Ritorna in Corte d’Assise d’Appello il processo per l’omicidio di Desirèe Mariottini

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E’ iniziato davanti alla Corte di assise di appello di Roma il nuovo processo per l’omicidio di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna uccisa in un palazzo abbandonato nel quartiere San Lorenzo di Roma il 19 ottobre 2018.

A decidere è stata la Corte di Cassazione che il 20 ottobre dello scorso anno ha confermato il giudizio di responsabilità nei confronti degli imputati Salia Yusif, Alinno Chima e Minteh Brian per l’omicidio mentre, su tale ipotesi di reato, per Mamadou Gara, la sentenza è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di assise di appello di Roma. Insomma si riparte da zero o quasi per quest’ultimo imputato per quanto riguarda la responsabilità dell’omicidio. La Suprema Corte ha invece confermato le accuse nei confronti di Salia Yusif e Mamadou Gara per la violenza sessuale commessa in danno di Desiree ed ha annullato, in questo caso però senza rinvio, il giudizio per Salia per il fatto che “tale reato sarebbe stato assorbito in quello di omicidio come previsto dall’articolo 84 del codice penale”. Erano invece stati confermati i giudizi di responsabilità per le cessioni di sostanze stupefacenti, fatta eccezione per un’ipotesi di reato, ascritta a Minteh Brian, per la quale la sentenza è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di assise di appello di Roma. La Corte di assise di appello aveva condannato Mamadou Gara e Yousef Salia all’ergastolo, Brian Minthe a 27 anni di carcere e Alinno Chima a 24 anni e sei mesi.

Nell’udienza odierna il giudice a latere ha esposto la sua relazione ricostruendo i fatti di quel giorno: secondo l’accusa i quattro avrebbero abusato a turno della ragazza, dopo averle fatto assumere un mix di droghe che ne hanno provocato la morte. Ora nel nuovo processo si tratta di dimostrare  che Gara era presente quando la ragazza è morta ed è quindi responsabile dell’omicidio.  Secondo alcuni testimoni tre dei quattro imputati avrebbero detto “Meglio lei morta che noi in galera” e non avrebbero chiamato i soccorsi quando Desirée era ancora viva.

Si torna in aula il 15 maggio, quando la parola passerà al procuratore generale per le richieste e poi ai i legali della parti civili per i familiari della vittima: Maria Belli che assiste Barbara Mariottini, madre di Desirée, Oreste Palmieri in rappresentanza di Gianluca Zuncheddu, padre della ragazza, Claudia Sorrenti che rappresenta la zia della vittima e Maria Teresa Ciotti per i nonni materni. E’ stata inoltre fissata un’altra udienza il 29 maggio per gli interventi della difesa prima che la Corte entri in camera di consiglio.


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