Ci ha lasciato Aldo Bigolin, il Mago del calcio a Borgo Montello. Il ricordo di Orlando Lucchetta

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Ci ha lasciato Aldo Bigolin detto Mago, per le sue doti di allenatore di calcio, un piccolo Helenio Herrera di Borgo Montello.
Mago crea ben presto un gruppo di ragazzi che poi si scioglieranno come la neve al sole alle prime difficoltà, è sempre stato questo il problema dei giovani del borgo. Mago viene dall’esperienza della Manifatture del Circeo. La squadra è buona e decisa, parte lanciata,
arriva ad avere sette punti di vantaggio sulle Ferriere di Bepi Pellegrini e sulla Virtus Cisterna, ma nel finale di campionato crolla. Per Mago è uno smacco troppo duro da digerire, il Ferriere – quattro gatti, due galline e una ciminiera – supera il Montello sul filo di lana. Mago è stato per tantissimi anni l’anima del borgo. Lo so che questo è un giudizio di parte, troppo l’affetto che mi lega ha lui.
Aldo ha sempre fatto le cose diverse, i bambini andavano in canonica, lui al bar. Gli altri andavano militari semplici, lui paracadutista a Pisa e Livorno. Lì si era fatto un’amica, una signora della lavanderia, lavorava proprio di fronte alla caserma. Gli voleva bene, gli dava anche qualche soldo. Capisce la vita e la pasta del mondo. E forse comincianoanche i suoi rimpianti.
Voleva rischiare per il gusto di essere diverso. Aldo diventa agricoltore ma poteva fare benissimo qualsiasi altra cosa, essendo vivace ed estroverso, curioso e a volte anche geniale. Da giovane si è divertito molto. I suoi amici inseparabili erano Palletta e Valentino Baccini. E’ conosciuto e conosce molte persone, gira per Roma come le tasche dei suoi pantaloni, tutti gli vogliono bene. E’ molto generoso dà e riceve. Ha giocato a pallone, era un mediano arcigno e grintoso, era sempre l’ultimo a mollare, poi si è messo a correre in bicicletta, spesso vinceva, soprattutto nelle volate ristrette. Poi la passione per il gioco delle bocce come tutti i veneti purosangue. Mago è stato molto male. L’estate del duemila per lui è stata la fine di una persona e l’inizio di un’altra. Ha subito tre infarti, è stato operato al cuore, gli sono stati immessi quattro by pass, diventa più sereno e rilassato, calmo e riflessivo. Sa di essere una persona che si deve riguardare, sa che ha salvato la sua “pellaccia” grazie alla intelligenza che non è mai mancata. Quando ha capito che il fumo era deleterio ha smesso, non ha mai bevuto alcolici, solo qualche bicchiere di vino in compagnia, per questo si è salvato. Nonostante quattro by pass, ancora a lottare su un campo di bocce come un ragazzino. Arriva il diabete, una gamba amputata, esce pochissimo. Qualche volta, capita di vederlo al Circolo del borgo a giocare a carte. E’ sempre triste. Ciao Aldo!
Orlando Lucchetta


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Paolo Iannuccelli
Paolo Iannuccelli è nato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, il 2 ottobre 1953, risiede a Nettuno, dopo aver vissuto per oltre cinquant'anni a Latina. Attualmente si occupa di editoria, comunicazione e sport. Una parte fondamentale e importante della sua vita è dedicata allo sport, nelle vesti di atleta, allenatore, dirigente, giornalista, organizzatore, promoter, consulente, nella pallacanestro. In carriera ha vinto sette campionati da coach, sette da presidente. Ha svolto attività di volontariato in strutture ospitanti persone in difficoltà, cercando di aiutare sempre deboli e oppressi. É membro del Panathlon Club International, del Lions Club Terre Pontine e della Unione Nazionale Veterani dello Sport. Nel basket è stato allievo di Asa Nikolic, il più grande allenatore europeo di tutti i tempi. Nel giornalismo sportivo è stato seguito da Aldo Giordani, storico telecronista Rai, fondatore e direttore della rivista Superbasket. Attualmente è presidente della Associazione Basket Latina 1968. Ha collaborato con testate giornalistiche locali e nazionali, pubblicato libri tecnici di basket e di storia, costumi e tradizioni locali Ama profondamente Latina e Ponza, la patria del cuore.