ROMA – Un morto a Napoli, tre operatori contagiati a Roma: ora la raccolta dei rifiuti fa paura e scatta la protesta. La morte del netturbino Asìa a Napoli, la notizia della positività di tre operatori dell’impianto di Rocca Cencia, la protesta dei dipendenti Ama. Tre eventi che alimentano la paura tra chi opera nel mondo della raccolta dei rifiuti.

L’operatore di Napoli era stato trovato positivo al tampone da Coronavirus venerdì scorso e le sue condizioni erano presto precipitate, tanto da costringerlo in terapia intensiva per sei giorni, fino a quando ha dovuto arrendersi.

Si tratta di un forte campanello d’allarme per gli operatori del settore dei rifiuti di tutta Italia: la loro sicurezza è appesa al rispetto delle direttive fornite nei giorni scorsi dall’ISS, e anche quando le stesse vengano rispettate pedissequamente il rischio non si azzera del tutto.

Già Il contagio dei tre dipendenti Ama di Rocca Cencia era stato un duro colpo alla regolarità dei servizi forniti dalla municipalizzata in un momento già delicato, tanto che lunedì scorso i vertici dell’azienda avevano annunciato un dato allarmante: quattro dipendenti su dieci, in questa fase in cui il Paese si trova a fare in conti con il Coronavirus, rimangono a casa. Chi per malattia, chi in ferie, chi per congedo parentale, chi addirittura per permesso da 104, ma recarsi sul posto di lavoro oggi spaventa.

In alcune zone si toccano addirittura picchi del 60% degli impiegati che, per paura del contagio, decidono di restare a casa. Per gran parte è un dato che riguarda la raccolta agli addetti dei rifiuti, ma il fenomeno si sta espandendo anche agli ‘impiegati da scrivania’.

Questo dato rischia di crescere in modo esponenziale, alla luce dei recenti sviluppi. E a quel punto l’attività di smistamento e trattamento rifiuti a Roma rischierebbe di uscirne fortemente compromessa.

Il tutto mentre la Regione Lazio lascia alle singole aziende senza linee guida precise ed univoche sulla salvaguardia della salute dei cittadini e degli operatori del settore. Il quesito che si pongono sia i comuni che gli operatori è quale sia il trattamento giusto a cui i rifiuti eventualmente infettati debbano essere sottoposti, e se la loro salute sia a rischio nel trattare rifiuti provenienti da abitazioni in cui si siano registrati casi di Covid-19. E’ per questo che in alcuni casi gli addetti ai lavori hanno deciso di prendere l’iniziativa e muoversi il prima possibile per contro proprio, come è successo a Fabio Altissimi, Presidente del CdA di Rida Ambiente, che ha tempestivamente programmato le procedure di sanificazione e disinfezione dei locali di lavoro.


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