Ero Blasfemo, un persecutore e un violento Biografia di Paolo di Gianfranco Ravasi
Se non esiste una risurrezione di morti, allora nemmeno Cristo è risuscitato! Se Cristo non è risorto, vuota è la nostra predicazione e vuota è anche la nostra fede. San Paolo, Lettera ai Corinzi (I, 15,14)
Nel saggio Ero blasfemo, un persecutore, un violento (Raffaello Cortina editore) con sapiente chiarezza e abilità narrativa, Gianfranco Ravasi, biblista ed ebraista, maestro di spiritualità, interprete e appassionato cultore dell’imponente Epistolario paolino, ricostruisce la biografia di san Paolo, Apostolo delle Genti.
L’autore, fine esegeta delle Sacre Scritture, con il suo impressionante impegno teologico e culturale, guida i suoi lettori in un coinvolgente e arduo itinerario suggestivo e originale. Il libro con precisione storica segue un arco cronologico e tematico chiaro, strutturato in otto capitoli.
Il racconto colto e rigoroso della biografia di Saulo, zelante persecutore di origine ebraica, e di Paolo il cristiano, di una vita iniziata a Tarso, capitale della Cilicia, e conclusa con il martirio a Roma, è scritto con leggerezza ed equilibrio tra una appassionata narrazione e una acuta analisi.
Come una grande avventura teologica di uno dei capisaldi della cultura occidentale, il saggio di Ravasi è un libro che può parlare a pubblici diversi: allo specialista regala un quadro aggiornato; al lettore curioso consegna una storia umana avvincente. L’insieme spiega perché san Paolo continua ad interrogarci.
Il ritratto del protagonista del libro, nella narrazione dell’evangelista Luca, ha inizio con la celebre “cristofania” sulla strada di Damasco, dove il fariseo Saulo, nemico accanito dei cristiani ed ebreo ellenizzato, viene, secondo il racconto lucano degli Atti degli apostoli, «afferrato, ghermito, conquistato, impugnato». Si tratta di una folgorazione che lo fa incespicare e cadere a terra, non da cavallo, come le celebri iconografie di Michelangelo e di Caravaggio hanno rappresentato. Saulo, colpito da una luce epifanica e da una voce misteriosa soprannaturale («Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?»), viene soccorso da Anania e rimane cieco per alcuni giorni .
L’ebreo Paolo, rigorista e assai esigente, fu considerato da Antonio Gramsci come «il Lenin del cristianesimo», l’ideologo, il freddo ma acuto teorico di una nuova istituzione religiosa. Figlio brillante del suo nativo giudaismo della diaspora, ebreo della stirpe di Israele, della tribù di Beniamino, cittadino romano riconosciuto per la sua cultura, Paolo fu un combattente cosmopolita illuminato che incontrò Cristo e fu prediletto da Dio che «si degnò di rivelargli il Figlio» per annunciarlo alle genti.
Gianfranco Ravasi, nelle pagine calde di forte intensità teologica, ricostruisce la trama della biografia di Paolo con ricchezza di dettagli, con profondità di analisi e di pensiero; traccia il ritratto del personaggio ben collocandolo nell’ambiente storico e culturale dell’epoca in cui visse.
La vita tumultuosa e drammatica di Paolo fu un’avventura vissuta tra prigione, naufragi, rischi, timori, fughe, pericoli di morte e sofferenze di ogni genere. L’evento principale della sua vita fu certamente la conversione/vocazione grazie alla quale diventò un appassionato missionario cristiano.
Per ricostruire la trama dell’esistenza dell’apostolo Paolo, “uomo giusto”, Ravasi si riferisce all’epistolario paolino, composto da 13 Lettere, 2446 termini, iniziando dalle prime rivolte alle comunità cristiane di Tessalonica (Salonicco) e Corinto, città greche importanti nell’attività missionaria dell’apostolo. I diversi temi, affrontati e rivolti ai fratelli ebrei e ai pagani, riguardano l’amore fraterno, il mistero della morte e risurrezione, la parousía, la venuta ultima di Gesù come salvatore e liberatore dal male e dalla morte, a conferma della storia.
Una delle pagine più affascinanti e celebrate delle Lettere di Paolo è l’inno all’amore cristiano, inteso sia come eros che come agape. Tutta la teologia di Paolo è centrata sulla grazia divina (chàris) salvifica e sulla risurrezione di Cristo. Il nucleo vitale della sua predicazione è il kérygma, l’ annuncio di Cristo risorto.
Alla radice della fede, del Vangelo e del messaggio missionario di Paolo, Ravasi pone le Lettere, ritenute classiche, ai Galati (Magna Charta del cristianesimo evangelico), ai Filippesi e ai Romani (capolavoro teologico e principale brano del Nuovo Testamento) che sono alla base di tutta la teologia cristiana. L’apostolo in questi scritti offre una testimonianza della sua vis polemica e della sua visione teologica.
Il nucleo radicale della Lettera ai Romani (scritta a Corinto tra il 55 e il 58 d.C.), è compendio della celebre dottrina cristiana della «giustificazione per la fede», perché «l’uomo non è giustificato dalle opere della Legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo».
Nel viaggio testuale dell’epistolario paolino, l’autore si sofferma, attraverso una accurata analisi esegetica, anche sulle Lettere (la Seconda Lettera ai Tessalonicesi, le Lettere ai Colossesi e agli Efesini e le due, dette Pastorali) scritte in carcere alla fine della vita, a Timoteo e a Tito, collaboratori, discepoli, amici e fratelli dell’apostolo, dove si possono notare rilevanti e sorprendenti variazioni di vocabolario, frasi e termini nuovi, di stile diverso e talvolta ridondante e reiterato, e temi originali.
L’epistolario paolino, composto di sette lettere di prima mano e altre sei derivanti da lui, può essere considerato come un autoritratto dell’apostolo che rimanda a vicende ed esperienze personali e si chiude con un bellissimo intenso testamento dove teologia e morale, riflessione e azione, dogmatica e pastorale si richiamano e si fondono.
Nel leggere il testo di Ravasi si prova un grande piacere per l’eleganza e la leggerezza espositiva, per lo stile sobrio ed equilibrato nell’argomentare le tematiche spirituali, teologiche affrontate nel volume.
Con la forza della sua scrittura diretta e incisiva, con il suo stile rigoroso, specchio del suo temperamento emotivo e della sua mente straordinariamente lucida e creativa, Paolo viene descritto, attraverso un’ampia narrazione autobiografica, auto-elogiativa e auto-glorificativa, e si propone come exemplum, come modello di riferimento morale ed esistenziale, come emblema che incarna scelte e valor da imitare.
Nel suo testo autobiografico di natura storica, Paolo con la sua forte personalità multiforme si pone come blasfemo, persecutore e violento ma anche come esempio di “convertito” che dall’abisso della perversione passa alla luce della redenzione, da persecutore ad apostolo di Cristo, «fondatore del nuovo popolo di Dio».
Ravasi nelle ultime pagine del saggio – ha scritto il teologo Enzo Bianchi – «riesce a far dialogare i testi biblici delle Lettere con la letteratura di ogni epoca insieme alle opere dei grandi artisti, e accompagna per mano il lettore all’attualità di quello che per il cristianesimo non è uno degli apostoli ma l’Apostolo per eccellenza».
Ero un blasfemo, un persecutore e un violento è un saggio lucido e penetrante, documentatissimo e prezioso, che rivela la ricchezza e la complessità della biografia storica e soprattutto intellettuale di Paolo. Un libro che è un’autentica miniera che offre numerosi spunti su cui ogni lettore può a lungo riflettere e meditare.
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