
Solo dal 2008 in poi, si conta il rilascio di più di 4mila esemplari appartenenti a specie animali sull’orlo della scomparsa, ad opera di parchi zoologici e acquari d’Italia.«“Invertire la rotta” è un fatto concreto», prosegue Avesani Zaborra.«Non è un auspicio, non è una speranza per il futuro. È già avvenuto per decine di specie, in Italia e in Europa. Siamo riusciti a riportare indietro, sulla scala dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, specie animali selvatiche che sembravano ineluttabilmente destinate alla scomparsa. Siamo riusciti ad allevarle, siamo riusciti a capire meglio i loro meccanismi biologici, siamo riusciti a proteggerle una volta reintrodotte nel loro ambiente naturale. Si tratta di risultati possibili grazie al coinvolgimento diretto, al lavoro incessante di ricerca scientifica, all’impiego di specialisti della conservazione che richiede sempre più competenze trasversali e a una dedizione quotidiana alla cura e al benessere degli esemplari ospitati nelle strutture zoologiche. E tutto questo non sarebbe stato realizzabile se non avessimo avuto il sostegno di milioni di persone che calcano i nostri sentieri e che ci permettono questi investimenti».
Numeri e storie che verranno osservate da vicino durante la tre-giorni scientifica, in cui sarà dato ampio spazio anche al tema della divulgazione della scienza. Dopo le sessioni di “Conservation Projects in Europe”,“World Conservation Projects” e “Conservation Education”, sarà la volta di “Communication of Science”. L’occasione per confrontarsi con ospiti di primo piano nel panorama italiano del giornalismo, della letteratura e dei social media.
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