Crisi Automotive e Sviluppo Industriale : Il Lazio si muove tra Torino e Cassino per il futuro dell’auto

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Il futuro del settore automotive in Italia si gioca su un asse geopolitico e industriale sempre più serrato, che collega idealmente i palazzi della politica romana, i centri decisionali di Torino e le linee produttive, oggi in forte sofferenza, dello stabilimento Stellantis di Cassino (Piedimonte San Germano).

In un contesto contrassegnato da incertezze macroeconomiche, rallentamenti sulla transizione elettrica e il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, la Regione Lazio ha deciso di accelerare i tempi.

La vicepresidente e assessore allo Sviluppo Economico, Roberta Angelilli, ha delineato la strategia della giunta guidata da Francesco Rocca: un’offensiva istituzionale che prevede, da un lato, l’attivazione di un imminente tavolo di confronto a Torino direttamente con i vertici del Gruppo Stellantis e, dall’altro, il mantenimento della massima allerta sul sito di Cassino, considerato un asset imprescindibile non solo per l’economia laziale, ma per l’intera filiera manifatturiera italiana.

L’annuncio di un tavolo tecnico e istituzionale a Torino rappresenta un cambio di passo metodologico. L’obiettivo della Regione Lazio non è più soltanto quello di subire o commentare i piani industriali presentati a livello centrale o parigino, ma di portare le istanze territoriali direttamente nel cuore storico e operativo dell’auto italiana.

“È fondamentale un’interlocuzione diretta, costante e trasparente con Stellantis”, ha spiegato Roberta Angelilli. “Il tavolo a Torino servirà a definire con chiarezza cronoprogrammi, investimenti reali e garanzie occupazionali. Non possiamo permetterci zone d’ombra.”

Il tavolo piemontese mira a mettere a confronto le Regioni della cosiddetta “filiera dell’auto” con il management del Gruppo. Sul piatto ci sono i nodi strutturali che frenano la competitività del comparto in Italia:

I costi energetici, nettamente superiori alla media europea.
La saturazione degli impianti, con l’obiettivo (dichiarato dall’AD Antonio Filosa nelle recenti audizioni parlamentari) di riportare l’utilizzo delle fabbriche all’80% entro il 2030.
La neutralità tecnologica, per permettere una transizione sostenibile che non escluda a priori soluzioni ecologiche alternative al solo elettrico puro.
La delegazione laziale porterà a Torino un pacchetto di richieste chiare, forte anche della recente firma della Dichiarazione di Bilbao in sede europea (l’Alleanza delle Regioni Automotive), volta a istituire un Fondo europeo straordinario per l’automotive e a pretendere una drastica semplificazione burocratica per le imprese della componentistica.

Se Torino rappresenta il fulcro della strategia negoziale, Cassino Plant è l’emergenza quotidiana che richiede la massima e assoluta attenzione. Lo stabilimento di Piedimonte San Germano, un tempo fiore all’occhiello della produzione premium (Alfa Romeo e Maserati), sta attraversando una fase critica di transizione. I sindacati denunciano da mesi un forte sottoutilizzo della capacità produttiva complessiva, con picchi di cassa integrazione che colpiscono duramente i circa duemila dipendenti diretti e le migliaia di lavoratori dell’indotto locale.

Le rassicurazioni arrivate dai vertici del Gruppo – che hanno confermato la centralità della piattaforma STLA Large(l’architettura flessibile e innovativa destinata ai modelli di segmento superiore del Gruppo) e la permanenza della produzione della Maserati Grecale almeno fino al 2029 – sono considerate dalla Regione un punto di partenza positivo, ma non ancora sufficiente a garantire la totale tenuta occupazionale nel lungo periodo.

La preoccupazione della Giunta Regionale è rivolta in particolar modo alla vasta rete di aziende della componentistica, della logistica e dei servizi che ruota attorno al Cassinate. Se la grande fabbrica soffre, le piccole e medie imprese della filiera rischiano il collasso strutturale. Per questa ragione, parallelamente ai tavoli nazionali, la Pisana ha già attivato un tavolo tecnico regionale permanente con le parti sociali e le associazioni datoriali.

L’impegno del Lazio si sta traducendo in misure tangibili:

Ammortizzatori sociali dedicati: Richiesta formale al Ministero del Lavoro per attivare tutele e deroghe specifiche per l’area di crisi di Cassino, estese a tutto l’indotto.
Fondi anti-desertificazione: Lo stanziamento straordinario di risorse regionali (circa 2 milioni di euro iniziali) per contrastare l’impoverimento industriale del territorio e sostenere la riqualificazione delle competenze dei lavoratori (reskilling).
Pressione sugli incentivi nazionali: Sostegno ai piani governativi per il rifinanziamento della filiera nella rimodulazione delle risorse destinate alla transizione ecologica.
La crisi dell’automotive non è una questione puramente laziale o italiana, ma una sfida di portata continentale di fronte alla concorrenza asiatica e alle scadenze europee sul Green Deal. Tuttavia, la ricetta proposta da Roberta Angelilli dimostra che la risposta deve essere radicata nei territori.

Il binomio operativo che vede la Regione Lazio impegnata a monitorare Cassino e a contrattare a Torino definisce una nuova postura istituzionale: meno assistenzialismo e più programmazione. Nei prossimi mesi, con la definizione delle nuove assegnazioni di modelli e il monitoraggio degli impegni di Stellantis, si capirà se l’automotive italiano saprà difendere la sua storia e, soprattutto, garantire il suo futuro. La Regione Lazio ha chiarito che non farà un solo passo indietro.

Alessandra Trotta (Giornalista e scrittrice)


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