L’angolo delle curiosità: Dante Alighieri

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Parlare di se stessi è lecito a due condizioni: quando si tratti di difendersi dall’infamia, e cioè dalla cattiva fama cui ci espongono le circostanze, o a fini di ammaestramento, allorché  risulti utili addurre la propria esperienza personale. (Dante, Convivio) 

Boccaccio racconta che a Firenze i fabbri ritmavano i versi della Divina Commedia battendo il martello sull’incudine, per dire quanto la conoscenza di Dante fosse sparsa presso tutti i ceti sociali.

La scrittrice Bianca Garavelli, recentemente scomparsa, è stata una delle voci più importanti della critica dantesca. Insieme a Maria Corti dell’Università di Pavia, ha curato un fortunato commento alle tre cantiche della Commedia, pubblicato in varie edizioni. Ha saputo con la sua opera avvicinare vari lettori a Dante. L’ultima sua fatica è stato il volume Dante, così lontano, così vicino pubblicato da Giunti. In questo testo ha saputo coniugare la profonda competenza scientifica e una comunicazione piacevole e affabile.

Dante è stato un coetaneo, un concittadino e un amico di Giotto che alla pari del sommo poeta fiorentino creò la lingua italiana in pittura. Pur operando in settori e con intenti diversi, ambedue sono stati i due grandi pilastri di una nuova cultura, consapevole delle proprie radici storiche latine. La loro intensa e profonda attività letteraria e artistica ha il valore di una sintesi di grandi esperienze culturali. Da una parte l’opera di Dante ha avuto una struttura dottrinale e teologica modellata sul pensiero filosofico e teologico di san Tommaso d’Aquino, mentre l’attività pittorica di Giotto si è strutturata tenendo conto della vita religiosa del Duecento, in particolare rappresentata dal pensiero e dall’azione di san Francesco.

Nella Divina Commedia Dante racconta il viaggio dall’ombra più cupa alla luce assoluta di Dio che non si spegne mai. Per molti aspetti il viaggio del sommo poeta rappresenta una rinascita, costituita dal cammino dell’anima verso la sua purezza originaria. Dante ci induce a riflettere sul nostro destino umano.

Dante nel Purgatorio, la cantica più affettiva del poema, compie sempre insieme con Virgilio, il cammino verso la purificazione insieme alle anime che incontra e in questo modo fa i conti con se stesso, con i propri fantasmi interiori che ha affrontato e dovrà affrontare al ritorno alla vita terrena.

L’espressione Belpaese è stata inventata da Dante che fin dal primo canto parla dell’Italia dandoci non soltanto una lingua, ma soprattutto un’idea di noi stessi. Per il grande poeta toscano l’Italia non era uno Stato, ma un’idea, un patrimonio di cultura e di bellezza. Inoltre per Dante l’Italia aveva una missione: conciliare la classicità con la cristianità, la Roma dei Cesari con la Roma dei Papi.

Fra le numerose donne presenti nel capolavoro dantesco sono da ricordare oltre a Beatrice, che scende nell’Inferno per chiedere a Virgilio di assistere Dante nel viaggio ultraterreno, anche Lucia, la santa protettrice della vista, perché da ragazzo il poeta aveva avuto una malattia agli occhi e per questo motivo era molto devoto.

 

 

 


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