Via Margutta si tinge di Storia : Il Ritorno dei ” Cento Pittori”

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Dal 30 aprile al 3 maggio 2026, il cuore bohémien di Roma celebra la 125ª edizione della mostra che ha trasformato un vicolo in un museo a cielo aperto.

C’è un momento magico, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, in cui il silenzio ovattato di via Margutta viene interrotto dal ticchettio dei cavalletti che si aprono e dal fruscio delle tele che sfiorano i sampietrini. Non è solo una mostra; è un rito laico che si ripete dal 1953. Dal 30 aprile al 3 maggio 2026, l’Associazione Cento Pittori via Margutta trasformerà nuovamente la “strada degli artisti” in una galleria infinita, portando l’arte fuori dai palazzi nobiliari e offrendola direttamente allo sguardo dei passanti.

Nata nel secondo dopoguerra dalla volontà di un gruppo di artisti di riprendersi lo spazio pubblico, la mostra dei Cento Pittori è diventata negli anni un simbolo della resilienza culturale della Capitale. Se un tempo tra questi civici passeggiavano Federico Fellini, Anna Magnani e Picasso, oggi la via accoglie una selezione internazionale di maestri contemporanei che portano avanti quella stessa libertà espressiva.

L’edizione 2026 si preannuncia come una delle più partecipate del decennio, con una cura particolare rivolta al dialogo tra le generazioni: dai decani dell’associazione, custodi delle tecniche classiche, ai giovani talenti dell’accademia che sperimentano con nuovi linguaggi visivi.

L’esposizione si snoda per tutta la lunghezza della via, partendo da via del Babuino fino a sfiorare le pendici del Pincio. Ogni postazione è un microcosmo:

L’Arte Figurativa: Paesaggi romani, scorci di un’Italia rurale e ritratti che sembrano voler parlare con il visitatore.
L’Astrattismo e il Materico: Sperimentazioni che utilizzano sabbia, metalli e resine per ridefinire il concetto di tela.
La “Scuola Romana”: Un omaggio continuo ai colori caldi del tramonto capitolino e alle ombre lunghe dei pini di Roma.
“Via Margutta non è solo un indirizzo, è uno stato mentale. Esporre qui significa accettare il giudizio della strada, il complimento sincero del turista e il confronto serrato con i colleghi.” – Uno degli espositori storici.

Quest’anno, il comitato organizzativo ha posto l’accento sul tema “L’Arte come Polmone della Città”. In un’epoca di digitalizzazione estrema, l’atto fisico di dipingere e di osservare un’opera dal vivo diventa un atto di resistenza ecologica e sociale. Molte delle opere presentate riflettono sul rapporto tra uomo e ambiente, utilizzando materiali di recupero o pigmenti naturali.

Visitare i Cento Pittori tra il 30 aprile e il 3 maggio non significa solo guardare dei quadri. Significa respirare l’edera che scende dai muri di cinta, sbirciare nei cortili segreti dove ancora lavorano artigiani del ferro e del legno, e magari fermarsi a chiacchierare con i pittori stessi. Molti artisti, infatti, amano completare le proprie opere “en plein air” durante i giorni della mostra, permettendo al pubblico di assistere al processo creativo in tempo reale.

In un mondo dominato dagli algoritmi e dalle immagini generate dall’intelligenza artificiale, via Margutta ci ricorda l’importanza della mano umana. Ogni pennellata visibile, ogni imperfezione sulla tela, racconta una storia di studio, fatica e passione.

Che siate collezionisti alla ricerca del prossimo investimento o semplici curiosi desiderosi di una passeggiata nella bellezza, l’appuntamento di maggio 2026 rimane un caposaldo imprescindibile del calendario culturale romano.

Tra gli esponenti anche il noto acquarellista romano Giuseppe Zingaretti.

Giuseppe Zingaretti (Roma, 1947) è uno degli acquarellisti più coerenti e riconoscibili della scena romana contemporanea. La sua opera si colloca nella scia del vedutismo ottocentesco e, in particolare, dell’eredità di Ettore Roesler Franz, maestro della “Roma sparita”, che Zingaretti assume come riferimento ideale per raccontare una città in trasformazione.

Il suo acquerello è narrativo, minuzioso, affettivo. Zingaretti non cerca la resa fotografica, ma una reinterpretazione vedutistica: dettagli curati, atmosfere sospese, luce morbida, colori d’acqua che restituiscono la fragilità e la persistenza dei luoghi. Lo dichiarano anche le note biografiche del suo studio, dove l’artista afferma di voler trasformare ciò che vede in una visione personale, evitando la “scarna riproduzione fotografica della realtà”.

Il suo sguardo è quello di un camminatore urbano: vicoli, fontane, cortili, rive del Tevere, scorci di Venezia e Roma. L’attenzione al dettaglio architettonico convive con una vena malinconica, spesso esplicitata anche nelle sue rime in romanesco, dove l’artista racconta la città con ironia e affetto.

Zingaretti si forma dapprima con il padre Antonio, ritrattista, e poi con il francescano Ugolino da Belluno, da cui apprende tecniche pittoriche tradizionali. Negli anni ’80 e ’90 espone in Italia e all’estero:

New York (mostra sponsorizzata da Rai-Corporation e Ministero dei Beni Culturali, 1986)
Parigi (Istituto Italiano di Cultura, 1987)
Roma (San Michele a Ripa, 1989)
Boston, Monaco, Klagenfurt, Quirinale (varie personali e collettive)
Ha fondato l’associazione “Roma che scompare” (1985), dedicata alla tutela pittorica dei luoghi storici minacciati da trasformazioni urbanistiche. È inoltre socio dell’Associazione Romana Acquerellisti e dei “100 Pittori in via Margutta”.

La forza di Zingaretti sta nella continuità: per oltre quarant’anni ha costruito un archivio visivo della città, fedele ma non nostalgico, capace di restituire un’identità urbana che rischia di dissolversi. La sua pittura è apprezzata per:

rigore tecnico nell’uso dell’acquerello;
sensibilità documentaria;
capacità evocativa;
equilibrio tra tradizione e interpretazione personale.
Non è un innovatore radicale, ma un custode: la sua opera ha valore come testimonianza e come gesto d’amore verso Roma e Venezia.

Alessandra Trotta (Giornalista e scrittrice)


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