OPERAZIONE “GERIONE” – SEQUESTRO ANTIMAFIA DI BENI, SOCIETÀ
E DISPONIBILITÀ FINANZIARIE PER OLTRE 10 MILIONI DI EURO
I Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina in collaborazione con il
Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata – sotto il coordinamento della
Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno eseguito un
provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, con il
quale è stata disposta l’applicazione della misura di prevenzione del sequestro in relazione
all’ingente patrimonio – costituito da imprese commerciali, beni immobili e disponibilità
finanziarie – riconducibile a Sergio Gangemi 45 anni,di Reggio Calabria, operante principalmente nel
settore dell’edilizia immobiliare e del commercio di prodotti elettronici.
I beni sottoposti a vincolo (n. 53 immobili, tra appartamenti e terreni, n. 1 opificio industriale,
n. 5 autoveicoli, n. 1 imbarcazione, conti correnti, quote societarie e l’intero compendio
aziendale di n. 10 società) nelle province di Roma, Milano, Reggio Calabria e Latina, sono
risultati, a vario titolo, nella disponibilità del proposto, da anni residente in provincia di Latina
e gravato, a partire dagli anni ‘90, da plurimi precedenti penali e numerose sentenze
definitive di condanna per reati contro il patrimonio, di bancarotta fraudolenta ed evasione
fiscale.
Le attività investigative condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Latina hanno
consentito di accertare il rilevante spessore criminale del soggetto, identificandolo quale
appartenente ad una famiglia vicina a note cosche malavitose facenti parte
dell’organizzazione criminale calabrese della ‘ndrangheta, nonché la sua raffinata e
pervicace capacità delinquenziale, testimoniata dalle attività di riciclaggio dei capitali illeciti
dallo stesso poste in essere mediante la creazione di numerose società, anche all’estero,
intestate a prestanomi.
Da ultimo, il predetto S.G. nel 2018 è stato tratto in arresto, unitamente ad altri tre soggetti,
in quanto ritenuto responsabile di tentato omicidio (commesso ai danni di due imprenditori
romani con l’utilizzo di bombe a mano e fucili automatici tipo kalashnikov), estorsione e
usura, reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso.
Gli approfondimenti patrimoniali, condotti con il continuo supporto operativo del Servizio Centrale
Investigazione Criminalità Organizzata, hanno permesso, mediante l’interrogazione
massiva delle banche dati in uso al Corpo, l’esame di copiosa documentazione bancaria e
lo sviluppo di segnalazioni per operazioni sospette di elaborare schede globali molecola
afferenti l’accumulazione illecita di un ingente patrimonio. Il proposto, infatti, poteva disporre,
direttamente o indirettamente, di un compendio di beni il cui valore è risultato decisamente
sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Le tesi investigative trovavano, inoltre, ampio e pieno riscontro nelle dichiarazioni rese da
taluni collaboratori di giustizia i quali confermavano che Gangemi, al fine di tenere sotto traccia i
propri affari, si avvaleva di prestanomi incensurati apparentemente operanti nella legalità.
Il provvedimento ablativo costituisce l’epilogo di complesse indagini economico-patrimoniali
condotte, ai sensi del cd. “Codice Antimafia”, e si fonda sul riconoscimento, a carico del
proposto, di una qualificata e permanente pericolosità sociale che si è manifestata con gravi
episodi delittuosi commessi anche nel periodo in cui il medesimo era sottoposto alla misura
di prevenzione della sorveglianza speciale.
L’odierna attività̀ rappresenta un’ulteriore azione della Guardia di Finanza a contrasto dei
patrimoni illecitamente accumulati dalle organizzazioni criminali le quali, operando al di fuori
della legge, inquinano il mercato danneggiando l’economia legale e gli imprenditori onesti.






















