Perdere amici

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… Sentire l’odore di un campo appena arato…L’amore per la natura, per il paesaggio, arriva alla testa, riempie il cuore. (Claudio Di Palma)

          Negli ultimi mesi e giorni di quest’anno la perdita di carissimi amici è diventata un evento che si è ripetuto più volte. In questi tristi e laceranti momenti si avverte che qualcosa si è strappato irrimediabilmente dal nostro tessuto esistenziale. Rami importanti dell’albero della nostra vita si sono staccati.

Qualcuno ci ricorda che questa è la vita “normale” di ogni essere umano che si dovrà accettare e continuare per andare avanti con rassegnazione e con la voglia di raggiungere altre mete. Certamente è, e sarà così, ma il “fardello” della vita appare sempre più pesante, privo di sostegni dovuti alla forza degli amici. Ho sempre pensato che gli amici veri, autentici, che si possono contare «sulle dita delle mani di una pirata mozzo», sono pochi e i loro nomi si scrivono con la lettera maiuscola.

Non posso dimenticare che Gesù, per l’affetto che nutriva per il suo caro amico Lazzaro, ha pianto. Gli amici cari sono parte essenziale della nostra vita, sono compagni di strada con i quali abbiamo condiviso in periodi diversi (infanzia, adolescenza, gioventù, età matura e vecchiaia) sogni, speranze, illusioni, delusioni, gioie, momenti di esaltazioni, ansie, progetti predisposti di comune accordo e traguardi da raggiungere insieme. Quante discussioni e confronti abbiamo vissuto, quanta strada, superando dissapori, ostacoli e difficoltà abbiamo superato.

Silverio, Alberto, Claudio (in ordine temporale) non ci sono più, almeno fisicamente, ma sono presenti e rimarranno per sempre nella mia mente e nel mio cuore. Le loro parole, i loro limpidi gesti, i loro segreti, i loro “insegnamenti” rimarranno per sempre dentro di me.                                                                                                             Alla notizia dell’ultima scomparsa, quella di Claudio, un vortice di ricordi mi ha assalito, un inarrestabile flusso di memorie ha invaso il mio animo turbandomi. Sensazioni, sapori, profumi, canzoni, emozioni, sentimenti, ideali abbiamo vissuto e coltivato insieme con lealtà, con spirito di sincera e affettuosa amicizia.

Quanti incontri e serrati confronti, diurni e notturni, abbiamo avuto durante il periodo della nostra crescita e formazione culturale, politica e spirituale, sempre all’insegna del rispetto reciproco, della stima e dell’aiuto incondizionato soprattutto nei momenti di difficoltà, di svolta e di scelte importanti.                                                                         La nostra amicizia si è costruita su solide basi, su forti e indissolubili legami, ha offerto sempre ad entrambi appoggi ben saldi; è stata un porto di sicurezza, dove eravamo rassicurati di trovare, calore, “carezze”, comprensione e disponibilità incondizionata.

Viaggi (Praga, Parigi, Roma ecc.), scoperte di momenti e luoghi di bellezza (albe, pomeriggi, passeggiate silenziose, tramonti, allegre serate, notti piene di stelle) e amicizie coltivate insieme sono stati periodi vissuti in una comunanza di idee, di problemi, di orizzonti, di sfide, di avversità e di mete da raggiungere.

L’amicizia fraterna con Claudio, coltivata amorevolmente nel tempo, mi ha aiutato a scoprire quale immenso valore avesse la diversità, quale ricchezza umana ci fosse tra due amici differenti nel carattere, nell’essere l’uno razionale e sistematico e l’altro estroso e creativo, nel diverso approccio alla vita, nella reciprocità fatta di rispetto, di ammirazione verso le doti personali di ognuno, di accettazione scambievole dei limiti, dei difetti, di incoraggiamenti e sostegni contraccambiati con generosità, disinteresse e sincero altruismo.                                                                                                                       La sua capacità di ascolto profondo, di sospensione “metodica” del giudizio, della ricerca continua di comprendere situazioni, stati d’animo dell’amico, magari nei momenti di difficoltà, di sbandamento “esistenziale”, è la maggiore eredità lasciatami da Claudio.

Nella sua saggezza “antica”, costruita nel contatto silenzioso e appartato con la natura fatta di erbe, di foglie, di arbusti e di alberi fioriti, di frescura delle acque fluviali dell’Amaseno, di contatto con le mucche e bufale libere al pascolo, con i silenzi ricolmi di fantasticherie, di immaginazioni e di pensieri liberi e creativi, mi appare in questo particolare momento di malinconia il volto sereno di Claudio.

Il periodo adolescenziale, durante il quale Claudio si è nutrito di silenzio e solitudine, di riflessione e meditazione, è stato per lui una preziosa scuola, una palestra di allenamento e una fase di incubazione, foriera di iniziative bizzarre, stravaganti come la comunicazione sociale in ambienti naturali, come “animare” colline, poggi, montagne, attraverso gli strumenti offerti dalla natura stessa, fiori, erbe, fieno, arbusti, rami verdi ecc.

Ricordo che una delle idee più “rivoluzionarie”, realizzate in un angolo della Parigi di qualche anno fa, fu la sua mostra variopinta dei lavori artigianali costruiti con fili di lana e di cotone da amici, vicini e lontani, da donne sconosciute e anonime, perché l’arte comunitaria fosse il risultato di attività svolte collegialmente, con un assemblamento, frutto di una intelligenza collettiva.

Claudio era una mente libera, pensante, un solitario “militante” che intendeva proporre ad altri in maniera sommessa, e non urlata, la sua visione del mondo, il suo sguardo sulla società e sulla comunità per la quale offriva con gratuità il suo originale contributo di analisi e di lettura critica del mondo contemporaneo.

Ciao Claudio. Grazie per aver vissuto con te una amicizia “alta” e “profonda”; continueremo a confrontarci e a dialogare con affetto e stima reciproca, a distanza e in profondità, tra le belle “nuvole” impalpabili, che oggi sicuramente ti hanno accolto nel tuo nuovo e misterioso “universo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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