecipazione del segretario generale dell’organizzazione internazionale, Jürgen Stock, e del prefetto Vittorio Rizzi, promotore dell’iniziativa.
L’obiettivo è duplice: da un lato spiegare alle polizie straniere la struttura piramidale della ‘ndrangheta  dalle ‘ndrine ai locali, dai mandamenti al Crimine, fino alla misteriosa Santa  dall’altro collaborare concretamente alla caccia ai latitanti, al sequestro dei patrimoni illeciti e allo sviluppo di software predittivi capaci di anticipare le mosse dell’organizzazione.
Oggi il progetto coinvolge oltre venti Paesi, tra cui Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Stati Uniti e Uruguay, segno che la minaccia rappresentata dalla ‘ndrangheta  capace di infiltrarsi silenziosamente nell’economia legale attraverso narcotraffico, corruzione e riciclaggio  richiede una risposta corale e internazionale.


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